Cronaca
1°
E’ deciso. Ci vediamo.
Abbiamo passato ore a parlarne, adesso sappiamo dove, come quando: a Genova, un
fine settimana spensierato, domani.
Sono molto eccitata
all’idea, è sera e mi rendo conto mentre metto tre cose nella valigetta grigia
che sto aspettando questo momento da un po’. Non mi servirà molto, un cambio di
biancheria, una maglietta e un altro paio di jeans nel caso avessi voglia di
metterli. Non mi vestirò come ho pensato, vedrebbe di me un qualcosa che non è
immediato nella mia personalità, qualcosa che riserverò ad un altro momento se
il caso gli darà modo di arrivare. Domani sarò come sono sempre, che mi vado
bene e non ho voglia di pensare troppo a queste cose.
Ho fatto il biglietto, ho
aspettato il treno per più di un’ora. Ho tempo e non mi annoio seduta sulla
panchina, marciapiede del binario due, leggo un po’, fumo dopo un caffè, ascolto
sorridendo l’annuncio dell’altoparlante e glielo dico con un messaggio: ritardo
di mezz’ora… annamo bbene…
E’ ottobre da poco, la
giornata è bella, tiepida, quasi calda. Salgo finalmente sul treno gremito di
gente e viaggio giocoforza in piedi. Non mi importa. Non mi importa
proprio.
Arrivo a Genova e le porte
si aprono. Lui è lì davanti, lo vedo che ancora sono sul treno, vedo che mi
cerca con lo sguardo ma è solo un attimo perché scendo, sono subito qui.
Ciao!
Ci salutiamo e ci
incamminiamo. Mi guardo intorno, sono decisamente emozionata ma tranquilla. Non
so cosa succederà ma sono tranquilla. Su questo ci rifletterò poi, ora
no.
Gli dico del mio viaggio in
piedi in trenta centimetri quadrati, accenna a prendermi la valigetta e mi
rifiuto… Non sono abituata a questi gesti e mi chiedo se sia poco femminile non
averglielo lasciato fare… Mah..
Lascio il bagaglio nella
sua macchina e ci avventuriamo dentro Genova.
Sono venuta qui
precedentemente solo un paio di volte credo, Genova non mi ha mai incuriosito.
Sarà per via di quelle costruzioni orribili che si vedono passando per
l’autostrada o dal treno: complessi di case popolari come alveari aggrappati al
monte, esempio della peggior architettura anni ’70, finestre come oblò, case che
sembrano navi. O forse è per via di quella cantilena nel parlare che la Liguria
impone ai suoi abitanti.. Insomma non so bene perché, non sempre che n’è uno per
ogni cosa ma Genova non mi piace.
Adesso però ci stiamo
camminando dentro e vedo una città che non conosco. Lui è sicuro di se, sa dove
andare, mi lascio guidare, non penso a nulla.
Mangiamo qualcosa: "Non
conosci la Recco?" "No, non la conosco". E’ buona, la mangiamo seduti al sole
davanti al porto. "E’ buona davvero, sai?"
Siamo ancora dentro le
strade e ci troviamo davanti ad un bel palazzo. C’è una mostra, entriamo. "Dai
andiamo a vedere, guarda che bella fontana!" C’è una scultura, una grande sedia,
molto grande. Stanno allestendo la disposizione delle opere d’arte moderna: mi
piace non sempre capisco cosa voglia trasmettere e anche questo mi
piace.
Saliamo su per le scale del
palazzo, non so bene cosa stiamo guardando.
Giriamo per le sale, ci
avviciniamo ad una finestra che da su un bel giardino e guardiamo giù. Lui è
molto vicino e adesso mi accarezza prima sulle braccia poi su un fianco. E ora?
Non so cosa fare, sono tesa e mi sposto, mi dirigo verso un’altra stanza quasi
mi precipito, sorrido comunque di me nonostante la tensione. Mi giro e lui non
c’è. Torno indietro e lo vedo che sta leggendo qualcosa da un libro tenuto su un
leggìo… o è una targa? Cosa è? Non lo so mi avvicino e lo guardo. Occhi grigi…
ma cosa avevo visto io??
Ci guardiamo ancora,
avvicina le labbra al mio viso. Ci stiamo baciando.
Mi piace il suo bacio, come
tiene le labbra, il movimento che fanno le nostre bocche una sull’altra, una
nell’altra.
Entra qualcuno e ce ne
andiamo. Non mi ero accorta veramente; lui si è scostato da me e ho capito che
non eravamo più soli. Mi scappa da ridere, non avrei voluto smettere.
Di nuovo in strada. Genova
è arte per strada in questi giorni e camminaimo per un po’. Entriamo in un
chiostro, c’è una mostra anche qui, facciamo un giro e ci baciamo ancora. Ok ok,
non era un bacio casto, ok. Ma quel prete poteva pure non guardarci però! Ci
riprende ad alta voce!! Noi e i nostri 15 anni fuggiamo da quel posto.
Lentamente ma ne fuggiamo.
E’ qui che smetto di avere
voglia di stare in strada. Voglio entrare in qualche posto dove ci sia una porta
da chiudere. Entrarci con lui e lasciare fuori Genova.
Senza dircelo cominicamo a
tornare, ci fermiamo ancora: la piazza con la fontana e i giochi d’acqua. "Tre
minuti ok? Ci fermiamo tre minuti non di più." In realtà ben otto…
Continuiamo a tornare, non
la smettiamo più fino alla macchina. Lui guida e io lo guardo, chiaccheriamo non
so di cosa: il senso dell’orientamento, Arenzano e la comunità montana a picco
sul mare. Il mare… sì.. il mare…
Ci danno la camera, l’hotel
è molto bello. Lui l’ha scelto, è bello davvero: un lampadario enorme di
cristalli, le guide rosse.
Dentro! Finalmente. La
nostra stanza è piccola e accogliente, affacciata sulla strada e sul mare.
Tendaggi, copriletto damascato, colori dell’oro grezzo non lucidato, a fianco
sul lato destro del letto c’è l’armadio, le sue ante sono due
specchi.
Lui entra in bagno, io mi
sdraio sul letto, tolgo le scarpe, accendo la TV. Lo desidero così tanto che non
riesco a prestare attenzione a nient’altro. Esce dal bagno, gli dico qualcosa su
ciò che sta passando in televisione.
Viene sul letto, si mette
vicino. Ci diamo la bocca, ci baciamo piano, dolcemente. Ti voglio, ti voglio
tanto.
I vestiti volano, rimango
con gli slip il reggiseno e le autoreggenti. Lui ha i pantaloni e mi accarezza
il corpo. Poi si stende su di me. Finalmente sono nelle sue mani, finalmente!
Non più quella finestra della chat dove siamo stringhe pensanti ma un luogo
fisico, un letto su cui scoprirci, due corpi che si respirano addosso.
Finalmente.
Mi abbraccia stretto e mi
bacia, sento il suo peso addosso e mi muovo sotto di lui naturalmente e senza
una precisa intenzione di farlo. Mi toglie il reggiseno adesso e la sua bocca
corre sul mio seno, mi bacia, apre le labbra e mi accoglie sulla sua lingua. Mi
lecca e mi morde i capezzoli piano e poi con forza. Stringo i denti e respiro.
Lo guardo mentre fa. Lo voglio nudo. Mi voglio nuda e finiamo di
spogliarci.
Mi bacia ancora a lungo, mi
sembra goloso del mio corpo, lo bacia lo lecca lo morde, mi sento bella sotto di
lui, non voglio chiudere gli occhi per non smettere di guardarlo.
Mi gira e mi sta addosso,
mi tiene con le mani e mi bacia la schiena, scende col viso sul mio culo sento
la sua bocca che si insinua. Mi allarga un po’ le gambe, con le mani mi tiene
larghe le natiche e la sua lingua mi cerca. Mi lecca con voglia il buco del
culo, è meraviglioso. Mi va che faccia tutto quello che vuole con me. Mi va che
faccia di me quello che crede.
Sono illanguidita e
passiva, assaporo ogni colpo di lingua abbandonata con la faccia nel cuscino.
Stiamo così per un tempo indefinito poi si sdraia sulla schiena. Il corpo nudo
si riflette nello specchio a fianco, lo guardo attraverso quello e mi chino
verso di lui. Ho voglia di averlo dentro la bocca. La mia mano lo accarezza
piano sotto le palle… un tocco irregolare, intensità non continua, accarezzo
quel punto che unisce lo scroto al suo culo, un nido di piacere; mi sto godendo
il momento, schiudo le labbra e gli bacio il cazzo lentamente. Comincio a
succhiarlo, dio come mi piace…. Gli do piccoli colpi con la lingua, sento il
sangue affluire rapido, muovo la bocca sulla cappella, disegno linee curve,
assecondo la sua tensione… Cresce nella mia bocca e affondo avida. Lo voglio,
voglio tutto.Ce l’ho fino in gola, lo sento spingere sulle pareti della gola e
continuo a succhiare. Geme, mugola e si muove. Dio mio come mi piace non smetto
più, giuro non smetto più…
Mi tira su per i capelli e
mi allontana. Sono fradicia, ho la fica bagnata, mi sbatte sul letto e mi sale
sopra, mi allarga le cosce senza tanti complimenti, mentre mi guarda in faccia;
appoggia il cazzo tra le mie gambe, cerca l’apertura ed ecco.. è dentro di me…
oh sì sì… Comincia a muoversi, non smetto di guardarlo nemmeno per un attimo,
vedo le sue anche che si muovono e spinge. Oh cazzo che bello! Lo sento dentro,
mi sento riempita, sua, lasciva e oscena. Continua a spingere..
Mi mette due dita in bocca
e me l’allarga, fruga dentro la bocca, cerca la mia saliva; si china su di me e
mi regala la sua… Saliva che fila dalle sue labbra alle mie e lo sento dentro il
ventre che spinge. Si tira su e gli vedo uno sguardo mai visto. Io ansimo, sono
lontana dall’orgasmo ma sto godendo di lui, del suo cazzo, della sua saliva, del
suo sguardo cattivo. Aumenta la frequenza delle spinte e l’intensità; mi guarda
ed è come una furia. Mi schiaffeggia ripetutamente sempre più forte…. Tre
quattro cinque schiaffi a mano aperta, cerca il mio collo con le mani e stringe
e mi scopa forte, forte… oddio sì… poi si china su di me e mi bacia con
violenza.
(N.d.r.: muoio dalla voglia
di toccarmi, non lo farò ma voglio che tu lo sappia).
Esce dal mio corpo adesso
veloce, strappandomi un sussulto mi gira sulla pancia e prende il mio culo a
piene mani. Lo accarezza, lo stropiccia, lo percorre con gli occhi e sento le
mani che si muovono febbrili; ad un tratto SCIAFFFFF.. uno schiaffo, la mano si
stacca… di nuovo SCIAFFF… e ancora e poi ancora e ancora. Si china e mi bacia il
culo dove ha appena colpito. E poi colpisce ancora.. Oddio…
Si alza, si mette in piedi
di fianco al letto e mi prende per i capelli, mi fa avvicinare.
Vieni qui, dice… Vieni
qui…
Ancora nella bocca e mi
dice: "Guardati, guarda nello specchio quanto sei troia…"
Lo succhio avidamente, mi
guardo mentre lo faccio e il mio piacere diventa incontenibile. Ho voglia di
godere, voglio eslodere e liberarmi di questa tensione.. continuo a
succhiare..
Si sottrae e mi spinge la
testa sotto, vuole che gli lecchi le palle, vuole essere succhiato tutto, prende
le palle tra le labbra e aspiro piano, gli massaggio i testicoli con la bocca,
gli accarezzo il culo intanto, vorrei penetrarlo: stuzzico con le dita la sua
apertura ma, deciso, mi blocca la mano e si rifiuta senza parole. Lo voglio ma
non insisto, non adesso perlomeno. Ma io lo voglio.
La mia bocca non si ferma
più, accolgo di nuovo il suo cazzo durissimo e ricomincio a
succhiarlo.
Sento che gli piace
sbattermi il cazzo in gola.. gli piace spingermi la testa e tenermela mentre il
suo cazzo è affondato fin nell’esofago, fino a che non mi manca il respiro e
affogo.
Lo desidero dentro di me
adesso, mi stacco da lui e lo guardo, gli dico: "Scopami, scopami subito.." Mi
guarda serio, occhi freddi e beffardi nei miei, la voce calma: "Continua a
succhiare…" e con la mano mi muove la testa verso il suo corpo. Non riesco a
dire quanto mi piaccia. Non so dirlo ma lo sento e succhio.
Decide poi di uscire da li,
mi muove e mi posiziona come meglio crede. A quattro zampe sul letto, lui è
dietro. Mi entra dentro e comincia a montarmi.
Mi sbatte, sento il rumore
dei colpi del suo ventre sul mio culo, giro la testa e lo vedo nello specchio.
Guardarlo fare quel movimento e sentirlo dilagare dentro di me è incredibile,
sento l’orgasmo che sale… Continua a spingere ma non è soddisfatto della
posizione; sfila il cazzo da dentro la mia fica e sempre tirandomi per i capelli
mi costringe a seguirlo dall’altro lato del letto: "Muoviti, cammina… vieni
qui.."
Adesso sono di fronte allo
specchio, perpendicolare, a quattro zampe sul letto lui in piedi rientra dentro
di me e mi alza la testa obbligandomi a guardare quello che sta facendo, come mi
sta usando.
Guardati troia,
guardati…
Pochi colpi e, come una
liberazione, finalmente vengo.
Lui continua, mi
schiaffeggia il culo mentre pompa, infila il suo dito dentro e schiaffeggia..
oddio mio.. basta… Continuo a guardarlo ed è bellissimo. Sono
sfinita.
Esce si sdraia sul letto.
Mi attira a se e mi abbraccia. Non è venuto lui… ci calmiamo.. ci baciamo.. E’
così bello stare qui. Non voglio andare più via.
Sono in uno stato di
abbandono totale. Non mi aspettavo da lui quello che ha appena fatto. Sì,
avevamo passato ore in chat a parlare e mi aveva detto alcune cose che gli erano
successe in passato, come si era sentito, scendendo nei particolari…: lo stupore
nello scoprire certe cose di se.. il fatto che non sapesse ancora bene se
accettare certe pulsioni, se rendersi conto di averne effettivamente gli
piacesse o no.
Discorsi fitti che mi
avevano regalato la sensazione di capirlo un po’: si era aperto con me e avevo
il piacevole sentore che per lui spiegarmi le cose era contemporaneamente anche
un modo, un tentativo di spiegarle a se stesso.
Ma ora io ci sono di fronte
a queste pulsioni. Adesso lui le sta vivendo su di me. Ed è il mio turno di
stupirmi di quanto mi piaccia essere qui a vivere le mie insieme a
lui.
Ci baciamo ancora sempre
con più foga, che buona la sua lingua, gli offro la bocca per lasciarlo giocare
con la mia..
S gira su di me e mi bacia
il corpo, tutto lo bacia e lo accarezza. Le mani mi solcano senza sosta. Scende
un po’ si abbassa e mi allarga le cosce. Adesso la sua lingua è lì, nel centro
di me; il mio clitoride è carne gonfia sulle sue labbra e mi lecca sapiente,
sento la lingua ruvida lappare, si sta bagnando il mento con i miei umori e lo
guardo. E’ così eccitante…
Continua, adoro che mi si
lecchi la fica e lui non smette, mi allarga le piccole labbra con le mani e mi
fa saettare la lingua sulla fessura. Oddio impazzisco adesso. Lo fa per un po’
poi torna al clitoride, mi succhia. Ogni tanto alza gli occhi e mi guarda.
Vederlo così’ dedito tra le mie cosce mi fa salire l’orgasmo. Non smettere, gli
dico, e muovo le mani sul letto, batto il ritmo che voglio, quello che sento
arrivare. Lui non smette, prende il clitoride tra le labbra e succhia, succhia
forte e in quel momento glielo dico: "Vengo, sto venendo… Andrea.. Andrea..". Lo
chiamo piano per nome, non lo faccio mai. Non so se mi sente, sono persa nel mio
piacere.
Mi bacia ancora un po’ e
poi si sdraia di nuovo di fianco a me; tiene gli occhi chiusi, lo abbraccio
riconoscente… "E’ bellissimo". Lo penso, non mi rendo conto se lo dico o
no..
Stiamo così per un po’, lui
non è ancora venuto… Ci penso e ho voglia di vederlo godere.
Lo succhio ancora, stimolo
con la lingua la sua erezione, lo faccio piano, sono un po’ stanca e mi muovo
lenta. Gli piace, lo sento… lo vedo da come reagisce: il suo cazzo si indurisce,
lo tengo con una mano e lo muovo su e giù e intanto lo lecco con la punta della
lingua e poi a lingua piatta. Ho le labbra bagnate della mia saliva e di qualche
goccia di sperma. Ne sento il sapore salino, buono. Non smetto, lo
guardo.
Dio come mi piace guardarlo
mentre lo succhio… lui è a occhi chiusi e ogni tanto li apre per vedermi…. Dio
come mi piace cazzo!
Adesso è pronto, mi sposta,
mi tira giù sulla schiena e mi solleva le gambe ed ecco.. è ancora dentro di me.
Oh sì scopami.. Averti dentro e muovermi con te, non voglio
nient’altro.
E’ con la bocca sul mio
viso, mi da ancora la sua saliva e me la lascia colare addosso. Mi dice piano
quasi senza voce: "Cosa sei? Cosa sei te?" "Una troia" rispondo. E mi guarda e
pompa dentro di me. "Di chi?" e sorride. "Tua, sono la tua troia" e sorrido
anche io e lo guardo e glielo dico ancora.
Deve piacergli perché di
nuovo ha quello sguardo feroce, di nuovo mi colpisce il viso e il seno e poi mi
allarga di più le cosce e va veloce dentro e fuori, su e giù, su e giù… Si
spinge su di me mi succhia la lingua, è velocissimo… Oddio mio, muoio. Ancora.
Ancora. Ancora cazzo ancora…
All’improvviso esce da me
si mette dietro e con la mano si stantuffa per altri due colpi… la mia faccia è
li sotto il suo cazzo, aspetto che venga voglio godermelo tutto.
Viene.
La sua sborra calda mi
schizza sul viso, sulla bocca, sul collo e i capelli. Continua a venire e sono
inondata di lui, ha un’espressione sul viso troppo bella. Si sdraia stremato sul
letto, mi alzo per lavarmi la faccia. Ho voglia di baciarlo e non posso farlo
così. Mi lavo, operazione che richiede più di qualche minuto e ciò nonostante
comunque male effettuata. Ma non importa. Non sono perfettamente pulita ma
adesso posso sdraiarmi li vicino e baciargli le spalle piano mentre si riposa e
mi dice ridendo che gli è venuta una botta di sonno. Rido, sono tranquilla. Sto
meravigliosamente.
E’ tardi, usciamo a cena,
vorrei non doverlo fare anche se non lo dico. Ho tanta fame e penso per un
attimo come mi piacerebbe mangiare qui in camera sul letto senza nemmeno
vestirsi.
Magari un’altra volta…
Adesso usciamo.
E’ davvero una serata
splendida, fine estate delle più dolci, troviamo una terrazza sul mare poco
distante dall’albergo, un posto carino, quattro passi a piedi a rinfrescare le
menti. Gli ho sentito dire spesso le parole "vista mare" e questo locale è
perfetto. Mentre saliamo le scale per raggiungere la terrazza, il salmastro,
aroma a me così familiare, mi appiccica un po’ la pelle.
Si vedono in lontananza
all’orizzonte mercantili illuminati. Senza una ragione logica vivo questo mare
come fosse un mio regalo per lui.
Ceniamo. Parliamo di
amenità, ho la testa piacevolmente leggera.
Usciamo dal ristorante e
facciamo una passeggiata sul lungomare, c’è gente in giro sembra davvero ancora
estate. Raggiungiamo un piccolo molo, è davanti all’hotel e ci fermiamo li
gustandoci l’aria della sera. C’è una ringhiera di ferro e mi appoggio; le
spalle all’orizzone e lui davanti a me. Mi bacia teneramente e a lungo. Tra un
bacio e l’altro mi tiene stretta, mi abbraccia. Adagio la testa sul suo petto e
lo stringo.
Parliamo di cose che mi
strappano risate, mi fa una lunga e accurata lezione sulla preparazione fisica
delle attrici di film pornografici che si apprestano a girare determinate scene.
E’ dovizioso di particolari, come sempre. Sceglie le parole, è esauriente il che
paradossalmente farcisce di ironia il suo racconto in modo deliziosamente
opportuno.
Mi tocca, ho le sue mani
addosso…
I miei pantaloni di cotone
elasticizzato seppur aderenti gli permettono una perquisizione piuttosto
minuziosa.
Non so quanto rimaniamo sul
molo. Mi piace tanto stare qui.
Torniamo in albergo, via i
vestiti di nuovo.
Mi sento stanca e appagata,
sdraiata nel letto senza pensieri.
Baci innescano un
meccanismo inarrestabile e senza ritorno. Ci concediamo ancora al piacere ma la
mente è troppo sfinita per trattenere ciò che succede. Ci amiamo a lungo, senza
pensare a niente.
Ci addormentiamo, un sonno
pesante e improvviso.
E’ notte e apro gli occhi
senza sapere perché. Nella penombra della stanza realizzo che ho nel letto
Andrea. Sta dormendo girato verso di me e non so, forse mi sente, e si sveglia.
O forse era sveglio e sono io ad aver percepito lui.
Ci avviciniamo senza dire
quasi niente e ci baciamo piano. Questi baci mescolati al sonno mi accendono un
desiderio repentino. La sua pelle è calda e anche la mia, le carezze morbide, il
silenzio notturno eccitante. Non sono passati due minuti da quando ho aperto gli
occhi e lui si muove verso di me dicendomi: "Voglio scoparti, voglio scoparti
subito". E mi afferra senza indecisioni, sicuro che sono già pronta ad averlo,
sicuro che che lo voglia. Il suo corpo mi allarga le cosce, in pochi istanti il
suo cazzo è dentro di me. Oddio sì Andrea… Sì…
Piano, la voce è assonnata
come tutto il resto e questo sonno aumenta l’abbandono e l’abbandono il
piacere.
Una catena di sensazioni ci
lega su quel letto.
Lo sento affondare nella
mia pancia, mi sento a sua disposizione, strumento di soddisfazione della sua
voglia di sesso, anche di notte, anche sempre, quando vuole.
Penso queste cose e lui
continua a scoparmi a dovere, tiene un ritmo irregolare: qualche spinta leggera
per poi farmi mancare il fiato con affondi violenti.
Mi schiaffeggia i
fianchi
E’ tutto questo insieme di
cose, vengo velocemente, le mie mani nei suoi capelli e le lingue allacciate. Un
orgasmo di un’intensità folle.
Lui non è venuto e mi
dispiace, glielo dico ma più che la sua risposta è il suo modo di dirmela che mi
toglie il dispiacere. Passano pochi minuti e mi riconsegno al sonno.
Mi sveglio di soprassalto
per un rumore nella stanza e un movimento brusco.
Sono sdraiata a pancia in
giù, completamente scoperta e nuda; ci siamo scambiati di posto nella notte e lo
vedo quasi seduto, la schiena appoggiata alla spalliera del letto. Un altro
schiaffo cala su di me. Mi sta sculacciando!!! Colpisce e mi accarezza il culo.
Non mi sono mai svegliata così in vita mia. La luce della stanza mi dice che è
quasi mattina; mi trovo a volerlo ancora così. Immediatamente.
Scopare subito.
Siamo qui da ieri
pomeriggio e adesso conosco un po’ il suo modo: lui scopa, smette, ricomincia,
smette di nuovo e poi ancora. Vuole il mio culo e fa un tenntativo per
prenderselo ma sono troppo stretta e non ci riesce. Non lo fa ma non posso fare
a meno di considerare intimamente che lo avrei voluto, mi rendo conto che non
c’è nulla che io abbia la benchè minima intenzione di negargli.
Scopiamo ancora, dopo un
po’ sono in ginocchio di fronte a lui che è sdraiato sulla schiena. Mi dice:
"Toccati, guardati e toccati". Lo faccio e lui si masturba. Siamo una di fronte
all’altro, ci guardiamo e ci masturbiamo. Oh cazzo sì.. fammi vedere come
fai…
Smette e mi sbatte sul
letto: dentro ancora e spinge, gli accarezzo i fianchi, guardo con attenzione il
punto dove i nostri sessi si incontrano. Vedo il suo cazzo entrare e uscire da
me, mi schiaffeggia, mi bacia, mi strizza il seno con le mani, è febbrile e io
sto venendo ancora.
Non smette, fa quello che
vuole, mi sento sfinire.
Ad un tratto esce da me, si
sdraia sulla schiena, avvicina la mia bocca al cazzo. Lo bacio mentre si sta
facendo una sega, do piccole slinguate sulla cappella, sta per venire, lo
guardo, mi avvicina di più la testa e gode… Mi schizza sulla faccia. Mi piace
che mi veda così, so di essere davvero oscena. Mi sento troia per lui e ne godo
nel profondo di me.
E’ stremato adesso, non ha
nemmeno la forza di parlare, ha solo un mezzo sorriso sulle labbra, gli occhi
chiusi.
Prendo della carta, un
asciugamano e lo pulisco con cura.
Lui si fa fare, non si
muove.
Mi piace così
tanto…
Scendiamo a fare colazione,
fra un po’ dovremo lasciare la camera, non prima di usarci ancora una volta…
renderci conto che non c’è più il tempo per massaggiarlo. Avrei
voluto..
Ce ne andiamo da li,
percorriamo il lungomare e torniamo a Genova. Sento i muscoli del corpo
indolenziti, sono stanca e ho sinceramente voglia di andare a casa, dormire a
lungo.
Camminiamo invece ancora in
quelle strade, entriamo in duomo, stiamo in silenzio. Lo vedo osservare quello
che abbiamo intorno, indicarmi ciò che gli sembra più degno di essere
guardato..
Torniamo indietro, io sono
esausta e tra poco ho il treno per il ritorno. Gli dico che andrò in stazione da
sola. Non mi piace essere accompagnata ai binari, mi ha sempre fatto tristezza.
Sto per andare via, siamo vicini alla macchina e lo bacio piano, una volte..
due.. tre.. Ciao..
Attraverso il viale e mi
giro, sta facendo manovra per uscire dal parcheggio e non mi vede.
Sorrido.
"Ti voglio vedere
ancora.."