sabato 6 febbraio
2010, 3.07.12 | Donai
Ho pensato per anni pensieri inutili. Ho
capito poco e son riuscita a sorriderne. Uno spirito libero non si indovina se
non per un attimo. E quando quell'attimo accade è sempre già passato.
domenica 20 dicembre
2009, 2.19.54 | Donai
Se solo ci riuscissi, piangerei.
La mia vita è una serie di condizionali brutti e impronunciabili.
La mia vita è una serie di condizionali brutti e impronunciabili.
giovedì 26 novembre
2009, 3.22.34 | Donai
Perchè poi ti avrei parlato della luce blu del dirimpettaio, del rumore del
treno che rimbalza tra le pareti dei palazzi, degli usignoli che alla fine non
sono poi così sicura che siano davvero loro, e del fatto che non ho sonno.
Ti avrei chiesto se domani esiste davvero.
E se lo sai.
Mi avresti detto di sì.
Ti avrei chiesto se domani esiste davvero.
E se lo sai.
Mi avresti detto di sì.
martedì 6 ottobre
2009, 23.24.26 | Donai
Vorrei tutto. Lasciarmi parlare e sciogliere
nodi invisibili. Stringere quei capelli all'attaccatura fino a vedere le
sopracciglia inarcarsi, dare la scossa alla base delle dita con un tocco non
troppo leggero, farmi gioco dell'ansia ridendo di lei. Vorrei tutto. Vomitare il
silenzio in una pozza limpida, sorridendo che sono sempre la stessa persona,
rassicurarti inventando il modo per dire le parole leggere che sento, chiudere
gli occhi e comandare al mio respiro cosa fare. Vorrei tutto. Prendere la
macchina e andare via, fermarla vicino a luoghi che abbiano abbastanza orchidee,
farmi sorprendere da sonni quieti, sporcarmi le mani di terra in un giorno che
non finisce mai di tornare.
Vorrei tutto..
Vorrei tutto..
venerdì 2 ottobre
2009, 20.23.48 | Donai
Devo proprio essere una persona
orribile.
domenica 20 settembre
2009, 9.48.48 | Donai
"Non penso mai alle cose che ho fatto.
Penso alle cose che sto facendo e che farò.."
giovedì 17 settembre
2009, 1.58.14 | Donai
La strada gira. Mi scivola sotto le scarpe.
sabato 12 settembre
2009, 1.19.43 | Donai
Nutre, lo so che senza saresti perduto. Non potresti rivestire davvero quei
piccoli gioielli di luce nera.
Fa male e più ne fa più vado in cancrena. Non immischiarti.
Peccato non averti preso l'anima.
Adesso ti sentiresti ancora più libero.
Fa male e più ne fa più vado in cancrena. Non immischiarti.
Peccato non averti preso l'anima.
Adesso ti sentiresti ancora più libero.
giovedì 3 settembre
2009, 2.44.04 | Donai
Niente mi delude. Ho trafitto il cuore di ogni speranza.
Neanche l'ombra di una goccia di sangue.
giovedì 3 settembre
2009, 2.23.55 | Donai
Where souls disappear
Only you exist here
Will you lead me to your armchair
Or leave me lying here
Your favourite innocence
Your favourite prize
Your favourite smile
Your favourite slave...
sabato 15 agosto 2009,
2.35.41 | Donai
Innaturale. Non altro. Un bavaglio forzato che mi fa colare saliva. Inonderò
la terra di cose non dette.
giovedì 13 agosto
2009, 9.07.29 | Donai
"Quella donna mi piaceva, mi piaceva moltissimo. Potevo innamorarmi di
lei come di nessuna. Mi piacevano i suoi occhi, le sue orecchie, la forma della
testa, delle narici, mi piacevano le sue mani, i suoi incisivi leggermente
irregolari, le pieghe minuscole che apparivano ai lati della bocca quando
sorrideva, le sue scarpe nere tutte bagnate. Osservavo ogni particolare e mi
piaceva tutto. Mi sentivo tristissimo. Prima o poi la pioggia avrebbe smesso di
cadere e le nostre strade si sarebbero divise. Non ci saremmo rivisti mai
più."
(Marco Vichi - Buio d'amore)
(Marco Vichi - Buio d'amore)
venerdì 7 agosto 2009,
14.35.49 | Donai
giovedì 6 agosto 2009,
3.31.12 | Donai
Massì, sì. Facciamo finta di vivere.
Facciamo finta di non essere mai veramente tornati da quei viaggi, di non averci mai sperato davvero, di chiudere tutte le piccole chiavi e le stelle di vetro in una scatola. Facciamo finta di buttarla nel fiume, di mandare tutto a puttane. Facciamo finta che non siamo stati mai bambini, che non ci tocca un po' di amore, che quella donna là in fondo non parlava proprio con noi. E facciamo finta anche di non essere mai nati, di svegliarci la mattina, fingiamo di aver voglia di una birra, di toglierci dai piedi, metterci la faccia, lavarcene le mani.
Facciamo finta di dimenticare.
Facciamo finta di non essere mai veramente tornati da quei viaggi, di non averci mai sperato davvero, di chiudere tutte le piccole chiavi e le stelle di vetro in una scatola. Facciamo finta di buttarla nel fiume, di mandare tutto a puttane. Facciamo finta che non siamo stati mai bambini, che non ci tocca un po' di amore, che quella donna là in fondo non parlava proprio con noi. E facciamo finta anche di non essere mai nati, di svegliarci la mattina, fingiamo di aver voglia di una birra, di toglierci dai piedi, metterci la faccia, lavarcene le mani.
Facciamo finta di dimenticare.
venerdì 31 luglio
2009, 11.52.29 | Donai
Né capire o chiedere, ragionare o rispondere.
Non muovermi né ascoltare. Vergognarmi e ridere.
Nemmeno parlare, splendere, ricordare. Pentirmi o morire.
Solo sentire.
Non muovermi né ascoltare. Vergognarmi e ridere.
Nemmeno parlare, splendere, ricordare. Pentirmi o morire.
Solo sentire.
giovedì 23 luglio
2009, 12.18.49 | Donai
Ad ogni cosa per accadere gli basta un attimo.
venerdì 17 luglio
2009, 13.57.25 | Donai
Scivola.
Come un fiume di olio di mandorle, il tempo e la sua gioia.
E in
ogni frammento di spazio che guadagna con il suo solo movimento si porta
via tutto ciò che trova.
Tranne
me. Per adesso.
Lo
guardo passare e a volte mi stanco, lo vivo e continuo a stancarmi.
Vorrei
solo che nel suo fluire mi lasciasse un po’ di leggerezza.
Ci
sono sere in cui non ho voglia di parlare.
Mi
siedo lì fuori. Sono sola.
martedì 7 luglio 2009,
16.11.43 | Donai
A proposito di Timi.
"Grasso, senza capelli, seduto al bar caccia fuori con le
grasse dita dallo spesso portafoglio che puzza di benzina una carta di credito
alsaziana, paga il conto suo e del giovane, che non ha compiuto i 23 anni, con
gli occhi ancora belli, un bel sorriso triste, si lascia accarezzare la schiena
e si vergogna e quel suo pudore lo rende eccitante più di qualsiasi schiena di
marinaio nuda che si torce al tramonto di una scopata infernale.
Si alza e prima di uscire inizia una processione di saluti e
tutti sanno che si sta vendendo a quel porco che puzza di benzina e che poi
piangerà e dovrà spendere i soldi che si è guadagnato a leccare il culo moscio
di quel vecchio in alcool e droghe, per sciacquarsi la bocca.
...
Nell'angolo, il suo compagno che non parla, e accetta, accetta
che bisogna essere puttane, vorrebbe essere lui il prescelto a subire la merda
della serata per salvare il culo del fidanzato, ma il suo ragazzo è più giovane,
già lo sapeva che l'avrebbero preferito a lui, quando ha deciso di mettercisi
insieme l'avevano avvertito che avrebbe sofferto, non di gelosia, ma per il
dolore di vedere il suo ragazzo andarsene con un vecchio che puzza di
benzina.
...
Fidanzarsi con ragazzi così carini che vendono il culo è uno
strazio. Non puoi difenderli né metterti al loro posto. Cosa avrei dovuto
dirgli? Era venuto con me la prima volta allo stesso modo. Non posso farci
niente. Ma i froci sono questo e vaffanculo se qualche frocio si offende, allora
non sa cosa significa essere froci in giro per il mondo e non avere i soldi di
mamma e papà a difendere un'identità che farebbe paura persino a Babbo Natale,
uno che non si spaventa mai.
Babbo Natale non è morto ma l'hanno preso in ostaggio i
comunisti., perché quello stronzo fa i regali solo ai bambini che hanno già
tutto, e a quelli poveri che non hanno niente e bestemmiano per le ingiustizie
dei ricchi, e sono costretti a rubarsi la playstation, quel razzista non gli
regala niente.
Con quale motivazione? "I bambini cattivi hanno bestemmiato".
Ammazzatelo, comunisti, ammazzatelo.
...
Mamma io sono uno di quei bambini.
L'uomo nero mi prende ogni notte.
E più mi prende più io sono cattivo.
E più sono cattivo più l'uomo nero arriva.
Ci si abitua a tutto, non preoccupatevi.
A braccetto del vecchio il mio giovane amore guarda per
terra.
Ci si abitua a tutto, non preoccuparti."
(Filippo Timi e Edoardo Albinati
- Tuttalpiù muoio - 2006 Fandango libri s.r.l.)
lunedì 29 giugno 2009,
19.47.48 | Donai
“Siccome non possiamo eliminare d’un colpo solo il linguaggio, dovremmo almeno non tralasciare nulla che possa farlo cadere in discredito.
Farvi un foro dietro l’altro finché cominci a filtrare ciò che si cela oltre di esso, si tratti di qualcosa o di nulla; per uno scrittore, non posso immaginare oggi una meta più alta. Naturalmente per il momento dobbiamo accontentarci di poco.
Agiamo dunque come quel matematico pazzo che usava un criterio di misura diverso ad ogni passo del suo calcolo.
Un assalto alle parole in nome della bellezza”.
(Samuel Beckett, 1937)
lunedì 22 giugno 2009,
1.50.00 | Donai
Morì così.
Appoggiata a un albero tornando a casa, senza trovare la strada.
Appoggiata a un albero tornando a casa, senza trovare la strada.
giovedì 11 giugno
2009, 1.28.25 | Donai
Seduta a quel tavolo, coltivo le candele accese come fossero rose gialle.
Guardo i sorrisi intorno a me e divento motivo.
Mi nutro di contrari. Non me lo aspetto.
Incredibilmente l'assenza di ansia mi coglie impreparata.
domenica 7 giugno
2009, 1.56.04 | Donai
Certi silenzi sono incanti senza parole.
venerdì 5 giugno 2009,
0.08.26 | Donai
Eppure lo sapevi, togliti dalla faccia quell'espressione di finta
meraviglia che non ci crede nessuno.
Quello che è concesso a tutti a te ti è negato.
Te lo sei voluto.
Niente debolezze, niente dubbi, niente incertezze, niente forse, niente se, niente vediamodopo, niente poicipenso, niente et voilà, niente di niente.
Colpa mia. Niente di nuovo.
Quello che è concesso a tutti a te ti è negato.
Te lo sei voluto.
Niente debolezze, niente dubbi, niente incertezze, niente forse, niente se, niente vediamodopo, niente poicipenso, niente et voilà, niente di niente.
Colpa mia. Niente di nuovo.
mercoledì 3 giugno
2009, 16.32.53 | Donai
sabato 30 maggio 2009,
2.44.10 | Donai
C'è freddo qui dove sono, ma non mi muovo.
Ne vorrei di più fino a ghiacciarmi i pensieri.
Ne vorrei di più fino a ghiacciarmi i pensieri.
lunedì 18 maggio 2009,
3.39.22 | Donai
Non c'è nessuna pace che tenga testa a questo silenzio, di cani che abbaiano
in lontananza e macchine sfrecciare sulla strada due centinaia di metri
più sopra. Nessuna pace a dare acqua a un campo perduto, perchè niente di ciò
che cerchi ritorna, niente di quel che vagheggi si ripresenta mai. Non hai più
quello che serve perchè accada. Puoi sfinirti nel pensiero di una
precisa consistenza, una sabbia grigio chiaro, umidità perfetta, nessuno
intorno. Copertura di vigna, verde a stemperare un'attesa. E la notte che viene,
sempre.
domenica 10 maggio
2009, 2.42.55 | Donai
Non ci vuole molto, pochi minuti e andrò a fumarmi
l'ultima.
Ma pensavo a quanto è difficile capirsi. Anche con le persone
che conosci come il fondo delle tue tasche o così almeno credi. Io mi rendo
conto di non essere un esempio fulgido di leggerezza caratteriale.
Relazionandomi pretendo solo un terzo della sensibilità che metto nel trattare i
miei simili. Che non mi si dica che non tengo in considerazione le possibilità
altrui. C'è un tetto però, un misero tetto, al di sotto del quale, miei
cari, dobbiamo stare chinati, e non so voi ma io comincio a soffrire di
scomodità sentendomi obbligata in talune posture... Quindi sto mondo e
quell'altro se ne possono andare bellamente a fanculo se non trovano la strada
per capire come fare a non farmi girare i coglioni. Come dicevo.
Non ci vuole molto.
domenica 3 maggio
2009, 13.25.20 | Donai
Più che ciarpame avrei detto marciume.
Ma tanto di cappello alla signora.
Ma tanto di cappello alla signora.
sabato 2 maggio 2009,
16.53.19 | Donai
Insomma mi stavo dando per dispersa da sola, ma son qui.
Ammesso che qualcuno me lo chiedesse potrei accampare motivazioni filosofiche o pseudomelodrammatiche per la mia lontananza, una roba alla Francesca Bertini con mano sulla fronte e sguardo languido e svenevole sottintendendo con sospiri misteriosi chissa quali retroscena. La realtà molto più prosaica è che non avevo più voglia. Non avevo più un pc, non avevo più per le palle di scrivermi sui pizzini i pensieri per poi ricopiarli qui ogni volta che mi capitava una tastiera sottomano. Ora mi son comprata un computer, svenandomi o quasi e ho pagato e voglio remare. A prima vista questa landa sembra piuttosto desolata ma mi rendo conto di essere la persona meno adatta a giudicare certe desolazioni... Mi faccio un giro qui intorno poi se ne riparla.
Ammesso che qualcuno me lo chiedesse potrei accampare motivazioni filosofiche o pseudomelodrammatiche per la mia lontananza, una roba alla Francesca Bertini con mano sulla fronte e sguardo languido e svenevole sottintendendo con sospiri misteriosi chissa quali retroscena. La realtà molto più prosaica è che non avevo più voglia. Non avevo più un pc, non avevo più per le palle di scrivermi sui pizzini i pensieri per poi ricopiarli qui ogni volta che mi capitava una tastiera sottomano. Ora mi son comprata un computer, svenandomi o quasi e ho pagato e voglio remare. A prima vista questa landa sembra piuttosto desolata ma mi rendo conto di essere la persona meno adatta a giudicare certe desolazioni... Mi faccio un giro qui intorno poi se ne riparla.
martedì 15 aprile
2008, 17.06.03 | Donai
Sono viva. Nonostante tutto.
domenica 20 gennaio
2008, 1.13.26 | Donai
Abbiamo parlato della morte perchè ce la sentiamo intorno. Perchè è lì che è,
intorno.
Lo sappiamo che prima o poi ci tocca, siamo perfino consapevoli della fortuna di esserne rimasti immuni per così gran parte, la più vulnerabile parte, del tutto.
Un tentativo di difesa estrema è di non perdere il fiato aspettandola. Trovare un accettabile compromesso privato tra il far finta che qualcosa non esista e l'essere comunque pronti al suo impatto.
Lo sappiamo che prima o poi ci tocca, siamo perfino consapevoli della fortuna di esserne rimasti immuni per così gran parte, la più vulnerabile parte, del tutto.
Un tentativo di difesa estrema è di non perdere il fiato aspettandola. Trovare un accettabile compromesso privato tra il far finta che qualcosa non esista e l'essere comunque pronti al suo impatto.
martedì 15 gennaio
2008, 0.36.53 | Donai
Sono flussi. In certi momenti è una comunione totale. Loro mi circondano,
sono nella mia vita, li sento. Il nostro tempo è comune, si intreccia armonico.
Ha un suo verso autonomo, stato di grazia. I fatti avvengono giornalmente,
autolegittimanti.
In altri momenti tutto questo non conta e sono senza scampo.
In che mondo vivo?
In altri momenti tutto questo non conta e sono senza scampo.
In che mondo vivo?
lunedì 7 gennaio 2008,
0.00.00 | Donai
Le estranea intorpidendole con la sua grossolanità.
lunedì 31 dicembre
2007, 13.20.25 | Donai
Scendeva giù per le scale avvolta in uno scialle nero, gli occhi vuoti, le
mani piene solo di stoffa, le labbra tirate in una smorfia senza
speranza, chiedendomi di lui. "Se n'è andato, vero?". Era una domanda inutile,
messa lì solo per riempire un vuoto, per allontanare il silenzio dei suoi
pensieri. Lei sapeva. La guardavo impazzire e l'unica cosa che riuscivo a
pensare era il colore monotono dei giorni che sarebbero rotolati via senza
memoria. Un quadro, tuttavia, non privo di una certa eleganza.
martedì 11 dicembre
2007, 18.16.09 | Donai
MORTA VENENDO
"Le donne sempre in posa non mi interessano. Ma lei era un tipo che colpiva. Dovetti fermarmi a guardarla. Le gambe erano ben distanziate, il piede destro spinto audacemente in avanti, il sinistro strascicato con studiata casualità. Protendeva la mano destra fino quasi a toccare la vetrina, con le dita rivolte in alto come un bellissimo fiore. La mano sinistra era un po' piú arretrata e sembrava che tenesse a bada dei cuccioli giocherelloni. Testa all'indietro, un accenno di sorriso, gli occhi socchiusi per la noia o il piacere. Impossibile capirlo. Un insieme decisamente artificiale, ma dopotutto io non sono un uomo semplice. Era una donna splendida. La vedevo quasi tutti i giorni, ogni tanto due o tre volte al giorno. E naturalmente lei assumeva altre posizioni a seconda dell'umore. Certe volte, passando di corsa (sono un uomo che ha sempre fretta), mi concedevo una breve occhiata e sembrava che lei mi facesse un cenno di invito, volesse accogliermi al riparo dal freddo. Altri giorni mi ricordo di averla vista in quello stato di stanca e desolata passività che gli sciocchi scambiano per femminilità... "
"Le donne sempre in posa non mi interessano. Ma lei era un tipo che colpiva. Dovetti fermarmi a guardarla. Le gambe erano ben distanziate, il piede destro spinto audacemente in avanti, il sinistro strascicato con studiata casualità. Protendeva la mano destra fino quasi a toccare la vetrina, con le dita rivolte in alto come un bellissimo fiore. La mano sinistra era un po' piú arretrata e sembrava che tenesse a bada dei cuccioli giocherelloni. Testa all'indietro, un accenno di sorriso, gli occhi socchiusi per la noia o il piacere. Impossibile capirlo. Un insieme decisamente artificiale, ma dopotutto io non sono un uomo semplice. Era una donna splendida. La vedevo quasi tutti i giorni, ogni tanto due o tre volte al giorno. E naturalmente lei assumeva altre posizioni a seconda dell'umore. Certe volte, passando di corsa (sono un uomo che ha sempre fretta), mi concedevo una breve occhiata e sembrava che lei mi facesse un cenno di invito, volesse accogliermi al riparo dal freddo. Altri giorni mi ricordo di averla vista in quello stato di stanca e desolata passività che gli sciocchi scambiano per femminilità... "
-Ian McEwan - Racconti: Primo
amore Ultimi Riti - Fra Le Lenzuola.
venerdì 7 dicembre
2007, 22.15.17 | Donai
Meno male che c'è Woolrich.
La mia voce era diversa stasera.
Qualcosa la teneva giù, compressa tra la volontà di non lasciare che si spezzasse e la consapevolezza che a volte andare via può essere una strada tanto facile quanto impercorribile.
Domani proverò a cantare.
Qualcosa la teneva giù, compressa tra la volontà di non lasciare che si spezzasse e la consapevolezza che a volte andare via può essere una strada tanto facile quanto impercorribile.
Domani proverò a cantare.
L'altra notte ti ho sentito battere un tempo di dolore che non volevi vivere.
Un ritmo che rimbalzava sulle pareti della stanza per farsi sentire, per farmi
capire.
Mio cuore, io ho capito.
Mio cuore, io ho capito.
Tutto questo tempo di solitudine mi ha portato in un luogo feroce. Un luogo
dove ho avuto modo di sbizzarrirmi: ho messo su due linee decise in mezzo alle
sopracciglia, ho gli occhi sempre un po' strizzati in inutili tentativi di messe
a fuoco improbabili. Seduta sul mio letto guardo le mie manìe, poi vedo di
nasconderle prima di saltare giù. Mi curo della qualità di ciò che possono
suscitare, un po' di pudore lì ce lo voglio. Nel mio luogo feroce faccio fatica
a pensare di fare a meno della solitudine, alla fine immagino di non riuscirci
più adesso. Che è diventata comoda e me lo dico spesso, un po' gelida a volte ma
comoda, deresponsabilizzante, un bunker in cui mi riparo da rotture di coglioni
troppo invasive, insopportabilmente invasive, c'è forse qualcosa che io voglia
realmente cambiare in questo grande barattolo conosciuto a menadito? C'è
forse qualcuno che io abbia la possibilità di immettervi senza cadere nella
tentazione di girarci intorno stranita, chiedendomi dove diavolo sia finito
tutto lo spazio di cui non sapevo che fare fino all'attimo prima?
Ma la domanda vera è: perchè mi sto chiedendo queste cose?
A questo ho paura di rispondere. Giro in tondo, non dormo.
E mi mordo la coda.
Ma la domanda vera è: perchè mi sto chiedendo queste cose?
A questo ho paura di rispondere. Giro in tondo, non dormo.
E mi mordo la coda.
Mi trovai una mattina in un letto a pensare tra i baci che dovevo proprio
andare. E la mia bocca non smetteva più di avvicinarsi a quella bocca. Nella
penombra stringevo quel corpo come se lo stessi lasciando per sempre. Lo
accarezzavo, sentivo la sua morbidezza passarmi attraverso la pelle delle mani e
arrivare in fondo, nel centro, avvolgere le falangi, le cartilagini, le ossa,
mescolarsi col mio sangue. Dovevo andare via. Parole irripetibili
si accavallavano inutili, mormorate appena perche non uscissero da quella sfera
bianca avorio in cui ci trovavamo. Guardavo quel viso pieno d'amore e lo tenevo
con me, lo avrei tenuto con me per la strada, ovunque io fossi andata prima di
tornare. Mi sembrava di guardare la sua anima, mi entrava dentro agli occhi e mi
toccava. Ero travolta da una tenerezza immane, impastata di desiderio, di un
affetto oceanico che mi vedeva appagata alla deriva.
Un'estasi emozionale che si lascia solo accennare.
Ecco. Così.
Un'estasi emozionale che si lascia solo accennare.
Ecco. Così.
Tre domande:
- Qualcuno mi può dire cosa è un emo, per
favore?
-PeRcHè AlCuNi BloGgEr ScRivOnO iN QuEstO
MoDo?
- La Santacroce è proprio così di suo o ci fa e se
la ride alla grande alla faccia di tutti i cerebrolesi
che decantano ogni sua minchiata?
Grazie per le delucidazioni.
La moka è nel mobiletto in alto a
sinistra.
Il caffè lo trovate nel frigo.
Tiratevi dietro la porta quando uscite.
...e così mi sono messa a correre, come se d'improvviso avessi un posto dove
andare, come se avessi fretta di raggiungerlo. Correre per arrivare presto,
perchè è là in quel maledetto posto che voglio stare, esattamente là e vorrei
esserci subito. Allora corro e sento il fiato che impreca, lentezze ormai
radicate, centinaia di sigarette fumate e la dannata pigrizia dell'indole mi
sorridono ironiche, indelicate e scettiche nel centro del petto, nei muscoli
delle gambe, nel sudore che scivola negli occhi, giu dal collo:
"Stai correndo? Davvero? Ma guarda te che spassoso tipino cocciuto..".
Sì, sto correndo e correrò anche domani e poi domani ancora.
Fino a quando arriverò e poi ancora.
Cazzo, non mi fermo più.
"Stai correndo? Davvero? Ma guarda te che spassoso tipino cocciuto..".
Sì, sto correndo e correrò anche domani e poi domani ancora.
Fino a quando arriverò e poi ancora.
Cazzo, non mi fermo più.
"Nelle tue acque torbide io immergerò le mani,
mi nasconderò nell'ombra di ciò che mi negherai,
troverò riposo nel silenzio delle cose non dette
e del tuo mistero fiorito
io mi nutrirò.
Mescolerò i miei capelli con i tuoi respiri,
la pienezza delle mie carni con la forza delle tue mani,
l'immediatezza dei miei pensieri con i tuoi gemiti osceni,
imparerò a guardarti, a giocare coi tuoi fianchi.
E scriverò poesie, che non l'ho fatto mai.
Poi, quando avrò finito
ricomincerò."
mi nasconderò nell'ombra di ciò che mi negherai,
troverò riposo nel silenzio delle cose non dette
e del tuo mistero fiorito
io mi nutrirò.
Mescolerò i miei capelli con i tuoi respiri,
la pienezza delle mie carni con la forza delle tue mani,
l'immediatezza dei miei pensieri con i tuoi gemiti osceni,
imparerò a guardarti, a giocare coi tuoi fianchi.
E scriverò poesie, che non l'ho fatto mai.
Poi, quando avrò finito
ricomincerò."
Il circo di Tarzan girava per i piccoli paesi del centro Italia, in
estate.
Un paio di saltimbanchi, un funambolo, una cavallerizza e un trapezista. E Tarzan, uomo mite con la barba e i baffi bianchi, che individuava campi liberi, non occupati dal granturco, abbastanza grandi per tirare su il suo tendone a strisce gialle e azzurro chiaro. Chiedeva ai proprietari se poteva fermarsi lì per tre o quattro giorni e metteva in scena il suo incredibile spettacolo.
I numeri erano semplici, gli spettatori pochi ma appassionati, d'altronde non c'erano mai occasioni di un insolito reale in quella campagna; perfino il gelataio passava solo una volta ogni dieci giorni. Fu un vero successo, almeno per i miei occhi, forse non per gli artisti del circo che credo abbiano dovuto accontentarsi di poche lire... Ma sorridevano come veri attori allargando le braccia con i palmi delle mani rovesciati all'insù ad accogliere gli applausi che arrivavano scroscianti a fine esibizione.
L'ultima sera ci fu una festa. Il tendone e le attrezzature erano già state smontate e sull'erba di quel campo mescolata alla terra ormai battuta furono fatti dei fuochi, vennero allestite dai miei cugini più grandi e dai loro amici delle tavole imbandite. C'era del vino rosso, c'erano chitarre e canzoni, c'erano tutti i ragazzi del quartiere dal ponte dell'autostrada in giù fino al frutteto della Maria la siciliana, le facce arrossate dal vino e dal caldo. I fuochi liberavano delle scintille luminose che salivano in alto e sembravano non spegnersi mai.
Io ero una bambina e quella sera pensai di essere felice.
Me lo ricordo bene.
La mattina dopo il circo di Tarzan ripartì e tutti sapevamo che l'estate era davvero finita.
Un paio di saltimbanchi, un funambolo, una cavallerizza e un trapezista. E Tarzan, uomo mite con la barba e i baffi bianchi, che individuava campi liberi, non occupati dal granturco, abbastanza grandi per tirare su il suo tendone a strisce gialle e azzurro chiaro. Chiedeva ai proprietari se poteva fermarsi lì per tre o quattro giorni e metteva in scena il suo incredibile spettacolo.
I numeri erano semplici, gli spettatori pochi ma appassionati, d'altronde non c'erano mai occasioni di un insolito reale in quella campagna; perfino il gelataio passava solo una volta ogni dieci giorni. Fu un vero successo, almeno per i miei occhi, forse non per gli artisti del circo che credo abbiano dovuto accontentarsi di poche lire... Ma sorridevano come veri attori allargando le braccia con i palmi delle mani rovesciati all'insù ad accogliere gli applausi che arrivavano scroscianti a fine esibizione.
L'ultima sera ci fu una festa. Il tendone e le attrezzature erano già state smontate e sull'erba di quel campo mescolata alla terra ormai battuta furono fatti dei fuochi, vennero allestite dai miei cugini più grandi e dai loro amici delle tavole imbandite. C'era del vino rosso, c'erano chitarre e canzoni, c'erano tutti i ragazzi del quartiere dal ponte dell'autostrada in giù fino al frutteto della Maria la siciliana, le facce arrossate dal vino e dal caldo. I fuochi liberavano delle scintille luminose che salivano in alto e sembravano non spegnersi mai.
Io ero una bambina e quella sera pensai di essere felice.
Me lo ricordo bene.
La mattina dopo il circo di Tarzan ripartì e tutti sapevamo che l'estate era davvero finita.
Stanotte ho su di me una malinconia che mi calma.
Un senso di piccolezza che mi fa sentire arresa.
Vorrei avere più coraggio, vorrei essere più sicura.
Vorrei essere più trattabile, vorrei avere più tempo.
Vorrei stare bene, vorrei avere meno distanze da colmare.
Vorrei dare risposte almeno comprensibili, vorrei essere più bella.
Vorrei dare una mano, vorrei saperla chiedere.
Vorrei ingiustizie da trasformare, vorrei più fiato per cantare.
Vorrei essere più mobile, vorrei pattinare.
Vorrei piangere di più, vorrei farlo anche da sola.
Vorrei avere parole vive, scaraventarle giù per certi viottoli.
Vorrei non aver paura, o perlomeno giocarci a carte scoperte.
Vorrei essere. Vorrei essere.
Che io sia dannata.
Che io sia.
Un senso di piccolezza che mi fa sentire arresa.
Vorrei avere più coraggio, vorrei essere più sicura.
Vorrei essere più trattabile, vorrei avere più tempo.
Vorrei stare bene, vorrei avere meno distanze da colmare.
Vorrei dare risposte almeno comprensibili, vorrei essere più bella.
Vorrei dare una mano, vorrei saperla chiedere.
Vorrei ingiustizie da trasformare, vorrei più fiato per cantare.
Vorrei essere più mobile, vorrei pattinare.
Vorrei piangere di più, vorrei farlo anche da sola.
Vorrei avere parole vive, scaraventarle giù per certi viottoli.
Vorrei non aver paura, o perlomeno giocarci a carte scoperte.
Vorrei essere. Vorrei essere.
Che io sia dannata.
Che io sia.
E' tardi. Da qualche tempo è sempre tardi.
Son sempre giù dall'autobus che corre. L' inseguo battendo sulle porte del retro.
Mi infilo in un cinema e le luci sono già spente.
Non arrivo in tempo.
Son sempre giù dall'autobus che corre. L' inseguo battendo sulle porte del retro.
Mi infilo in un cinema e le luci sono già spente.
Non arrivo in tempo.
Cronaca
1°
E’ deciso. Ci vediamo.
Abbiamo passato ore a parlarne, adesso sappiamo dove, come quando: a Genova, un
fine settimana spensierato, domani.
Sono molto eccitata
all’idea, è sera e mi rendo conto mentre metto tre cose nella valigetta grigia
che sto aspettando questo momento da un po’. Non mi servirà molto, un cambio di
biancheria, una maglietta e un altro paio di jeans nel caso avessi voglia di
metterli. Non mi vestirò come ho pensato, vedrebbe di me un qualcosa che non è
immediato nella mia personalità, qualcosa che riserverò ad un altro momento se
il caso gli darà modo di arrivare. Domani sarò come sono sempre, che mi vado
bene e non ho voglia di pensare troppo a queste cose.
Ho fatto il biglietto, ho
aspettato il treno per più di un’ora. Ho tempo e non mi annoio seduta sulla
panchina, marciapiede del binario due, leggo un po’, fumo dopo un caffè, ascolto
sorridendo l’annuncio dell’altoparlante e glielo dico con un messaggio: ritardo
di mezz’ora… annamo bbene…
E’ ottobre da poco, la
giornata è bella, tiepida, quasi calda. Salgo finalmente sul treno gremito di
gente e viaggio giocoforza in piedi. Non mi importa. Non mi importa
proprio.
Arrivo a Genova e le porte
si aprono. Lui è lì davanti, lo vedo che ancora sono sul treno, vedo che mi
cerca con lo sguardo ma è solo un attimo perché scendo, sono subito qui.
Ciao!
Ci salutiamo e ci
incamminiamo. Mi guardo intorno, sono decisamente emozionata ma tranquilla. Non
so cosa succederà ma sono tranquilla. Su questo ci rifletterò poi, ora
no.
Gli dico del mio viaggio in
piedi in trenta centimetri quadrati, accenna a prendermi la valigetta e mi
rifiuto… Non sono abituata a questi gesti e mi chiedo se sia poco femminile non
averglielo lasciato fare… Mah..
Lascio il bagaglio nella
sua macchina e ci avventuriamo dentro Genova.
Sono venuta qui
precedentemente solo un paio di volte credo, Genova non mi ha mai incuriosito.
Sarà per via di quelle costruzioni orribili che si vedono passando per
l’autostrada o dal treno: complessi di case popolari come alveari aggrappati al
monte, esempio della peggior architettura anni ’70, finestre come oblò, case che
sembrano navi. O forse è per via di quella cantilena nel parlare che la Liguria
impone ai suoi abitanti.. Insomma non so bene perché, non sempre che n’è uno per
ogni cosa ma Genova non mi piace.
Adesso però ci stiamo
camminando dentro e vedo una città che non conosco. Lui è sicuro di se, sa dove
andare, mi lascio guidare, non penso a nulla.
Mangiamo qualcosa: "Non
conosci la Recco?" "No, non la conosco". E’ buona, la mangiamo seduti al sole
davanti al porto. "E’ buona davvero, sai?"
Siamo ancora dentro le
strade e ci troviamo davanti ad un bel palazzo. C’è una mostra, entriamo. "Dai
andiamo a vedere, guarda che bella fontana!" C’è una scultura, una grande sedia,
molto grande. Stanno allestendo la disposizione delle opere d’arte moderna: mi
piace non sempre capisco cosa voglia trasmettere e anche questo mi
piace.
Saliamo su per le scale del
palazzo, non so bene cosa stiamo guardando.
Giriamo per le sale, ci
avviciniamo ad una finestra che da su un bel giardino e guardiamo giù. Lui è
molto vicino e adesso mi accarezza prima sulle braccia poi su un fianco. E ora?
Non so cosa fare, sono tesa e mi sposto, mi dirigo verso un’altra stanza quasi
mi precipito, sorrido comunque di me nonostante la tensione. Mi giro e lui non
c’è. Torno indietro e lo vedo che sta leggendo qualcosa da un libro tenuto su un
leggìo… o è una targa? Cosa è? Non lo so mi avvicino e lo guardo. Occhi grigi…
ma cosa avevo visto io??
Ci guardiamo ancora,
avvicina le labbra al mio viso. Ci stiamo baciando.
Mi piace il suo bacio, come
tiene le labbra, il movimento che fanno le nostre bocche una sull’altra, una
nell’altra.
Entra qualcuno e ce ne
andiamo. Non mi ero accorta veramente; lui si è scostato da me e ho capito che
non eravamo più soli. Mi scappa da ridere, non avrei voluto smettere.
Di nuovo in strada. Genova
è arte per strada in questi giorni e camminaimo per un po’. Entriamo in un
chiostro, c’è una mostra anche qui, facciamo un giro e ci baciamo ancora. Ok ok,
non era un bacio casto, ok. Ma quel prete poteva pure non guardarci però! Ci
riprende ad alta voce!! Noi e i nostri 15 anni fuggiamo da quel posto.
Lentamente ma ne fuggiamo.
E’ qui che smetto di avere
voglia di stare in strada. Voglio entrare in qualche posto dove ci sia una porta
da chiudere. Entrarci con lui e lasciare fuori Genova.
Senza dircelo cominicamo a
tornare, ci fermiamo ancora: la piazza con la fontana e i giochi d’acqua. "Tre
minuti ok? Ci fermiamo tre minuti non di più." In realtà ben otto…
Continuiamo a tornare, non
la smettiamo più fino alla macchina. Lui guida e io lo guardo, chiaccheriamo non
so di cosa: il senso dell’orientamento, Arenzano e la comunità montana a picco
sul mare. Il mare… sì.. il mare…
Ci danno la camera, l’hotel
è molto bello. Lui l’ha scelto, è bello davvero: un lampadario enorme di
cristalli, le guide rosse.
Dentro! Finalmente. La
nostra stanza è piccola e accogliente, affacciata sulla strada e sul mare.
Tendaggi, copriletto damascato, colori dell’oro grezzo non lucidato, a fianco
sul lato destro del letto c’è l’armadio, le sue ante sono due
specchi.
Lui entra in bagno, io mi
sdraio sul letto, tolgo le scarpe, accendo la TV. Lo desidero così tanto che non
riesco a prestare attenzione a nient’altro. Esce dal bagno, gli dico qualcosa su
ciò che sta passando in televisione.
Viene sul letto, si mette
vicino. Ci diamo la bocca, ci baciamo piano, dolcemente. Ti voglio, ti voglio
tanto.
I vestiti volano, rimango
con gli slip il reggiseno e le autoreggenti. Lui ha i pantaloni e mi accarezza
il corpo. Poi si stende su di me. Finalmente sono nelle sue mani, finalmente!
Non più quella finestra della chat dove siamo stringhe pensanti ma un luogo
fisico, un letto su cui scoprirci, due corpi che si respirano addosso.
Finalmente.
Mi abbraccia stretto e mi
bacia, sento il suo peso addosso e mi muovo sotto di lui naturalmente e senza
una precisa intenzione di farlo. Mi toglie il reggiseno adesso e la sua bocca
corre sul mio seno, mi bacia, apre le labbra e mi accoglie sulla sua lingua. Mi
lecca e mi morde i capezzoli piano e poi con forza. Stringo i denti e respiro.
Lo guardo mentre fa. Lo voglio nudo. Mi voglio nuda e finiamo di
spogliarci.
Mi bacia ancora a lungo, mi
sembra goloso del mio corpo, lo bacia lo lecca lo morde, mi sento bella sotto di
lui, non voglio chiudere gli occhi per non smettere di guardarlo.
Mi gira e mi sta addosso,
mi tiene con le mani e mi bacia la schiena, scende col viso sul mio culo sento
la sua bocca che si insinua. Mi allarga un po’ le gambe, con le mani mi tiene
larghe le natiche e la sua lingua mi cerca. Mi lecca con voglia il buco del
culo, è meraviglioso. Mi va che faccia tutto quello che vuole con me. Mi va che
faccia di me quello che crede.
Sono illanguidita e
passiva, assaporo ogni colpo di lingua abbandonata con la faccia nel cuscino.
Stiamo così per un tempo indefinito poi si sdraia sulla schiena. Il corpo nudo
si riflette nello specchio a fianco, lo guardo attraverso quello e mi chino
verso di lui. Ho voglia di averlo dentro la bocca. La mia mano lo accarezza
piano sotto le palle… un tocco irregolare, intensità non continua, accarezzo
quel punto che unisce lo scroto al suo culo, un nido di piacere; mi sto godendo
il momento, schiudo le labbra e gli bacio il cazzo lentamente. Comincio a
succhiarlo, dio come mi piace…. Gli do piccoli colpi con la lingua, sento il
sangue affluire rapido, muovo la bocca sulla cappella, disegno linee curve,
assecondo la sua tensione… Cresce nella mia bocca e affondo avida. Lo voglio,
voglio tutto.Ce l’ho fino in gola, lo sento spingere sulle pareti della gola e
continuo a succhiare. Geme, mugola e si muove. Dio mio come mi piace non smetto
più, giuro non smetto più…
Mi tira su per i capelli e
mi allontana. Sono fradicia, ho la fica bagnata, mi sbatte sul letto e mi sale
sopra, mi allarga le cosce senza tanti complimenti, mentre mi guarda in faccia;
appoggia il cazzo tra le mie gambe, cerca l’apertura ed ecco.. è dentro di me…
oh sì sì… Comincia a muoversi, non smetto di guardarlo nemmeno per un attimo,
vedo le sue anche che si muovono e spinge. Oh cazzo che bello! Lo sento dentro,
mi sento riempita, sua, lasciva e oscena. Continua a spingere..
Mi mette due dita in bocca
e me l’allarga, fruga dentro la bocca, cerca la mia saliva; si china su di me e
mi regala la sua… Saliva che fila dalle sue labbra alle mie e lo sento dentro il
ventre che spinge. Si tira su e gli vedo uno sguardo mai visto. Io ansimo, sono
lontana dall’orgasmo ma sto godendo di lui, del suo cazzo, della sua saliva, del
suo sguardo cattivo. Aumenta la frequenza delle spinte e l’intensità; mi guarda
ed è come una furia. Mi schiaffeggia ripetutamente sempre più forte…. Tre
quattro cinque schiaffi a mano aperta, cerca il mio collo con le mani e stringe
e mi scopa forte, forte… oddio sì… poi si china su di me e mi bacia con
violenza.
(N.d.r.: muoio dalla voglia
di toccarmi, non lo farò ma voglio che tu lo sappia).
Esce dal mio corpo adesso
veloce, strappandomi un sussulto mi gira sulla pancia e prende il mio culo a
piene mani. Lo accarezza, lo stropiccia, lo percorre con gli occhi e sento le
mani che si muovono febbrili; ad un tratto SCIAFFFFF.. uno schiaffo, la mano si
stacca… di nuovo SCIAFFF… e ancora e poi ancora e ancora. Si china e mi bacia il
culo dove ha appena colpito. E poi colpisce ancora.. Oddio…
Si alza, si mette in piedi
di fianco al letto e mi prende per i capelli, mi fa avvicinare.
Vieni qui, dice… Vieni
qui…
Ancora nella bocca e mi
dice: "Guardati, guarda nello specchio quanto sei troia…"
Lo succhio avidamente, mi
guardo mentre lo faccio e il mio piacere diventa incontenibile. Ho voglia di
godere, voglio eslodere e liberarmi di questa tensione.. continuo a
succhiare..
Si sottrae e mi spinge la
testa sotto, vuole che gli lecchi le palle, vuole essere succhiato tutto, prende
le palle tra le labbra e aspiro piano, gli massaggio i testicoli con la bocca,
gli accarezzo il culo intanto, vorrei penetrarlo: stuzzico con le dita la sua
apertura ma, deciso, mi blocca la mano e si rifiuta senza parole. Lo voglio ma
non insisto, non adesso perlomeno. Ma io lo voglio.
La mia bocca non si ferma
più, accolgo di nuovo il suo cazzo durissimo e ricomincio a
succhiarlo.
Sento che gli piace
sbattermi il cazzo in gola.. gli piace spingermi la testa e tenermela mentre il
suo cazzo è affondato fin nell’esofago, fino a che non mi manca il respiro e
affogo.
Lo desidero dentro di me
adesso, mi stacco da lui e lo guardo, gli dico: "Scopami, scopami subito.." Mi
guarda serio, occhi freddi e beffardi nei miei, la voce calma: "Continua a
succhiare…" e con la mano mi muove la testa verso il suo corpo. Non riesco a
dire quanto mi piaccia. Non so dirlo ma lo sento e succhio.
Decide poi di uscire da li,
mi muove e mi posiziona come meglio crede. A quattro zampe sul letto, lui è
dietro. Mi entra dentro e comincia a montarmi.
Mi sbatte, sento il rumore
dei colpi del suo ventre sul mio culo, giro la testa e lo vedo nello specchio.
Guardarlo fare quel movimento e sentirlo dilagare dentro di me è incredibile,
sento l’orgasmo che sale… Continua a spingere ma non è soddisfatto della
posizione; sfila il cazzo da dentro la mia fica e sempre tirandomi per i capelli
mi costringe a seguirlo dall’altro lato del letto: "Muoviti, cammina… vieni
qui.."
Adesso sono di fronte allo
specchio, perpendicolare, a quattro zampe sul letto lui in piedi rientra dentro
di me e mi alza la testa obbligandomi a guardare quello che sta facendo, come mi
sta usando.
Guardati troia,
guardati…
Pochi colpi e, come una
liberazione, finalmente vengo.
Lui continua, mi
schiaffeggia il culo mentre pompa, infila il suo dito dentro e schiaffeggia..
oddio mio.. basta… Continuo a guardarlo ed è bellissimo. Sono
sfinita.
Esce si sdraia sul letto.
Mi attira a se e mi abbraccia. Non è venuto lui… ci calmiamo.. ci baciamo.. E’
così bello stare qui. Non voglio andare più via.
Sono in uno stato di
abbandono totale. Non mi aspettavo da lui quello che ha appena fatto. Sì,
avevamo passato ore in chat a parlare e mi aveva detto alcune cose che gli erano
successe in passato, come si era sentito, scendendo nei particolari…: lo stupore
nello scoprire certe cose di se.. il fatto che non sapesse ancora bene se
accettare certe pulsioni, se rendersi conto di averne effettivamente gli
piacesse o no.
Discorsi fitti che mi
avevano regalato la sensazione di capirlo un po’: si era aperto con me e avevo
il piacevole sentore che per lui spiegarmi le cose era contemporaneamente anche
un modo, un tentativo di spiegarle a se stesso.
Ma ora io ci sono di fronte
a queste pulsioni. Adesso lui le sta vivendo su di me. Ed è il mio turno di
stupirmi di quanto mi piaccia essere qui a vivere le mie insieme a
lui.
Ci baciamo ancora sempre
con più foga, che buona la sua lingua, gli offro la bocca per lasciarlo giocare
con la mia..
S gira su di me e mi bacia
il corpo, tutto lo bacia e lo accarezza. Le mani mi solcano senza sosta. Scende
un po’ si abbassa e mi allarga le cosce. Adesso la sua lingua è lì, nel centro
di me; il mio clitoride è carne gonfia sulle sue labbra e mi lecca sapiente,
sento la lingua ruvida lappare, si sta bagnando il mento con i miei umori e lo
guardo. E’ così eccitante…
Continua, adoro che mi si
lecchi la fica e lui non smette, mi allarga le piccole labbra con le mani e mi
fa saettare la lingua sulla fessura. Oddio impazzisco adesso. Lo fa per un po’
poi torna al clitoride, mi succhia. Ogni tanto alza gli occhi e mi guarda.
Vederlo così’ dedito tra le mie cosce mi fa salire l’orgasmo. Non smettere, gli
dico, e muovo le mani sul letto, batto il ritmo che voglio, quello che sento
arrivare. Lui non smette, prende il clitoride tra le labbra e succhia, succhia
forte e in quel momento glielo dico: "Vengo, sto venendo… Andrea.. Andrea..". Lo
chiamo piano per nome, non lo faccio mai. Non so se mi sente, sono persa nel mio
piacere.
Mi bacia ancora un po’ e
poi si sdraia di nuovo di fianco a me; tiene gli occhi chiusi, lo abbraccio
riconoscente… "E’ bellissimo". Lo penso, non mi rendo conto se lo dico o
no..
Stiamo così per un po’, lui
non è ancora venuto… Ci penso e ho voglia di vederlo godere.
Lo succhio ancora, stimolo
con la lingua la sua erezione, lo faccio piano, sono un po’ stanca e mi muovo
lenta. Gli piace, lo sento… lo vedo da come reagisce: il suo cazzo si indurisce,
lo tengo con una mano e lo muovo su e giù e intanto lo lecco con la punta della
lingua e poi a lingua piatta. Ho le labbra bagnate della mia saliva e di qualche
goccia di sperma. Ne sento il sapore salino, buono. Non smetto, lo
guardo.
Dio come mi piace guardarlo
mentre lo succhio… lui è a occhi chiusi e ogni tanto li apre per vedermi…. Dio
come mi piace cazzo!
Adesso è pronto, mi sposta,
mi tira giù sulla schiena e mi solleva le gambe ed ecco.. è ancora dentro di me.
Oh sì scopami.. Averti dentro e muovermi con te, non voglio
nient’altro.
E’ con la bocca sul mio
viso, mi da ancora la sua saliva e me la lascia colare addosso. Mi dice piano
quasi senza voce: "Cosa sei? Cosa sei te?" "Una troia" rispondo. E mi guarda e
pompa dentro di me. "Di chi?" e sorride. "Tua, sono la tua troia" e sorrido
anche io e lo guardo e glielo dico ancora.
Deve piacergli perché di
nuovo ha quello sguardo feroce, di nuovo mi colpisce il viso e il seno e poi mi
allarga di più le cosce e va veloce dentro e fuori, su e giù, su e giù… Si
spinge su di me mi succhia la lingua, è velocissimo… Oddio mio, muoio. Ancora.
Ancora. Ancora cazzo ancora…
All’improvviso esce da me
si mette dietro e con la mano si stantuffa per altri due colpi… la mia faccia è
li sotto il suo cazzo, aspetto che venga voglio godermelo tutto.
Viene.
La sua sborra calda mi
schizza sul viso, sulla bocca, sul collo e i capelli. Continua a venire e sono
inondata di lui, ha un’espressione sul viso troppo bella. Si sdraia stremato sul
letto, mi alzo per lavarmi la faccia. Ho voglia di baciarlo e non posso farlo
così. Mi lavo, operazione che richiede più di qualche minuto e ciò nonostante
comunque male effettuata. Ma non importa. Non sono perfettamente pulita ma
adesso posso sdraiarmi li vicino e baciargli le spalle piano mentre si riposa e
mi dice ridendo che gli è venuta una botta di sonno. Rido, sono tranquilla. Sto
meravigliosamente.
E’ tardi, usciamo a cena,
vorrei non doverlo fare anche se non lo dico. Ho tanta fame e penso per un
attimo come mi piacerebbe mangiare qui in camera sul letto senza nemmeno
vestirsi.
Magari un’altra volta…
Adesso usciamo.
E’ davvero una serata
splendida, fine estate delle più dolci, troviamo una terrazza sul mare poco
distante dall’albergo, un posto carino, quattro passi a piedi a rinfrescare le
menti. Gli ho sentito dire spesso le parole "vista mare" e questo locale è
perfetto. Mentre saliamo le scale per raggiungere la terrazza, il salmastro,
aroma a me così familiare, mi appiccica un po’ la pelle.
Si vedono in lontananza
all’orizzonte mercantili illuminati. Senza una ragione logica vivo questo mare
come fosse un mio regalo per lui.
Ceniamo. Parliamo di
amenità, ho la testa piacevolmente leggera.
Usciamo dal ristorante e
facciamo una passeggiata sul lungomare, c’è gente in giro sembra davvero ancora
estate. Raggiungiamo un piccolo molo, è davanti all’hotel e ci fermiamo li
gustandoci l’aria della sera. C’è una ringhiera di ferro e mi appoggio; le
spalle all’orizzone e lui davanti a me. Mi bacia teneramente e a lungo. Tra un
bacio e l’altro mi tiene stretta, mi abbraccia. Adagio la testa sul suo petto e
lo stringo.
Parliamo di cose che mi
strappano risate, mi fa una lunga e accurata lezione sulla preparazione fisica
delle attrici di film pornografici che si apprestano a girare determinate scene.
E’ dovizioso di particolari, come sempre. Sceglie le parole, è esauriente il che
paradossalmente farcisce di ironia il suo racconto in modo deliziosamente
opportuno.
Mi tocca, ho le sue mani
addosso…
I miei pantaloni di cotone
elasticizzato seppur aderenti gli permettono una perquisizione piuttosto
minuziosa.
Non so quanto rimaniamo sul
molo. Mi piace tanto stare qui.
Torniamo in albergo, via i
vestiti di nuovo.
Mi sento stanca e appagata,
sdraiata nel letto senza pensieri.
Baci innescano un
meccanismo inarrestabile e senza ritorno. Ci concediamo ancora al piacere ma la
mente è troppo sfinita per trattenere ciò che succede. Ci amiamo a lungo, senza
pensare a niente.
Ci addormentiamo, un sonno
pesante e improvviso.
E’ notte e apro gli occhi
senza sapere perché. Nella penombra della stanza realizzo che ho nel letto
Andrea. Sta dormendo girato verso di me e non so, forse mi sente, e si sveglia.
O forse era sveglio e sono io ad aver percepito lui.
Ci avviciniamo senza dire
quasi niente e ci baciamo piano. Questi baci mescolati al sonno mi accendono un
desiderio repentino. La sua pelle è calda e anche la mia, le carezze morbide, il
silenzio notturno eccitante. Non sono passati due minuti da quando ho aperto gli
occhi e lui si muove verso di me dicendomi: "Voglio scoparti, voglio scoparti
subito". E mi afferra senza indecisioni, sicuro che sono già pronta ad averlo,
sicuro che che lo voglia. Il suo corpo mi allarga le cosce, in pochi istanti il
suo cazzo è dentro di me. Oddio sì Andrea… Sì…
Piano, la voce è assonnata
come tutto il resto e questo sonno aumenta l’abbandono e l’abbandono il
piacere.
Una catena di sensazioni ci
lega su quel letto.
Lo sento affondare nella
mia pancia, mi sento a sua disposizione, strumento di soddisfazione della sua
voglia di sesso, anche di notte, anche sempre, quando vuole.
Penso queste cose e lui
continua a scoparmi a dovere, tiene un ritmo irregolare: qualche spinta leggera
per poi farmi mancare il fiato con affondi violenti.
Mi schiaffeggia i
fianchi
E’ tutto questo insieme di
cose, vengo velocemente, le mie mani nei suoi capelli e le lingue allacciate. Un
orgasmo di un’intensità folle.
Lui non è venuto e mi
dispiace, glielo dico ma più che la sua risposta è il suo modo di dirmela che mi
toglie il dispiacere. Passano pochi minuti e mi riconsegno al sonno.
Mi sveglio di soprassalto
per un rumore nella stanza e un movimento brusco.
Sono sdraiata a pancia in
giù, completamente scoperta e nuda; ci siamo scambiati di posto nella notte e lo
vedo quasi seduto, la schiena appoggiata alla spalliera del letto. Un altro
schiaffo cala su di me. Mi sta sculacciando!!! Colpisce e mi accarezza il culo.
Non mi sono mai svegliata così in vita mia. La luce della stanza mi dice che è
quasi mattina; mi trovo a volerlo ancora così. Immediatamente.
Scopare subito.
Siamo qui da ieri
pomeriggio e adesso conosco un po’ il suo modo: lui scopa, smette, ricomincia,
smette di nuovo e poi ancora. Vuole il mio culo e fa un tenntativo per
prenderselo ma sono troppo stretta e non ci riesce. Non lo fa ma non posso fare
a meno di considerare intimamente che lo avrei voluto, mi rendo conto che non
c’è nulla che io abbia la benchè minima intenzione di negargli.
Scopiamo ancora, dopo un
po’ sono in ginocchio di fronte a lui che è sdraiato sulla schiena. Mi dice:
"Toccati, guardati e toccati". Lo faccio e lui si masturba. Siamo una di fronte
all’altro, ci guardiamo e ci masturbiamo. Oh cazzo sì.. fammi vedere come
fai…
Smette e mi sbatte sul
letto: dentro ancora e spinge, gli accarezzo i fianchi, guardo con attenzione il
punto dove i nostri sessi si incontrano. Vedo il suo cazzo entrare e uscire da
me, mi schiaffeggia, mi bacia, mi strizza il seno con le mani, è febbrile e io
sto venendo ancora.
Non smette, fa quello che
vuole, mi sento sfinire.
Ad un tratto esce da me, si
sdraia sulla schiena, avvicina la mia bocca al cazzo. Lo bacio mentre si sta
facendo una sega, do piccole slinguate sulla cappella, sta per venire, lo
guardo, mi avvicina di più la testa e gode… Mi schizza sulla faccia. Mi piace
che mi veda così, so di essere davvero oscena. Mi sento troia per lui e ne godo
nel profondo di me.
E’ stremato adesso, non ha
nemmeno la forza di parlare, ha solo un mezzo sorriso sulle labbra, gli occhi
chiusi.
Prendo della carta, un
asciugamano e lo pulisco con cura.
Lui si fa fare, non si
muove.
Mi piace così
tanto…
Scendiamo a fare colazione,
fra un po’ dovremo lasciare la camera, non prima di usarci ancora una volta…
renderci conto che non c’è più il tempo per massaggiarlo. Avrei
voluto..
Ce ne andiamo da li,
percorriamo il lungomare e torniamo a Genova. Sento i muscoli del corpo
indolenziti, sono stanca e ho sinceramente voglia di andare a casa, dormire a
lungo.
Camminiamo invece ancora in
quelle strade, entriamo in duomo, stiamo in silenzio. Lo vedo osservare quello
che abbiamo intorno, indicarmi ciò che gli sembra più degno di essere
guardato..
Torniamo indietro, io sono
esausta e tra poco ho il treno per il ritorno. Gli dico che andrò in stazione da
sola. Non mi piace essere accompagnata ai binari, mi ha sempre fatto tristezza.
Sto per andare via, siamo vicini alla macchina e lo bacio piano, una volte..
due.. tre.. Ciao..
Attraverso il viale e mi
giro, sta facendo manovra per uscire dal parcheggio e non mi vede.
Sorrido.
"Ti voglio vedere
ancora.."
Sentire la mancanza di qualcosa è troppo umano quando quel qualcosa l'hai
avuto. Quando l'hai accarezzato, frugato, saccheggiato, preso, bevuto e
mangiato, quando l'hai visto ridere, quando hai sentito i suoi battiti
attraverso i vestiti, un cuore dentro una maglietta gialla, o una camicia scura
con le cuciture a vista. E' davvero troppo umano.
Ciò che è incredibile è la disumanità del sentire la mancanza di un tempo che non è arrivato, di un luogo che non è mai stato visto. Sentirne la mancanza come se avessi l'esatta percezione di quel che avrebbe potuto essere e l'insensata certezza che sarebbe stato splendido. E dolertene così, senza avercela con nessuno senza poter realmente prendertela con qualcuno, se non con te stesso, che non hai più il coraggio dell'incoscienza e la strafottenza della giovinezza, e con la vita che non sempre va dove vorresti.
Ciò che è incredibile è la disumanità del sentire la mancanza di un tempo che non è arrivato, di un luogo che non è mai stato visto. Sentirne la mancanza come se avessi l'esatta percezione di quel che avrebbe potuto essere e l'insensata certezza che sarebbe stato splendido. E dolertene così, senza avercela con nessuno senza poter realmente prendertela con qualcuno, se non con te stesso, che non hai più il coraggio dell'incoscienza e la strafottenza della giovinezza, e con la vita che non sempre va dove vorresti.
Francamente comincio a trovare noioso tutto questo parlarsi addosso di
percorsi, di cammini, di insegnamenti e similari, manco fossimo in uno
stupidissimo istituto new age per addestramento cani. E' noioso, è
tremendamente noioso. E sempre le solite parole, i soliti meccanismi, le solite
manfrine ripetute all'infinito, e gli appellativi improbabili, le dichiarazioni
di sottomissione totale, di indegnità assoluta, pubbliche sempre per carità,
fosse mai che a renderle un attimo private si trovino a perdere la loro essenza
e smettano di esistere. Ma sarà che qualcuno confonde la stima verso una
persona con l'indegnità di appartenergli? Ma può mai essere che si pensi di
offrire qualcosa che noi stessi non riusciamo a considerare degno? Offri
qualcosa di cui tu stesso non trovi il valore. Che cazzo offri? Ma tientelo per
te!
Ma soprattutto è il riempirsi la bocca di "percorsi e cammini" la cosa che più mi si sta arrampicando sulle palle. Ma percorso di che? Ma andiamo a camminare sulla spiaggia coi piedi nell'acqua che ci fa bene alle vene, cazzo. Troviamo piuttosto strade per ingannare il traffico. Impregnamoci della sensualità che più ci soddisfa, diamo sfogo all' erotismo che più ci aggrada. Ma smettiamola di dire cazzate, su.
Un po' di leggerezza, signori. Vi prego.
Ma soprattutto è il riempirsi la bocca di "percorsi e cammini" la cosa che più mi si sta arrampicando sulle palle. Ma percorso di che? Ma andiamo a camminare sulla spiaggia coi piedi nell'acqua che ci fa bene alle vene, cazzo. Troviamo piuttosto strade per ingannare il traffico. Impregnamoci della sensualità che più ci soddisfa, diamo sfogo all' erotismo che più ci aggrada. Ma smettiamola di dire cazzate, su.
Un po' di leggerezza, signori. Vi prego.
Non mi chiamo Belle Blaunt e non ho gli occhi viola. Però fumo, molto, e la
mia voce è roca quanto basta. Vesto sempre di nero, da lontano potresti anche
scambiarmi per quel fottuto angelo vendicatore. Io, dalla mia, starei
probabilmente pensando all'orario di chiusura del fruttivendolo. Se avessi mai
incontrato Valmont sono certa che me ne sarei innamorata, ne ho incontrato uno
tempo fa che avrebbe anche potuto ricordarlo, per non fare la snob me ne sono
innamorata lo stesso. Ma con Valmont sarebbe stato diverso che lui le donne le
amava tutte davvero, senza scampo, mi sarei indubbiamente divertita a soffrire
come un cane.
Ora, non sarà tra un'ora e mezzo, ma anche io come te, Belle Blaunt e un casino d'altra gente, sto per morire. Qualcuno verrà a prendermi e mi chiedo se in quel momento perderò il senso dell'ironia, sarebbe un vero peccato.
Tu non scrivi più per me, io non sto piangendo come una vite tagliata, la misura del mio senso di colpa è rimasta invariata negli ultimi 4 anni e oggi non ha subìto incrementi.
Io non sono Belle Blaunt. I miei occhi sono scuri. Non sbagliarti.
Ora, non sarà tra un'ora e mezzo, ma anche io come te, Belle Blaunt e un casino d'altra gente, sto per morire. Qualcuno verrà a prendermi e mi chiedo se in quel momento perderò il senso dell'ironia, sarebbe un vero peccato.
Tu non scrivi più per me, io non sto piangendo come una vite tagliata, la misura del mio senso di colpa è rimasta invariata negli ultimi 4 anni e oggi non ha subìto incrementi.
Io non sono Belle Blaunt. I miei occhi sono scuri. Non sbagliarti.
Finirà prima o poi quest'estate di merda.
Stanchezza palpabile, continuo a non dormire, il caldo mi sfianca e non trovo riparo. Oggi in autostrada mi sono sentita andare via, la testa mi è diventata leggera come se all'improvviso me l'avessero riempita di elio, cervello allo stato gassoso, mi si è autonomamente arricciato il naso, ho pensato solo "Ecco".
Mi sono trovata indecisa se accostare di lato e aspettare gli eventi o se far finta di niente come se non stesse succedendo niente di niente. Ho scelto la seconda strategia ed è un buon sistema, credo che l'adotterò in pianta stabile; magari funzionerà sempre.
Devo dormire di più, cazzo.
Stanchezza palpabile, continuo a non dormire, il caldo mi sfianca e non trovo riparo. Oggi in autostrada mi sono sentita andare via, la testa mi è diventata leggera come se all'improvviso me l'avessero riempita di elio, cervello allo stato gassoso, mi si è autonomamente arricciato il naso, ho pensato solo "Ecco".
Mi sono trovata indecisa se accostare di lato e aspettare gli eventi o se far finta di niente come se non stesse succedendo niente di niente. Ho scelto la seconda strategia ed è un buon sistema, credo che l'adotterò in pianta stabile; magari funzionerà sempre.
Devo dormire di più, cazzo.
Ci ripenso e sì, assomiglia effettivamente a Francesco.
A Francesco quando aveva ventidue anni, che ancora non si faceva e aveva gli occhi chiari quando andava di notte a correre sull'aurelia, a lanciare bottiglie sui vetri delle macchine in sosta ridendo sguaiatissimo col suo amico "Hashish". Camminava come se pattinasse sul ghiaccio. Francesco era inquieto, non gli trovavo mai un bandolo, certe volte la sua bocca era disperata, sorrideva spesso, correva sempre, si consumava di ansia e confondeva il tutto con la sua faccia da schiaffi impertinente, con le sue cantilene vandale. Dopo l'incidente quella cicatrice che gli tagliava il sopracciglio in due sembrava messa lì a bella posta, un'operazione estetica volontaria non avrebbe saputo fare di meglio. Andavamo a fumare erba su al piazzale panoramico nelle sere d'estate e mi diceva cose che non capivo, quando piangeva poi avevo quasi paura. La notte che, venendo giù dai tornanti, la sua uno turbo si ribellò alla velocità mettendosi a trotterellare ballerina, sculettando tra il guardarail e il fianco del monte, lo vidi prendere a pugni la roccia come se fosse stata la faccia di qualcuno. Ero lì, lo guardavo e lo desideravo senza spiegazioni. Ero poco più che adolescente, chè ho avuto un'adolescenza lunga io - probabilmente ancora deve finire - e dopo un'attesa estenuante mi presi finalmente tutta la sua tensione in un pub deliziosamente malfrequentato, nella sua bocca c'era il sapore della Mc Ewans appoggiata di là sul tavolino. Mi guardava da così vicino e i suoi occhi ridevano di uno sprezzo artificioso. Cominciai da lì a interrogarmi sul piacere che quello sguardo mi procurava, non avrei trovato risposte decentemente valide nemmeno negli anni a venire.
Non pensavo a Francesco da almeno un paio di vite. Mi ricordo molto bene di lui.
A Francesco quando aveva ventidue anni, che ancora non si faceva e aveva gli occhi chiari quando andava di notte a correre sull'aurelia, a lanciare bottiglie sui vetri delle macchine in sosta ridendo sguaiatissimo col suo amico "Hashish". Camminava come se pattinasse sul ghiaccio. Francesco era inquieto, non gli trovavo mai un bandolo, certe volte la sua bocca era disperata, sorrideva spesso, correva sempre, si consumava di ansia e confondeva il tutto con la sua faccia da schiaffi impertinente, con le sue cantilene vandale. Dopo l'incidente quella cicatrice che gli tagliava il sopracciglio in due sembrava messa lì a bella posta, un'operazione estetica volontaria non avrebbe saputo fare di meglio. Andavamo a fumare erba su al piazzale panoramico nelle sere d'estate e mi diceva cose che non capivo, quando piangeva poi avevo quasi paura. La notte che, venendo giù dai tornanti, la sua uno turbo si ribellò alla velocità mettendosi a trotterellare ballerina, sculettando tra il guardarail e il fianco del monte, lo vidi prendere a pugni la roccia come se fosse stata la faccia di qualcuno. Ero lì, lo guardavo e lo desideravo senza spiegazioni. Ero poco più che adolescente, chè ho avuto un'adolescenza lunga io - probabilmente ancora deve finire - e dopo un'attesa estenuante mi presi finalmente tutta la sua tensione in un pub deliziosamente malfrequentato, nella sua bocca c'era il sapore della Mc Ewans appoggiata di là sul tavolino. Mi guardava da così vicino e i suoi occhi ridevano di uno sprezzo artificioso. Cominciai da lì a interrogarmi sul piacere che quello sguardo mi procurava, non avrei trovato risposte decentemente valide nemmeno negli anni a venire.
Non pensavo a Francesco da almeno un paio di vite. Mi ricordo molto bene di lui.
"Completamente ubriaco, ha investito due pedoni ed è tornato a casa in
auto con il corpo di uno dei due incastrato nel parabrezza. Ha dell'incredibile
l'episodio che ha visto protagonisti un automobilista americano e due sventurati
pedoni. L'investitore ha atteso sei ore prima informare la polizia di avere un
uomo morto nel garage." (fonte tgcom)
Evabbè forse non gli funzionava il tergicristalli...
Evabbè forse non gli funzionava il tergicristalli...
C'è un uomo che, come me, non dorme.
Bluffa scherzoso su ritrovamenti sensazionali di manoscritti inesistenti e scrive racconti per me. Con le parole, le atmosfere, la crudezza dei dialoghi, la disperazione di fondo che piacciono a me. Quella luce nera che io amo e che mi scuote. Lo fa da prima di sapere che è esattamente il modo che vorrei leggere sempre. Il modo che cerco dentro ogni cosa che leggo.
Non l'ho visto mai, non ancora, e quando ci sentiamo lo immagino vivido, è come se sorgesse da una trance emotiva che mi lascia senza parole. Chè mi lascia intendere che dentro quella trance ci sono inspiegabilmente io ed è proprio lì che vuole stare.
Molte cose sono inspiegabili in questa sorta di sfera dentro cui siamo finiti, ogni volta che lo leggo mi si chiude la gola, la sua dedizione mi sfianca e mi lega.
Ho l'irrefrenabile istinto di fuggire.
Bluffa scherzoso su ritrovamenti sensazionali di manoscritti inesistenti e scrive racconti per me. Con le parole, le atmosfere, la crudezza dei dialoghi, la disperazione di fondo che piacciono a me. Quella luce nera che io amo e che mi scuote. Lo fa da prima di sapere che è esattamente il modo che vorrei leggere sempre. Il modo che cerco dentro ogni cosa che leggo.
Non l'ho visto mai, non ancora, e quando ci sentiamo lo immagino vivido, è come se sorgesse da una trance emotiva che mi lascia senza parole. Chè mi lascia intendere che dentro quella trance ci sono inspiegabilmente io ed è proprio lì che vuole stare.
Molte cose sono inspiegabili in questa sorta di sfera dentro cui siamo finiti, ogni volta che lo leggo mi si chiude la gola, la sua dedizione mi sfianca e mi lega.
Ho l'irrefrenabile istinto di fuggire.
Giorni da incubo.
Arrivo al lavoro, mi metto all'opera in ufficio, c'ho voglia di sistemare un sacco di cose, stampo, fotocopio, aggiorno, decido per un ordine maniacale, mi sento così, dev'essere tutto il casino che mi frulla in corpo, devo sapere che tutto è perfetto e faccio in modo che lo sia.
Ho tempo e modo. Le mie due colleghe mi vedono roteare nel mio delirio e mi lasciano fare. Si dedicano ad altro. Una all'amministrazione da mettere in pari, l'altra in sala al pubblico. Non c'è nulla da fare in sala fino alle tre e mezza precise, c'è solo da stare lì ed esserci.
Le mie colleghe si alternano al pranzo, di clienti forse solo qualche sparuta ombra, fa molto caldo, tutto ciò che mi gira intorno è molto lento. Io assomiglio a un tornado, rido con le ragazze, di ridere non ne facciamo a meno mai, il sistema per ridere, comunque vadano le cose si trova...
Passa del tempo, la sala si è animata, e arrivano le tre e mezza. Volo alla mia cassa e comincio a picchiar tasti sul terminale che ancora non mi sono seduta.. Comincio e vado avanti per un po'.
40 Minuti.
Al primo (tardivo, lo ammetto) controllo di cassa mi rendo conto che qualcosa non va. Mancano un tot di maledettissimi biglietti da cinquanta euro.
Opporcatroia. Devo essermi sbagliata a contare.
Riconto. Mancano davvero. Chiedo alla responsabile una verifica veloce della cassa generale mentre qualcuno sta calando dal cielo con un elicottero un enorme punto interrogativo. Non ci sono cazzi, mancano i soldi.
Ora va da sé che a me dei soldi non me ne frega una beneamata mazza. Il mio incubo non sono i soldi, sapere che dovrò comunque togliermeli di tasca per pareggiare un inspiegabile ammanco, tagliare in 4 fette il mio stipendio e buttarne una nella tazza del cesso.
Il mio incubo è l'inspiegabile. Dove sono questi soldi. Dove cazzo sono finiti questi soldi?
E quel che è peggio smettiamo tutt'e tre di ridere. E questo è davvero insopportabile.
In due giorni facciamo tutte le verifiche possibili e non sono poche. Tabulati di scontrini controllati uno ad uno, controlli incrociati di sovvenzioni, restituzioni, pagamenti bancomat, strisciate, non si scappa, non c'è modo di scappare, tutto è meravigliosamente verificabile. Si fanno mille ipotesi: questo è impossibile, quello è possibile ma è davvero poco probabile, questo è da escludere, quello sarebbe fantascienza, questo è inverosimile, quello è incredibile. E i soldi continuano a non esserci.
Io voglio sapere dove cazzo sono finiti questi soldi.
Devo saperlo. Devo. L'incubo non sono i soldi. L'incubo è il sospetto. Una nebbia involontaria che cala e ci fa smettere di ridere, ci guardiamo spesso, sempre dritte negli occhi, ma il punto interrogativo sulle nostre teste diventa ogni ora più grande. Ci guardiamo smarrite; senza parlare ci chiediamo l'un l'altra: "Cosa sta succedendo? Cosa porcatroiamerda sta succedendo qui dentro?".
Non lo vogliamo il sospetto, non c'entra niente con noi, lavoriamo gomito a gomito tutti i giorni, conosciamo di noi ogni sguardo, ogni sottinteso, ogni sospiro. Non siamo solo un gruppo di gente che lavora insieme, che litiga anche, che si manda affanculo apertamente, che soprattutto ride. Siamo un gruppo di gente che si fida una dell'altra. Totalmente. Che sa che se una dice una cosa, quella è. Senza nemmeno starci tanto a ragionare su.
Questo è il mio incubo. E i giorni sono 3 adesso e io non lo sopporto più. Noi non lo sopportiamo più.
Ora basta. "Videosorveglianza, richiediamo un intervento".
Vogliamo vedere cosa è successo in quel cassetto. Dobbiamo.
Ed eccoli trenta secondi di registrazione su un monitor.
In sala due persone, ognuna per conto suo. Persone conosciute, che vediamo tutti i giorni, clienti affezionati. Uno dei due che chiede una stampa. La collega che entra in ufficio per accontentarlo, l'altro cliente che quasi simultaneamente esce dall'agenzia dopo aver girottolato tranquillo e ignaro. E sto stronzo che si sporge, apre il cassetto, prende i soldi, li guarda, se li infila in tasca e richiude il cassetto.
Trenta secondi. E il nostro incubo è finito.
Si rovina un uomo per 300 miserabili euro? O meglio si perfeziona l'autorovina di un uomo che si è fregato 300 euro di merda? Un uomo abbastanza furbo da guardarsi intorno circospetto mentre lo faceva, abbastanza stronzo da cercare di metterla nel culo a della gente che lavora, abbastanza coglione da non pensare che un posto come quello possa essere videosorvegliato? Non lo sappiamo. Ci stiamo ragionando, felici, e la questione sta assumendo anche inaspettate sfumature filosofiche. Non lo sappiamo, il nostro incubo è finito e forse decideremo che a noi basta questo.
Tornerà, verrà cordiale e gentile come sempre da noi al banco per farsi servire e nessuno ci toglierà la soddisfazione di guardare la sua faccia mentre, indicandogli il piccolo ma ben visibile marchingegno nell'angolo della sala, si sentirà dire:
"Faccia un bel sorriso e guardi là: lei è su candid camera!"
Arrivo al lavoro, mi metto all'opera in ufficio, c'ho voglia di sistemare un sacco di cose, stampo, fotocopio, aggiorno, decido per un ordine maniacale, mi sento così, dev'essere tutto il casino che mi frulla in corpo, devo sapere che tutto è perfetto e faccio in modo che lo sia.
Ho tempo e modo. Le mie due colleghe mi vedono roteare nel mio delirio e mi lasciano fare. Si dedicano ad altro. Una all'amministrazione da mettere in pari, l'altra in sala al pubblico. Non c'è nulla da fare in sala fino alle tre e mezza precise, c'è solo da stare lì ed esserci.
Le mie colleghe si alternano al pranzo, di clienti forse solo qualche sparuta ombra, fa molto caldo, tutto ciò che mi gira intorno è molto lento. Io assomiglio a un tornado, rido con le ragazze, di ridere non ne facciamo a meno mai, il sistema per ridere, comunque vadano le cose si trova...
Passa del tempo, la sala si è animata, e arrivano le tre e mezza. Volo alla mia cassa e comincio a picchiar tasti sul terminale che ancora non mi sono seduta.. Comincio e vado avanti per un po'.
40 Minuti.
Al primo (tardivo, lo ammetto) controllo di cassa mi rendo conto che qualcosa non va. Mancano un tot di maledettissimi biglietti da cinquanta euro.
Opporcatroia. Devo essermi sbagliata a contare.
Riconto. Mancano davvero. Chiedo alla responsabile una verifica veloce della cassa generale mentre qualcuno sta calando dal cielo con un elicottero un enorme punto interrogativo. Non ci sono cazzi, mancano i soldi.
Ora va da sé che a me dei soldi non me ne frega una beneamata mazza. Il mio incubo non sono i soldi, sapere che dovrò comunque togliermeli di tasca per pareggiare un inspiegabile ammanco, tagliare in 4 fette il mio stipendio e buttarne una nella tazza del cesso.
Il mio incubo è l'inspiegabile. Dove sono questi soldi. Dove cazzo sono finiti questi soldi?
E quel che è peggio smettiamo tutt'e tre di ridere. E questo è davvero insopportabile.
In due giorni facciamo tutte le verifiche possibili e non sono poche. Tabulati di scontrini controllati uno ad uno, controlli incrociati di sovvenzioni, restituzioni, pagamenti bancomat, strisciate, non si scappa, non c'è modo di scappare, tutto è meravigliosamente verificabile. Si fanno mille ipotesi: questo è impossibile, quello è possibile ma è davvero poco probabile, questo è da escludere, quello sarebbe fantascienza, questo è inverosimile, quello è incredibile. E i soldi continuano a non esserci.
Io voglio sapere dove cazzo sono finiti questi soldi.
Devo saperlo. Devo. L'incubo non sono i soldi. L'incubo è il sospetto. Una nebbia involontaria che cala e ci fa smettere di ridere, ci guardiamo spesso, sempre dritte negli occhi, ma il punto interrogativo sulle nostre teste diventa ogni ora più grande. Ci guardiamo smarrite; senza parlare ci chiediamo l'un l'altra: "Cosa sta succedendo? Cosa porcatroiamerda sta succedendo qui dentro?".
Non lo vogliamo il sospetto, non c'entra niente con noi, lavoriamo gomito a gomito tutti i giorni, conosciamo di noi ogni sguardo, ogni sottinteso, ogni sospiro. Non siamo solo un gruppo di gente che lavora insieme, che litiga anche, che si manda affanculo apertamente, che soprattutto ride. Siamo un gruppo di gente che si fida una dell'altra. Totalmente. Che sa che se una dice una cosa, quella è. Senza nemmeno starci tanto a ragionare su.
Questo è il mio incubo. E i giorni sono 3 adesso e io non lo sopporto più. Noi non lo sopportiamo più.
Ora basta. "Videosorveglianza, richiediamo un intervento".
Vogliamo vedere cosa è successo in quel cassetto. Dobbiamo.
Ed eccoli trenta secondi di registrazione su un monitor.
In sala due persone, ognuna per conto suo. Persone conosciute, che vediamo tutti i giorni, clienti affezionati. Uno dei due che chiede una stampa. La collega che entra in ufficio per accontentarlo, l'altro cliente che quasi simultaneamente esce dall'agenzia dopo aver girottolato tranquillo e ignaro. E sto stronzo che si sporge, apre il cassetto, prende i soldi, li guarda, se li infila in tasca e richiude il cassetto.
Trenta secondi. E il nostro incubo è finito.
Si rovina un uomo per 300 miserabili euro? O meglio si perfeziona l'autorovina di un uomo che si è fregato 300 euro di merda? Un uomo abbastanza furbo da guardarsi intorno circospetto mentre lo faceva, abbastanza stronzo da cercare di metterla nel culo a della gente che lavora, abbastanza coglione da non pensare che un posto come quello possa essere videosorvegliato? Non lo sappiamo. Ci stiamo ragionando, felici, e la questione sta assumendo anche inaspettate sfumature filosofiche. Non lo sappiamo, il nostro incubo è finito e forse decideremo che a noi basta questo.
Tornerà, verrà cordiale e gentile come sempre da noi al banco per farsi servire e nessuno ci toglierà la soddisfazione di guardare la sua faccia mentre, indicandogli il piccolo ma ben visibile marchingegno nell'angolo della sala, si sentirà dire:
"Faccia un bel sorriso e guardi là: lei è su candid camera!"
In tre giorni sono diventata una rocker di una band sfigatissima, ho pisciato
ettolitri di birra sugli amplificatori di certe mammolette del cazzo travestiti
da metallari, mi sono fatta una serie di concerti in buchi di culo di mondo
dimenticati non solo da dio ma, cosa ben più triste, anche dagli spettatori
paganti. Ho cantato "Thunder Road" quasi piangendo. Sono rimasta chiusa 13 ore
in un ascensore tra l'undicesimo e il dodicesimo piano, con un ragazzetto
innamorato e con un inutilizzabile biglietto per l'olanda nelle tasche, con una
lella esasperata dalle attenzioni del proprietario del bar in cui lavora, con
uno psicopatico dalla camicia puzzolente, le basette impomatate e gli stivali di
pitone. Ho lavorato di cesello sulla faccia di un povero stronzo che ha
sbagliato locale, ho ottimizzato le inquadrature e persa nella malinconia dei
suoi occhi verdi gli ho riappiccicato la sua maschera di carne al contrario.
Ho visto l'alba sulla città seduta a fianco di una disperata. Ed ero un uomo. Disperato. Troppo intelligente per cercare soluzioni immediate che non fossero casuali.
A volte, pensando a Salgari, mi chiedo davvero che senso ha prendere inutili treni, portarsi dietro inutili valigie piene di inutili vestiti. La mente umana è uno dei luoghi di vacanza più desiderabili.
Ho visto l'alba sulla città seduta a fianco di una disperata. Ed ero un uomo. Disperato. Troppo intelligente per cercare soluzioni immediate che non fossero casuali.
A volte, pensando a Salgari, mi chiedo davvero che senso ha prendere inutili treni, portarsi dietro inutili valigie piene di inutili vestiti. La mente umana è uno dei luoghi di vacanza più desiderabili.
No, no. Non ci riesco più, non posso proprio più. Ne va di troppe cose, non è
più il momento, non ne ho nemmeno più voglia, ho perfino un po' di paura, mi
guardo e me lo vedo in faccia. E' come un istinto, non posso decidere se
seguirlo o meno. C'è dell'altro a decidere. Un naturale inevitabile.
Non io, finalmente alleggerita dalla volontà. Incredibilmente libera dal bisogno.
Dev'essere cambiato il vento...
Non io, finalmente alleggerita dalla volontà. Incredibilmente libera dal bisogno.
Dev'essere cambiato il vento...
Torno a casa dal lavoro. In macchina giro le stazioni radio e ti becco i
titoli del tg 5 in onda in quel momento. Non ne sapevo nulla che è tutto il
giorno che sto immersa in vincenti piazzati quote fisse e trio a girare, tra
ascot e sant'artemio, kempton e chilivani.
NOTIZIA.
Veltroni???
Ma allora c'è qualcuno che ascolta le mie preghiere!
Se dicesse di sì sarebbe magnifico. Potrei andare eventualmente a votare senza sospirare, senza incazzarmi e farmi venire i sensi di colpa che mi hanno dilaniato negli ultimi tempi, senza tracciare quella croce bofonchiando "...rcatroiavivabenechenonpossofardiversamenteminonnaschifa...."
Mi viene il sospetto però che proprio perchè uomo intelligente, di cultura, schivo e lontano dalle logiche di potere, potrebbe fottersene allegramente e declinare.
Veltroni, però qualcosa bisogna pur farla, se non tu chi? Prodi? La Bindi? La Bindi????
Dammi una speranza e dì di sì.
( O te che ascolti le preghierine, ma non è che magari stai in buona e risolveresti anche qualche altra cosetta? Dai su che ci vuole, per te son mignagnore...)
NOTIZIA.
Veltroni???
Ma allora c'è qualcuno che ascolta le mie preghiere!
Se dicesse di sì sarebbe magnifico. Potrei andare eventualmente a votare senza sospirare, senza incazzarmi e farmi venire i sensi di colpa che mi hanno dilaniato negli ultimi tempi, senza tracciare quella croce bofonchiando "...rcatroiavivabenechenonpossofardiversamenteminonnaschifa...."
Mi viene il sospetto però che proprio perchè uomo intelligente, di cultura, schivo e lontano dalle logiche di potere, potrebbe fottersene allegramente e declinare.
Veltroni, però qualcosa bisogna pur farla, se non tu chi? Prodi? La Bindi? La Bindi????
Dammi una speranza e dì di sì.
( O te che ascolti le preghierine, ma non è che magari stai in buona e risolveresti anche qualche altra cosetta? Dai su che ci vuole, per te son mignagnore...)
Non t'amo come se fossi rosa
di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
"Era davvero adorabile (pensò l'innamorato, all'apice di un
giudizio soggettivo). Ma come dirglielo in una maniera che suggerisse la natura
particolare della mia attrazione? Parole quali amore o
devozione o infatuazione erano consumate dal peso di storie
d'amore succedutesi nel tempo, dalle stratificazioni che l'uso di altri vi aveva
sovrapposto. Nel momento in cui più avrei desiderato un linguaggio originale,
personale, assolutamente privato, mi scontrai con la natura inesorabilmente
pubblica del linguaggio del cuore"
da "Esercizi d'amore" di Alain De Botton
"Era una bacheca di legno chiaro, in un qualche stile Luigi. Un
faretto acciaio e cristallo rosato scendeva dal soffitto fino a sfiorarne la
superficie. Ospitava punte di lancia, coltelli di ossidiana, vasi e vasetti,
amuleti in osso, altra chincaglieria di sicura origine preistorica. Il posto
d'onore spettava ad una statuetta, sistemata in modo da attirare lo sguardo
dell'osservatore più distratto.
Per quanto mi riguarda non ce ne sarebbe stato bisogno.
Alta 20-30 cm, in pietra, rappresentava una donna, Gli
attributi femminili erano sovradimensionati: seni penduli con capezzoli in
evidenza, addome prominente e grembiale, natiche spropositate. Il volto, dipinto
metà bianco e metà nero, aveva un'espressione che io lessi vacua, insensibile,
crudele. La parte inferiore del corpo si allungava in uno stretto cono
appuntito.
La fissavo incapace di distogliere lo sguardo, quando la voce
di Elena mi fece sobbalzare.
<<E' una rappresentazione della Grande Madre>>.
Intorno si era raccolta una piccola folla ma le sue parole
erano per me. << Magnifica collezione>>, dissi. <<Da dove
salta fuori?>>
<<Eredità di famiglia. Mio padre era un esperto di
manufatti paleolitici. Solo un pezzo l'ho acquistato io in seguito, proprio
quello che sembra piacerti tanto: la Donai. Se ti interessa tanto ritorna un
altro giorno. Ho molta letteratura sull'argomento. Ma mi ascolti,
Daniele?>>
Registrai appena l'invito di Elena. Una scarica di corrente mi
aveva attraversato il cervello. <<Do....nai?>>
<<Donai o Donau. E' il termine usato per indicare la
Madre. E' anche l'antico nome del Danubio, appunto il fiume della Grande Madre.
Perchè?>>
Donai, Donai. Un'intera sezione della mia corteccia era in
fibrillazione, i neuroni scaricavano segnali impazziti.
Donai. Per mesi ero rimasto alla mia prima, superficiale
interpretazione. Lorenza aveva amato tanto, aveva dato tanto di sè, raccogliendo
incomprensione e umiliazioni. Infine aveva detto stop.
Donai, ho donato. Cioè: "Adesso basta! Il mio cuore ha chiuso
bottega..."
E invece no. O almeno non solo.. E' una donna, rifiorisce.
Ricomincia. La Grande Madre.
Qualcosa ne sapevo. Era una divinità preistorica, fra le prime
adorate dall'uomo. Le morene, l'era glaciale ne erano la naturale collocazione
storico geografica. Lorenza era più colta di quanto avevo supposto. Oppure anche
lei, come Elena coltivava un hobby insolito. Non me ne aveva mai parlato, ma
d'altronde non glielo avevo mai chiesto..."
da "Io ti cerco" di Maurizio Lanteri
Ierisera ho finito di leggere "Sabato" di Ian Mc Ewan. Consiglio a tutti quelli che passeranno di qui di comprarlo e leggerlo piano piano. Gustarselo parola per parola. Era uno dei miei regali di natale per te
ma mi hai lasciato, cazzi tuoi, dovrai comprartelo se lo vorrai leggere...
E' un libro bellissimo. Le parole scritte, quando così intensamente vive, sono un conforto per l'anima e la mente.
Riconciliano col mondo e la vita se ci hai fatto a cazzotti.
Ti penso sempre sai, non riesco ad avercela con te anche se ti sei fatto in quattro perchè accadesse. Non ne ho bisogno è perfettamente inutile, forse è servito a te ma non a me. Non saprò mai più nulla di come stai, se sei felice, se vivi bene, se sei tranquillo. Non saprò mai se hai davvero rinunciato al tuo 100% di te, che ti piaceva così tanto, che ti vivevi incredulo. Sei sparito da un giorno all'altro dalla mia vita e di certo supererò la tristezza di adesso ma non smetterò di volerti bene mai. Perchè puoi esserti convinto di quello che ti pare ma, tu lo sai, in quei giorni ci siamo stati dentro e giuro non c'era niente di più bello e di più sano che vederti così libero di essere te stesso sempre. Sempre.
"Il suono del disco che cade sul piatto è un sospiro veloce, che sa appena un
po' di polvere.
Quello del braccio che si stacca dalla forcella è un singhiozzo trattenuto, ma non umido, secco.
Una lingua di plastica.
La puntina, strisciando nel solco, sibila pianissimo e scricchiola, una o due volte. Poi arriva il piano e sembrano le gocce di un rubinetto chiuso male e il contrabbasso, come il ronzio di un moscone contro il vetro chiuso di una finestra, e dopo la voce velata di Chet Baker, che inizia a cantare Almost Blue.
A starci attenti, molto attenti, si può sentire anche quando prende fiato e stacca le labbra sulla prima a di almost, così chiusa e modulata da sembrare una lunga o.
Al- most blue.... con due pause in mezzo, due respiri sospesi da cui si capisce, si sente che sta tenendo gli occhi chiusi.
Per questo mi piace Almost Blue. Perchè è una canzone che si canta ad occhi chiusi."
-da Almost Blue di Carlo Lucarelli- 1997 giulio einaudi editore s.p.a. Torino.
Quello del braccio che si stacca dalla forcella è un singhiozzo trattenuto, ma non umido, secco.
Una lingua di plastica.
La puntina, strisciando nel solco, sibila pianissimo e scricchiola, una o due volte. Poi arriva il piano e sembrano le gocce di un rubinetto chiuso male e il contrabbasso, come il ronzio di un moscone contro il vetro chiuso di una finestra, e dopo la voce velata di Chet Baker, che inizia a cantare Almost Blue.
A starci attenti, molto attenti, si può sentire anche quando prende fiato e stacca le labbra sulla prima a di almost, così chiusa e modulata da sembrare una lunga o.
Al- most blue.... con due pause in mezzo, due respiri sospesi da cui si capisce, si sente che sta tenendo gli occhi chiusi.
Per questo mi piace Almost Blue. Perchè è una canzone che si canta ad occhi chiusi."
-da Almost Blue di Carlo Lucarelli- 1997 giulio einaudi editore s.p.a. Torino.
L'altro giorno sono passata da quella libreria che è sulla strada che faccio
per andare al lavoro. Sembra un mercato, più che una libreria; mi aveva
favorevolmente colpito il fatto che fosse sempre aperta, anche all'ora di
pranzo. Ho trovato un sacco di libri che stavo cercando invano da un po' di
tempo. Mi avevi detto di prendere qualcosa di Fruttero e Lucentini, ti ricordi?
Ho preso Enigma in luogo di mare... Ho portato a casa anche ciò che mi mancava
di Scerbanenco: "Milano calibro 9", "I milanesi ammazzano il sabato" e "Venere
privata".
<Se ti piacciono i noir, Lory, non puoi non aver letto sti libri, dai....>
Adesso li leggo. Ho nostalgia di te.
<Se ti piacciono i noir, Lory, non puoi non aver letto sti libri, dai....>
Adesso li leggo. Ho nostalgia di te.
"Ho guardato su Internet. Il tuo nome ha due significati" disse Mathilda.
"Samuel vuol dire <colui che è pregato>, mentre Sam <colui che
ascolta>. Non è strano?
"Credo sia più indovinato il secondo" disse Sam.
Stavano risalendo nelle loro camere per prepararsi dopo la colazione. "Devo andare." gli aveva detto lei. "E' tardi."
Gli prese entrambe le mani tra le sue quando furono dentro l'ascensore, e lui non potè fare a meno di abbracciarla. Lei tremava. "Ho paura, Sam" diceva con gli occhi da bambina.
Era così, non si poteva sapere se baciando una persona le labbra avrebbero trasmesso quel fremito al corpo. Sam lo pensava, e sapeva che quel fremito c'era stato, c'era ancora, che la lingua di Mathilda comunicava con la sua tutto quel desiderio. Si stavano trasmettendo un messaggio, era nell'aria dalla sera prima, da quando lei gli aveva chiesto: "E' inglese o americano?"
E poi Sam si accorse che aveva avuto ragione: il pigiama di flanella era gettato sul letto sfatto che sapeva ancora di notte. C'erano anche le mutande che si era cambiata. Sul comodino erano abbandonati gli occhiali con i due fondi di bottiglia. "Prendimi, Sam" gli aveva sussurrato Mathilda mentre lo stringeva al collo nell'ascensore, e poi sembrava che le chiavi faticassero ad aprire la porta della camera, che le tremassero le mani, che non ci fosse più tempo, che si dovesse fare più in fretta.
Si erano spogliati ognuno per conto suo, di premura, gettando i vestiti per terra, come se non ci fosse davvero più tempo. Mathilda si era arrampicata sul letto ed aveva spalancato le lunghe gambe di fronte a Sam che lottava ancora con le scarpe, e si era aperta il sesso con le mani. "Prendimi Sam. Ho paura." gli disse. "Prendimi."
Dopo fu come una lotta contro il nulla, contro la morte che Mathilda temeva là fuori, come voler trattenere la memoria, che non uscisse da quella stanza, che non nascesse mai più altro sulla terra avvelenata.
Mathilda continuava a tenersi aperto il sesso mentre Sam la prendeva e lei non poteva fare a meno di piangere, gli occhi stretti mentre lo baciava sulla guancia, sussurrando parole. Sam, più tardi, avrebbe pensato che forse, in vita sua, nessuno gli aveva mai dato tutta quella tenerezza.
Infine nella stanza fu tutto fermo, sospeso. Consumato.
.......
Il cameriere portò le uova col bacon senza che gli si dicesse nulla, ma solo per Sam. A Mathilda aveva disposto nei piattini lucenti il burro e la marmellata di arance amare, oltre alle fette biscottate. Il nescafè fumava nella tazza.
"Mangia in fretta" le disse Sam, guardando sornione nel piatto.
Mathilda avvampò, e rise. Spostò la sedia e gli si avvicinò. Voleva sentirlo vicino.
Sam le diede una musata sulla guancia, come fanno i cani, e per un attimo, un solo attimo, le morse il lobo dell'orecchio. Rideva senza guardarla.
Mathilda ebbe un brivido, e si appoggio ancora di più a lui, masticando piano la sua fetta biscottata. "Perchè mi vuoi?" gli sussurrò all'orecchio.
Sam guardò in giro, che nessuno sentisse. Poi le avvicinò le labbra all'orecchio. Profumava di buono. "Hai la fica così piccola..." le disse come se si vergognasse. Mathilda avvampo' di nuovo. Fuori il vento si incuneava nella valle. Si strinsero la mano, guardandosi come se cercassero di capire.
......
Sam in macchina aveva acceso la radio: il giorno prima il Nasdaq aveva chiuso a 1595,91. Si era fermato un attimo in una piazzola e sulla calcolatrice del palmare aveva fatto due conti: l'indice, da quando aveva aperto la posizione al rialzo, aveva guadagnato il 4%. Ma poichè si trattava di future, aveva investito solo un 7.5% dell'importo, se ricordava bene le cifre, e quindi stava guadagnando il 53%!. "Non male in quindici giorni" aveva pensato riprendendo la strada.
Il cartello recava uno stemma. La scritta Splugen indicava l'inizio del paese.
Probabilmente, quindi, era proprio quella la casa, ma ormai era già nello specchietto retrovisore, e la statale si snodava verso le valli basse, al di là delle quali c'era il Canton Ticino, una specie di Italia ordinata e noiosa.
"Vengo io qualche volta, e qualche volta vieni tu" gli aveva detto Mathilda. Ma sapevano tutt'e due che non sarebbe successo. C'era poco spazio nelle loro vite per innamorarsi davvero.
"L'anno prossimo ricomincio a studiare", gli aveva detto Mathilda. "Fisica. Ho convinto mio padre. E' arrivata la lettera d'ammissione, è stato questo a convincerlo. Non credeva che ce l'avrei fatta, era perfino commosso."
"Così tu vai in America e io rimango in Europa" aveva risposto Sam. Ma se non fosse stato questo, sarebbe stato qualcos'altro, pensava Sam. Non abbiamo spazio per essere innamorati sul serio, nè io nè lei.
"E' stata una cosa speciale" gli aveva detto Mathilda.
"Anche per me" aveva risposto Sam, e si erano baciati sulla guancia, con la portiera della macchina già aperta.
C'era un parco ora sulla sua destra, con le panchine e uno spruzzo di sole radente che annaffiava i prati.
Le carrozzine e i passeggini con le grandi ruote scricchiolavano sulla ghiaia. I viali si intrecciavano come le strade della gente, che si ferma un istante ai crocicchi per capire quale sia la via migliore. C'era come un senso di morte sotto a quei carpini e nel suono della ghiaia, pensò Sam.
E pensò che nell'intreccio di quelle strade ti è data a volte, non sempre, l'occasione della felicità.
Non sempre si riesce a capirlo, e più spesso ancora non sei neppure sfiorato dal dubbio. Però era là fuori quell'occasione, in agguato. E non ti deludeva. Ti dava la misura, della felicità, in quei pochi istanti, così che tu capissi.
Non era come l'espiazione di una colpa, che ti si offre una volta sola e poi più.
La felicità era tutt'altra cosa.
Ti si offriva intatta, di nuovo e di nuovo.
"Credo sia più indovinato il secondo" disse Sam.
Stavano risalendo nelle loro camere per prepararsi dopo la colazione. "Devo andare." gli aveva detto lei. "E' tardi."
Gli prese entrambe le mani tra le sue quando furono dentro l'ascensore, e lui non potè fare a meno di abbracciarla. Lei tremava. "Ho paura, Sam" diceva con gli occhi da bambina.
Era così, non si poteva sapere se baciando una persona le labbra avrebbero trasmesso quel fremito al corpo. Sam lo pensava, e sapeva che quel fremito c'era stato, c'era ancora, che la lingua di Mathilda comunicava con la sua tutto quel desiderio. Si stavano trasmettendo un messaggio, era nell'aria dalla sera prima, da quando lei gli aveva chiesto: "E' inglese o americano?"
E poi Sam si accorse che aveva avuto ragione: il pigiama di flanella era gettato sul letto sfatto che sapeva ancora di notte. C'erano anche le mutande che si era cambiata. Sul comodino erano abbandonati gli occhiali con i due fondi di bottiglia. "Prendimi, Sam" gli aveva sussurrato Mathilda mentre lo stringeva al collo nell'ascensore, e poi sembrava che le chiavi faticassero ad aprire la porta della camera, che le tremassero le mani, che non ci fosse più tempo, che si dovesse fare più in fretta.
Si erano spogliati ognuno per conto suo, di premura, gettando i vestiti per terra, come se non ci fosse davvero più tempo. Mathilda si era arrampicata sul letto ed aveva spalancato le lunghe gambe di fronte a Sam che lottava ancora con le scarpe, e si era aperta il sesso con le mani. "Prendimi Sam. Ho paura." gli disse. "Prendimi."
Dopo fu come una lotta contro il nulla, contro la morte che Mathilda temeva là fuori, come voler trattenere la memoria, che non uscisse da quella stanza, che non nascesse mai più altro sulla terra avvelenata.
Mathilda continuava a tenersi aperto il sesso mentre Sam la prendeva e lei non poteva fare a meno di piangere, gli occhi stretti mentre lo baciava sulla guancia, sussurrando parole. Sam, più tardi, avrebbe pensato che forse, in vita sua, nessuno gli aveva mai dato tutta quella tenerezza.
Infine nella stanza fu tutto fermo, sospeso. Consumato.
.......
Il cameriere portò le uova col bacon senza che gli si dicesse nulla, ma solo per Sam. A Mathilda aveva disposto nei piattini lucenti il burro e la marmellata di arance amare, oltre alle fette biscottate. Il nescafè fumava nella tazza.
"Mangia in fretta" le disse Sam, guardando sornione nel piatto.
Mathilda avvampò, e rise. Spostò la sedia e gli si avvicinò. Voleva sentirlo vicino.
Sam le diede una musata sulla guancia, come fanno i cani, e per un attimo, un solo attimo, le morse il lobo dell'orecchio. Rideva senza guardarla.
Mathilda ebbe un brivido, e si appoggio ancora di più a lui, masticando piano la sua fetta biscottata. "Perchè mi vuoi?" gli sussurrò all'orecchio.
Sam guardò in giro, che nessuno sentisse. Poi le avvicinò le labbra all'orecchio. Profumava di buono. "Hai la fica così piccola..." le disse come se si vergognasse. Mathilda avvampo' di nuovo. Fuori il vento si incuneava nella valle. Si strinsero la mano, guardandosi come se cercassero di capire.
......
Sam in macchina aveva acceso la radio: il giorno prima il Nasdaq aveva chiuso a 1595,91. Si era fermato un attimo in una piazzola e sulla calcolatrice del palmare aveva fatto due conti: l'indice, da quando aveva aperto la posizione al rialzo, aveva guadagnato il 4%. Ma poichè si trattava di future, aveva investito solo un 7.5% dell'importo, se ricordava bene le cifre, e quindi stava guadagnando il 53%!. "Non male in quindici giorni" aveva pensato riprendendo la strada.
Il cartello recava uno stemma. La scritta Splugen indicava l'inizio del paese.
Probabilmente, quindi, era proprio quella la casa, ma ormai era già nello specchietto retrovisore, e la statale si snodava verso le valli basse, al di là delle quali c'era il Canton Ticino, una specie di Italia ordinata e noiosa.
"Vengo io qualche volta, e qualche volta vieni tu" gli aveva detto Mathilda. Ma sapevano tutt'e due che non sarebbe successo. C'era poco spazio nelle loro vite per innamorarsi davvero.
"L'anno prossimo ricomincio a studiare", gli aveva detto Mathilda. "Fisica. Ho convinto mio padre. E' arrivata la lettera d'ammissione, è stato questo a convincerlo. Non credeva che ce l'avrei fatta, era perfino commosso."
"Così tu vai in America e io rimango in Europa" aveva risposto Sam. Ma se non fosse stato questo, sarebbe stato qualcos'altro, pensava Sam. Non abbiamo spazio per essere innamorati sul serio, nè io nè lei.
"E' stata una cosa speciale" gli aveva detto Mathilda.
"Anche per me" aveva risposto Sam, e si erano baciati sulla guancia, con la portiera della macchina già aperta.
C'era un parco ora sulla sua destra, con le panchine e uno spruzzo di sole radente che annaffiava i prati.
Le carrozzine e i passeggini con le grandi ruote scricchiolavano sulla ghiaia. I viali si intrecciavano come le strade della gente, che si ferma un istante ai crocicchi per capire quale sia la via migliore. C'era come un senso di morte sotto a quei carpini e nel suono della ghiaia, pensò Sam.
E pensò che nell'intreccio di quelle strade ti è data a volte, non sempre, l'occasione della felicità.
Non sempre si riesce a capirlo, e più spesso ancora non sei neppure sfiorato dal dubbio. Però era là fuori quell'occasione, in agguato. E non ti deludeva. Ti dava la misura, della felicità, in quei pochi istanti, così che tu capissi.
Non era come l'espiazione di una colpa, che ti si offre una volta sola e poi più.
La felicità era tutt'altra cosa.
Ti si offriva intatta, di nuovo e di nuovo.
(Renato di Lorenzo - Mathilda -
Oltre la nebbia)
Ho finito di leggere "Caos calmo" di Sandro Veronesi. Ci ho messo un po'
perchè me lo sono bevuto a sorsi lenti, volutamente lenti, perchè non finisse
presto.
E' un libro molto bello, ci ho trovato dentro tanti pensieri che mi sono fatta, che ognuno di noi si fa, mille volte nella testa, scritti con altre parole, a tratti davvero liriche, comunque sempre chiare.
La vita, la successione degli accadimenti, la relazione che c'è tra il nostro sentire e l'andamento delle cose, la morte, il dolore, la tranquillità, i passi uno dopo l'altro, ciò che è meglio per noi stessi, l'attenzione per i dettagli, il rimorso, l'amore e la sua assenza, la tenacia, la sincerità.
Io fossi in te lo leggerei.
(ottimo consiglio, bebì. Grazie. ;) )
E' un libro molto bello, ci ho trovato dentro tanti pensieri che mi sono fatta, che ognuno di noi si fa, mille volte nella testa, scritti con altre parole, a tratti davvero liriche, comunque sempre chiare.
La vita, la successione degli accadimenti, la relazione che c'è tra il nostro sentire e l'andamento delle cose, la morte, il dolore, la tranquillità, i passi uno dopo l'altro, ciò che è meglio per noi stessi, l'attenzione per i dettagli, il rimorso, l'amore e la sua assenza, la tenacia, la sincerità.
Io fossi in te lo leggerei.
(ottimo consiglio, bebì. Grazie. ;) )
Ho finito di leggere "Come Dio comanda", l'ultimo lavoro di Ammaniti e sono
senza parole. Questo ragazzo è incredibile, mi ha tenuto sveglia per 3 notti di
fila, mi ha coinvolto in una storia assurda, lo possino acciaccallo.
Vorrei un terzo della sua fantasia, un quinto della sua capacità descrittiva, un dodicesimo della sua capacità di tenere incollato il lettore alle pagine, un ventesimo della sua ironia, un quindicesimo della sua leggerezza, un centesimo della sua profondità.
E tre quarti del ricavato delle vendite del suo libro.

Vorrei un terzo della sua fantasia, un quinto della sua capacità descrittiva, un dodicesimo della sua capacità di tenere incollato il lettore alle pagine, un ventesimo della sua ironia, un quindicesimo della sua leggerezza, un centesimo della sua profondità.
E tre quarti del ricavato delle vendite del suo libro.

Sto leggendo un piccolo libro che ho trovato nel delizioso negozietto del
quartiere dove lavoro.
E' "Cortesie per gli ospiti" di Ian McEwan, e lo leggo molto lentamente, quasi in modo esagerato.
Ma quel solletichìo in gola ogni volta che affondo in quelle parole è impagabile, da quasi dipendenza, non voglio finire presto.
Tanto è veramente sottile, mi sa che nel mio comodino troverà casa.
Intanto qui la temperatura è scandalosa. Oggi per esempio è una giornata primaverile, e ho voglia di cantare - il che è sintomatico. Non so da voi ma qui siamo combattuti tra la preoccupazione e il benessere, sappiamo che non dovrebbe essere così caldo ma non sappiamo fare a meno di rallegrarci rumorosamente.
Il resto sono pensieri inconfessabili.
E' "Cortesie per gli ospiti" di Ian McEwan, e lo leggo molto lentamente, quasi in modo esagerato.
Ma quel solletichìo in gola ogni volta che affondo in quelle parole è impagabile, da quasi dipendenza, non voglio finire presto.
Tanto è veramente sottile, mi sa che nel mio comodino troverà casa.
Intanto qui la temperatura è scandalosa. Oggi per esempio è una giornata primaverile, e ho voglia di cantare - il che è sintomatico. Non so da voi ma qui siamo combattuti tra la preoccupazione e il benessere, sappiamo che non dovrebbe essere così caldo ma non sappiamo fare a meno di rallegrarci rumorosamente.
Il resto sono pensieri inconfessabili.
"Incubi - Nuovo horror italiano"
Ed. Baldini Castoldi Dalai
Il racconto è, da sempre, una delle forme letterarie che prediligo
proprio per la sua caratteristica di condensare emozioni in un numero di pagine
relativamente esiguo, di raggiungere la compiutezza in breve tempo. In questo
libro che sto leggendo tredici scrittori italiani si cimentano in altrettanti
racconti dell'orrore usati quasi a pretesto per mettere a fuoco alcune zone
d'ombra dell'animo umano, evitando analisi psicologiche spicciole. Articolata e
profonda, azzarderei preziosa, l'introduzione di Raul Montanari, curatore
dell'edizione.
Se si ama il genere è una bella occasione per farsi un regalo.
Poi Kledy non capì nulla, per ore.
La confusione era ovunque. File da fare, raccolta delle impronte digitali, fotografie, visite mediche improvvisate, assegnazione di una branda sfondata con le lenzuola sporche di peli pubici, domande fatte di corsa, nella ressa, risposte date a casaccio, abiti della Croce Rossa da metter su, anche se lui ci provava a protestare, che lui non voleva indossare quella tuta; che lui doveva uscire da lì, che si erano sbagliati.
C’era tutto il mondo in quelle file. Peruviani, magrebini, nigeriani, rumeni, ecuadoriani, cinesi, brasiliani, bulgari, senegalesi, pakistani. Tutto il mondo che premeva da anni alle porte dell’Italia e l’Italia che li raccoglieva a mazzi, senza un ordine logico, un po’ li distribuiva nelle cave di pietra, nei cantieri, nei campi di pomodori, nelle fabbriche abusive, negli allevamenti di bestiame, per quattro soldi, senza sicurezza alcuna, lasciandoli dormire in stamberghe esattamente com’era capitato due generazioni prima agli stessi italiani in giro per il mondo, additati a portatori di peste, di malattie, di degenerazioni umane e sociali, diffusori di fanatismo religioso, mangiacipolle, mangiaaglio, mangiapeperoncino, puzzolenti, delinquenti, assassini, accoltellatori, stupratori.
E ora finalmente l’Italia si vendicava, ora che i soldi non venivano più dalle rimesse degli emigranti nelle Americhe, ora che ci si fregiava d’essere una delle otto nazioni più ricche del mondo, finalmente poteva, da popolo sfruttato, diventare popolo sfruttatore, indice vero di ricchezza libertaria. Ed in fondo perché dimenticarlo? Forse che gli antichi filosofi ateniesi non avevano gli schiavi? Forse che i fondatori della carta costituzionale americana non avevano gli schiavi?
Forse che la democrazia perché funzioni come un grazioso carillon, non ha bisogno di nascondere sotto il tappeto tutta la sporcizia? Ed ecco liberatorio, purgante quasi, finalmente giunto il momento di dare a qualcun altro l’epiteto di mangiacipolle, di stupratore, di fanatico religioso.
Liberarsi dal sé, elevarsi a divinità.
Prima che la marea – fatta di miliardi di delinquenti stupratori mangiacipolle – pressante fuori dalle porte del nostro giardino, con tutta la sua volgarità, distrugga lo steccato e tracimi definitivamente, in quel prato così ben rasato dal nostro amabile giardiniere filippino, che lui è come uno di casa, e io non sono di certo razzista, è che loro sono troppi, diciamocelo.
E dunque raccolti a mazzi e mandati a morire caduti dalle impalcature nei nostri cantieri edili, o bruciati vivi nei sottoscala a produrre falsi abbigliamenti griffati, ogni tanto il democratico popolo italico sentiva il bisogno di agguantarne, a caso, una manciata di questi ingrati giramondo per rimandarli al loro paese, come fosse l’offerta votiva da farsi, ogni tot, al Dio dei bei tempi andati, quando tutti ci si conosceva, si lasciava la porta di casa aperta e qui era tutta campagna…
(G. Biondillo – Il giovane sbirro)
La confusione era ovunque. File da fare, raccolta delle impronte digitali, fotografie, visite mediche improvvisate, assegnazione di una branda sfondata con le lenzuola sporche di peli pubici, domande fatte di corsa, nella ressa, risposte date a casaccio, abiti della Croce Rossa da metter su, anche se lui ci provava a protestare, che lui non voleva indossare quella tuta; che lui doveva uscire da lì, che si erano sbagliati.
C’era tutto il mondo in quelle file. Peruviani, magrebini, nigeriani, rumeni, ecuadoriani, cinesi, brasiliani, bulgari, senegalesi, pakistani. Tutto il mondo che premeva da anni alle porte dell’Italia e l’Italia che li raccoglieva a mazzi, senza un ordine logico, un po’ li distribuiva nelle cave di pietra, nei cantieri, nei campi di pomodori, nelle fabbriche abusive, negli allevamenti di bestiame, per quattro soldi, senza sicurezza alcuna, lasciandoli dormire in stamberghe esattamente com’era capitato due generazioni prima agli stessi italiani in giro per il mondo, additati a portatori di peste, di malattie, di degenerazioni umane e sociali, diffusori di fanatismo religioso, mangiacipolle, mangiaaglio, mangiapeperoncino, puzzolenti, delinquenti, assassini, accoltellatori, stupratori.
E ora finalmente l’Italia si vendicava, ora che i soldi non venivano più dalle rimesse degli emigranti nelle Americhe, ora che ci si fregiava d’essere una delle otto nazioni più ricche del mondo, finalmente poteva, da popolo sfruttato, diventare popolo sfruttatore, indice vero di ricchezza libertaria. Ed in fondo perché dimenticarlo? Forse che gli antichi filosofi ateniesi non avevano gli schiavi? Forse che i fondatori della carta costituzionale americana non avevano gli schiavi?
Forse che la democrazia perché funzioni come un grazioso carillon, non ha bisogno di nascondere sotto il tappeto tutta la sporcizia? Ed ecco liberatorio, purgante quasi, finalmente giunto il momento di dare a qualcun altro l’epiteto di mangiacipolle, di stupratore, di fanatico religioso.
Liberarsi dal sé, elevarsi a divinità.
Prima che la marea – fatta di miliardi di delinquenti stupratori mangiacipolle – pressante fuori dalle porte del nostro giardino, con tutta la sua volgarità, distrugga lo steccato e tracimi definitivamente, in quel prato così ben rasato dal nostro amabile giardiniere filippino, che lui è come uno di casa, e io non sono di certo razzista, è che loro sono troppi, diciamocelo.
E dunque raccolti a mazzi e mandati a morire caduti dalle impalcature nei nostri cantieri edili, o bruciati vivi nei sottoscala a produrre falsi abbigliamenti griffati, ogni tanto il democratico popolo italico sentiva il bisogno di agguantarne, a caso, una manciata di questi ingrati giramondo per rimandarli al loro paese, come fosse l’offerta votiva da farsi, ogni tot, al Dio dei bei tempi andati, quando tutti ci si conosceva, si lasciava la porta di casa aperta e qui era tutta campagna…
(G. Biondillo – Il giovane sbirro)
Ho sempre desiderato che le persone che hanno fatto parte della mia vita,
quelle importanti con cui ho condiviso tempo, sogni, sentimenti, passione, gioie
e miserie, rimanessero per sempre. Anche se le cose cambiano e gli entusiasmi
affievoliscono; anche se la natura dei rapporti si modifica.
Ho sempre desiderato che comunque rimanessero per sempre come un sorriso tenero, come un affetto sincero e sicuro da ritrovare alla lunga nel tempo.
Come se io e loro, e ciò che tra noi è stato, fossimo testimonianze viventi di una buona semina, di raccolti generosi, di uno scorrere dignitoso, di ricordi densi. Come mattoni di quella cosa che ognuno di noi costruisce per sé, un'ora dopo l'altra, senza smettere mai.
Ho sempre fatto in modo di non dover mai ritrovarmi a dire "Ma come ho fatto ad amarlo? Come ho fatto a volergli così bene?". Ho sempre provato a fare scelte coscienti per non dover mai pensare di avere preso abbagli riguardo alle persone che per un pezzo di strada mi son state intorno.. di fianco.
C'ho sempre provato e purtroppo non sempre ci sono riuscita.
Ci sono persone che ho perso definitivamente, alle quali, nonostante le mie accortezze, ho lasciato un bagaglio di sensazioni da far loro desiderare di non incontrarmi più.
Ce ne sono altre alle quali non devo aver lasciato niente perchè sono svanite, sciolte come sale nell'acqua. Lì c'è un vuoto doloroso che rimbomba.
Nella maggior parte dei casi però ho dimostrazioni tangibili di non aver fallito.
Allora provo un senso di pienezza totale, di compiutezza, di orgoglio per me stessa. Di serenità.
E gratitudine.
Come adesso.
Ho sempre desiderato che comunque rimanessero per sempre come un sorriso tenero, come un affetto sincero e sicuro da ritrovare alla lunga nel tempo.
Come se io e loro, e ciò che tra noi è stato, fossimo testimonianze viventi di una buona semina, di raccolti generosi, di uno scorrere dignitoso, di ricordi densi. Come mattoni di quella cosa che ognuno di noi costruisce per sé, un'ora dopo l'altra, senza smettere mai.
Ho sempre fatto in modo di non dover mai ritrovarmi a dire "Ma come ho fatto ad amarlo? Come ho fatto a volergli così bene?". Ho sempre provato a fare scelte coscienti per non dover mai pensare di avere preso abbagli riguardo alle persone che per un pezzo di strada mi son state intorno.. di fianco.
C'ho sempre provato e purtroppo non sempre ci sono riuscita.
Ci sono persone che ho perso definitivamente, alle quali, nonostante le mie accortezze, ho lasciato un bagaglio di sensazioni da far loro desiderare di non incontrarmi più.
Ce ne sono altre alle quali non devo aver lasciato niente perchè sono svanite, sciolte come sale nell'acqua. Lì c'è un vuoto doloroso che rimbomba.
Nella maggior parte dei casi però ho dimostrazioni tangibili di non aver fallito.
Allora provo un senso di pienezza totale, di compiutezza, di orgoglio per me stessa. Di serenità.
E gratitudine.
Come adesso.
Oh bloggatori!
Ma che è sta fissa del template?
Ogni due per tre tutti a cambiare sto involucro, a complicarlo, che la maggior parte delle volte per aprir le pagine ci vuole mezz'ora se va bene, se va male si impalla tutto il pc e tocca riavviare..
Ma che è?
Ma quando mangiate un cioccolatino vi preoccupate che la scatola sia bella (?!) o che la cioccolata sia buona?
Lo so, se del rompere le palle c'avessi potuto fare un mestiere sarei ricca...

Ma che è sta fissa del template?
Ogni due per tre tutti a cambiare sto involucro, a complicarlo, che la maggior parte delle volte per aprir le pagine ci vuole mezz'ora se va bene, se va male si impalla tutto il pc e tocca riavviare..
Ma che è?
Ma quando mangiate un cioccolatino vi preoccupate che la scatola sia bella (?!) o che la cioccolata sia buona?
Lo so, se del rompere le palle c'avessi potuto fare un mestiere sarei ricca...

Se c'è una cosa che non sopporto è vedere gente che stimo affondare la testa
nella sabbia, bestemmiare e sottrarsi a un confronto alla pari per mancanza di
argomenti, per manifesta mancanza di obiettività.
Io la testa nella sabbia non ce la butto, affogherei in un attimo.
E far finta di niente non rientra nella mia visione di leggerezza.
Mi dispiace, ma diversamente mi darei proprio fastidio.
Io la testa nella sabbia non ce la butto, affogherei in un attimo.
E far finta di niente non rientra nella mia visione di leggerezza.
Mi dispiace, ma diversamente mi darei proprio fastidio.
Una cosa dobbiamo dirla però.
Paris Hilton, Dio volendo stasera dormirà a casa, povera piccola.
Che c'aveva solo un paio d'asciugamani ed era pure senza cuscino.
Ma io dico, bisogna essere proprio affetti da crudeltà d'animo per non capire che queste cose una signorina la segnano per la vita, cazzo.
Aspetterò il tg di mezzanotte per sapere se ci sono novità...
Porca troia.
Paris Hilton, Dio volendo stasera dormirà a casa, povera piccola.
Che c'aveva solo un paio d'asciugamani ed era pure senza cuscino.
Ma io dico, bisogna essere proprio affetti da crudeltà d'animo per non capire che queste cose una signorina la segnano per la vita, cazzo.
Aspetterò il tg di mezzanotte per sapere se ci sono novità...
Porca troia.
Ora so per certo che non ci sono scuse.
La mia è una pigrizia che viene da lontano.
Avendo fatto così tanta strada prevedibilmente si è ritrovata stanca.
Per lei è arrivata l'ora del riposo.
Per me è giunto il momento di un risveglio.
La mia è una pigrizia che viene da lontano.
Avendo fatto così tanta strada prevedibilmente si è ritrovata stanca.
Per lei è arrivata l'ora del riposo.
Per me è giunto il momento di un risveglio.
Io mi domando cosa diavolo vi ha fatto la lingua italiana per martoriarla in
questo modo.
Esistono blog in cui i post non possono superare i 160 caratteri pena il raddoppio della tariffa? No perchè sennò non si spiegano i tt, nn, cmq, ll,zz, kk.
Abbiamo un linguaggio bellissimo, musicale come pochi altri, pieno di sfumature, ricco di fascino ed è pure gratis.
Vi prego, tenetene conto e usatelo. Così non vi si può leggere.
Esistono blog in cui i post non possono superare i 160 caratteri pena il raddoppio della tariffa? No perchè sennò non si spiegano i tt, nn, cmq, ll,zz, kk.
Abbiamo un linguaggio bellissimo, musicale come pochi altri, pieno di sfumature, ricco di fascino ed è pure gratis.
Vi prego, tenetene conto e usatelo. Così non vi si può leggere.
Eccoli dieci giorni di ferie. Eccheccazzo.
Faccio un lavoro che mi piace moltissimo, sai quando non ti fa fatica alzarti la mattina, quando un doppio turno non ti da sgomento, quando sai che una cosa sai fare bene e quella fai? Ecco io c'ho sto culo.
Il mio lavoro mi piace tanto.
Ma c'è un "ma". E quel "ma" ha un nome e un cognome, una voce petulante, una logorrea inarrestabile. Questo "ma" ti racconta incessantemente la vita sua, quella di sua madre e di suo padre e della famiglia tutta, i suoi amori presenti e passati da un quindicennio in qua, le sue serate, i suoi film preferiti, le sue canzoni preferite, i suoi autori preferiti, le vicissitudini del suo migliore amico, e ogni volta che blatera sconnessa di questi interessantissimi argomenti DEVE sottolineare che sono proprio i suoi preferiti, come se tu te lo dovessi segnare su un apposito taccuino a futura memoria, fosse mai che te lo scordi... Non ti da tregua, non serve a niente non guardarla mentre straparla, inutile negarle il benchè minimo segnale di coinvolgimento, lei va avanti come un treno; ogni tanto sbotti: "Mo' basta, mi rincoglionisci di discorsi, falla finita" oppure fai il verso di impiccarti, ti passi le dita a taglio sulle vene dei polsi... Nulla. Lei ride giuliva e continua. Allora prima della crisi isterica, mentre lei insiste imperterrita e assolutamente impermeabile a qualsiasi forma di ritegno, ti alzi, vai di là a farti un caffè, a fumare na sigaretta sperando che le si secchi la gola nel frattempo. Invece torni e lei ricomincia da dove aveva lasciato.
Ecco. Dieci giorni di ferie ci volevano. Perchè stavo per ucciderla.
Faccio un lavoro che mi piace moltissimo, sai quando non ti fa fatica alzarti la mattina, quando un doppio turno non ti da sgomento, quando sai che una cosa sai fare bene e quella fai? Ecco io c'ho sto culo.
Il mio lavoro mi piace tanto.
Ma c'è un "ma". E quel "ma" ha un nome e un cognome, una voce petulante, una logorrea inarrestabile. Questo "ma" ti racconta incessantemente la vita sua, quella di sua madre e di suo padre e della famiglia tutta, i suoi amori presenti e passati da un quindicennio in qua, le sue serate, i suoi film preferiti, le sue canzoni preferite, i suoi autori preferiti, le vicissitudini del suo migliore amico, e ogni volta che blatera sconnessa di questi interessantissimi argomenti DEVE sottolineare che sono proprio i suoi preferiti, come se tu te lo dovessi segnare su un apposito taccuino a futura memoria, fosse mai che te lo scordi... Non ti da tregua, non serve a niente non guardarla mentre straparla, inutile negarle il benchè minimo segnale di coinvolgimento, lei va avanti come un treno; ogni tanto sbotti: "Mo' basta, mi rincoglionisci di discorsi, falla finita" oppure fai il verso di impiccarti, ti passi le dita a taglio sulle vene dei polsi... Nulla. Lei ride giuliva e continua. Allora prima della crisi isterica, mentre lei insiste imperterrita e assolutamente impermeabile a qualsiasi forma di ritegno, ti alzi, vai di là a farti un caffè, a fumare na sigaretta sperando che le si secchi la gola nel frattempo. Invece torni e lei ricomincia da dove aveva lasciato.
Ecco. Dieci giorni di ferie ci volevano. Perchè stavo per ucciderla.
Predico da sempre ciò che mi dovrebbe tenere lontana.
Mi fa venire dubbi sulla mia onestà intellettuale la differenza tra ciò che affermo e ciò che faccio.
Lory fa una cosa, tesoro, predica meno e agisci più coerentemente.
Dammi retta.
Che sennò poi vomiti.
Mi fa venire dubbi sulla mia onestà intellettuale la differenza tra ciò che affermo e ciò che faccio.
Lory fa una cosa, tesoro, predica meno e agisci più coerentemente.
Dammi retta.
Che sennò poi vomiti.
Vedi? Le foglie avvizziscono, si accartocciano.
Tu manchi e qui l'orto va a rotoli, diventa deserto, la terra fertile diventa polvere.
Funzioni da irrigatore, da concime.
Praticamente sei una merda, ecco.

Tu manchi e qui l'orto va a rotoli, diventa deserto, la terra fertile diventa polvere.
Funzioni da irrigatore, da concime.
Praticamente sei una merda, ecco.

Ho approfittato
di questo giorno di riposo per dormicchiare, farmi uno shampoo lento, cominciare
"Everyman", vedere l'arrivo della tappa del giro d'Italia sottocasa, svuotare la
mente, godermi il silenzio, se fossi una lettrice di donnainforma direi
"ricaricare le batterie". Sono stata anche qualche ora più del solito in rete,
ho letto diversi post tramite quel tastino là in alto che ti permette di vedere
gli ultimi scritti inseriti. Ho trovato una serie davvero preoccupante di blog
di ragazzine in pieno delirio anoressico. Tredicenni, quattordicenni in crisi
nervosa per l'imperdonabile cazzata di aver ceduto al desiderio di un gelato;
una in particolare disperatissima: a pranzo s'è magnata due polpette, una
addirittura col sugo.
Cosa gli si può dire? D'impatto mi verrebbe voglia di non andarci tanto per il sottile, tranquillizzarle che così facendo tra non molto potrebbero essere finalmente felici, magrissime, dentro la loro bella cassa da morto. Ma mi trattengo, è un problema molto serio. La mancata risposta al bisogno di amore non si risolve tentando di sparire, diventando trasparenti. I danni della mancanza di senso critico verso le massificazioni, della prevaricazione dell'apparire sull'essere richiederebbero un intervento che non so attuare.
E me ne dispiaccio.
Cosa gli si può dire? D'impatto mi verrebbe voglia di non andarci tanto per il sottile, tranquillizzarle che così facendo tra non molto potrebbero essere finalmente felici, magrissime, dentro la loro bella cassa da morto. Ma mi trattengo, è un problema molto serio. La mancata risposta al bisogno di amore non si risolve tentando di sparire, diventando trasparenti. I danni della mancanza di senso critico verso le massificazioni, della prevaricazione dell'apparire sull'essere richiederebbero un intervento che non so attuare.
E me ne dispiaccio.
Non è la prima volta che mi capita di trovare, a commento di certe cose che
scrivo, frasi tipo: "Non ho capito niente, non si capisce nulla". Questa cosa
mi lascia un po' da pensare perchè non mi sembra francamente né di essere troppo
criptica, né di vaneggiare, né di non lasciare comunque trasparire un senso
anche se minimo. Certamente non è mia intenzione, scrivendo, rendicontare gli
avvenimenti che mi ispirano ciò che scrivo; nè mi interessa sforzarmi più di
tanto per essere capita nei particolari delle riflessioni che mi succede di
fare, forse perchè credo che non sia quella la parte migliore in ciò che si può
leggere di me. MI sembra abbastanza chiaro che parlo comunque di alcune forme
d'amore, di emozioni dissonanti legate al trovarmi di fronte a certi lati del
mio carattere che non sempre mi inorgogliscono e che a volte mi sorprendono,
della fatica che faccio certi giorni per tenermi insieme.
Cosa c'è che non si capisce? Cosa è che si dovrebbe capire?
Si apre una pagina e si legge quello che c'è scritto, ognuno ha un suo modo di dare lettura a ciò che vede. Se quello che si trova non comunica niente passare oltre ha il suono di un clic...
Cornina di lumaca? Un po' dai.. ma poco poco.
Cosa c'è che non si capisce? Cosa è che si dovrebbe capire?
Si apre una pagina e si legge quello che c'è scritto, ognuno ha un suo modo di dare lettura a ciò che vede. Se quello che si trova non comunica niente passare oltre ha il suono di un clic...
Cornina di lumaca? Un po' dai.. ma poco poco.
Mi do fastidio quando mi mancano le parole per dire esattamente quello che vorrei.. sempre sto cazzo di centro che si sposta.. sempre sta mira che gradatamente diventa sempre meno efficace..
Mi da fastidio non avere le palle per dirti l'unica cosa che meriterebbe che io ti dicessi, che quelle che dici sono cazzate travestite male, che non ci credo nemmeno per un attimo, che così ti trovo più offensivo di quando mi offendi davvero. Sei così radicato in me che mandarti a cagare vorrebbe dire mandarmi a cagare e in questo momento farlo mi costa troppo, che già sto messa in bilico sul ciglio di un dirupo, se mi lascio andare è finita. Non sono abbastanza forte adesso per tirare quelle cazzo di chiavi sul tetto.
Offesa. Io, quei due soldi di intelligenza che mi è rimasta, la mia capacità di comprensione.
Insultami piuttosto, lo sai fare meglio, mi sembri più vero. Ed è un tipo di offesa che sopporto.
Ma non so dirtelo e non saperlo fare ha lo schifosissimo sapore della solitudine.
C'è una cosa a cui non posso pensare stasera.
E' fondamentale che io me ne tenga alla larga, che la consideri compiuta, una faccenda sistemata. Non posso tornarci sopra perchè il pensarla mi da dolore.
Ma la mia testa gira gira e torna lì, senza briglie lei gira e torna lì in mezzo. Sento le pulsazioni vitali rallentare, ci provo un po' a combattere ma è come mi fosse stata tolta la capacità d'intervento.
Tento di sfuggire a quel tranello in ogni modo che posso.
Mi lascio fare.
Troverò il modo per venire via.
E' fondamentale che io me ne tenga alla larga, che la consideri compiuta, una faccenda sistemata. Non posso tornarci sopra perchè il pensarla mi da dolore.
Ma la mia testa gira gira e torna lì, senza briglie lei gira e torna lì in mezzo. Sento le pulsazioni vitali rallentare, ci provo un po' a combattere ma è come mi fosse stata tolta la capacità d'intervento.
Tento di sfuggire a quel tranello in ogni modo che posso.
Mi lascio fare.
Troverò il modo per venire via.
"Quando racconto di noi dico sempre che siamo come un famiglia vera, ci
mandiamo a cagare quando serve, a volte non riusciamo nemmeno a guardarci in
faccia dal nervoso che ci facciamo venire a vicenda, proprio come una famiglia
vera."
Il dono della sintesi.
Il dono della sintesi.
Questa notte sento forte la paura di morire.
Non mi capitava da un po' ma non ho mai dimenticato quanto fosse terribile.
Mi prendono di soppiatto, si insinuano senza fare rumore. Pur essendo io
totalmente consapevole della loro inutilità e evitandole più che la peste, è
come godessero di volontà propria presentandosi dunque all'improvviso quando
meglio credono, sgradite e arroganti, cocciute e dannose.
Avvelenano ghignanti ogni spontaneità, rubano a man bassa il valore del piacere che può venire da qualsiasi cosa che somigli loro troppo poco, sempre troppo poco.
Le aspettative sono una delle espressioni più deleterie della mia fragilità emotiva.
Cerco la formula per liberarmene definitivamente.
Ma non a parole. A fatti.
Avvelenano ghignanti ogni spontaneità, rubano a man bassa il valore del piacere che può venire da qualsiasi cosa che somigli loro troppo poco, sempre troppo poco.
Le aspettative sono una delle espressioni più deleterie della mia fragilità emotiva.
Cerco la formula per liberarmene definitivamente.
Ma non a parole. A fatti.
Mi sento sospesa, come un'equilibrista sul filo.
Laggiù qualcosa sicuramente succede.
Qui da me c'è solo questa sensazione che mi accorcia il fiato.
Laggiù qualcosa sicuramente succede.
Qui da me c'è solo questa sensazione che mi accorcia il fiato.
Prima o poi prenderò quel maledetto contagocce con il quale ti elargisci e lo farò in mille pezzi.
Giuro.
Adesso canto, metto su la mia musica e
canto.
Sono in amore. Che altro se non
cantare?
Due parole scritte precedute dal mio nome.
Ho intuìto lo sguardo, l'espressione del viso, la leggera contrattura della mascella.
Ho sentito il sibilo, il tono della voce, il suo timbro, il carattere secco, la perentorietà, perfino l'inflessione vanamente trattenuta.
Ho avvertito l'impercettibile, la tua certezza della mia precisione di ricezione, la danza sincrona della tua intenzione con la mia comprensione perfetta.
Ho praticamente "visto" un sorriso appena accennato, un misto tra soddisfazione, tenerezza e volontà di stemperare senza peraltro farmelo neppure lontanamente sottintendere, non sia mai che io debba rinunciare anche solo a una briciola di quel piacere sottile che il senso di colpa può offrirmi.
Ho anche finito il fumo, non ci sono scuse.
Io, in due parole, ti sento.
Ho intuìto lo sguardo, l'espressione del viso, la leggera contrattura della mascella.
Ho sentito il sibilo, il tono della voce, il suo timbro, il carattere secco, la perentorietà, perfino l'inflessione vanamente trattenuta.
Ho avvertito l'impercettibile, la tua certezza della mia precisione di ricezione, la danza sincrona della tua intenzione con la mia comprensione perfetta.
Ho praticamente "visto" un sorriso appena accennato, un misto tra soddisfazione, tenerezza e volontà di stemperare senza peraltro farmelo neppure lontanamente sottintendere, non sia mai che io debba rinunciare anche solo a una briciola di quel piacere sottile che il senso di colpa può offrirmi.
Ho anche finito il fumo, non ci sono scuse.

Io, in due parole, ti sento.
Conto i giorni.
Voglio venire da te, trovarti, immergermi nella lattiginosa atmosfera che si crea ogni volta in quelle stanze. Voglio trovare nuove angolature dalle quali guardarti la bocca, dio quanto mi piace quella bocca...
Voglio infilare le dita tra i tuoi capelli, così tanti che anche l'acqua fatica a passarci.. Voglio essere lì per stupirmi di quei piccoli movimenti che non mi aspetto, tenere il mio piede sotto il tuo per sentirlo dondolare quando stai per addormentarti.
Voglio essere con te e non chiedere nulla.
Voglio avere la faccia vicina quando dici le cose che mi dici, e guardarti mentre lo fai.
Voglio ancora quel momento inspiegabile, quando siamo lì e sembra di esserci da sempre, che viene naturale pensare alla quantità di tempo che è passato, a tutto ciò che è successo e a come sia potuto accadere davvero. E viene naturale anche sorridere e non crederlo possibile.
Estranei intimi.
Conto i giorni.
Voglio venire da te, trovarti, immergermi nella lattiginosa atmosfera che si crea ogni volta in quelle stanze. Voglio trovare nuove angolature dalle quali guardarti la bocca, dio quanto mi piace quella bocca...
Voglio infilare le dita tra i tuoi capelli, così tanti che anche l'acqua fatica a passarci.. Voglio essere lì per stupirmi di quei piccoli movimenti che non mi aspetto, tenere il mio piede sotto il tuo per sentirlo dondolare quando stai per addormentarti.
Voglio essere con te e non chiedere nulla.
Voglio avere la faccia vicina quando dici le cose che mi dici, e guardarti mentre lo fai.
Voglio ancora quel momento inspiegabile, quando siamo lì e sembra di esserci da sempre, che viene naturale pensare alla quantità di tempo che è passato, a tutto ciò che è successo e a come sia potuto accadere davvero. E viene naturale anche sorridere e non crederlo possibile.
Estranei intimi.
Conto i giorni.
Prima il partito era comunista, bellissimo, bandiere rosse, andiamo,
sventoliamo passioni e cambiamo il mondo.
Poi è diventato partito democratico della sinistra e vabbè stringiamo i denti, ragioniamo, diventiamo grandi su che è ora, non facciamo le bizze, bambini.
In seguito qualcuno ha sbattutto qualche porta e allora si toglie la parola partito, si lascia un ds; la "s" a specificare che comunque di sinistra siamo, tranquilli.
Segue un delirio bucolico di ulivi e margherite; un caratteristico effetto polverizzante che comunque ci leva l'ansia. Qui si litiga, mica cazzi, è tutto a posto.
Mo piazza pulita. Partito democratico, tarallucci, vino e morta lì.
E la sinistra? Ci siamo persi per la strada la sinistra?
C'è qualcosa che mi sfugge.
Poi è diventato partito democratico della sinistra e vabbè stringiamo i denti, ragioniamo, diventiamo grandi su che è ora, non facciamo le bizze, bambini.
In seguito qualcuno ha sbattutto qualche porta e allora si toglie la parola partito, si lascia un ds; la "s" a specificare che comunque di sinistra siamo, tranquilli.
Segue un delirio bucolico di ulivi e margherite; un caratteristico effetto polverizzante che comunque ci leva l'ansia. Qui si litiga, mica cazzi, è tutto a posto.
Mo piazza pulita. Partito democratico, tarallucci, vino e morta lì.
E la sinistra? Ci siamo persi per la strada la sinistra?
C'è qualcosa che mi sfugge.
E' quello che non riesco a dire che, più del resto, crea dediche.
Un sentire che non trova sfogo.
Ti offro adesso un silenzio carico di me.
Non ho, al momento, un dono più prezioso da farti.
Un sentire che non trova sfogo.
Ti offro adesso un silenzio carico di me.
Non ho, al momento, un dono più prezioso da farti.
Sono io quella che scrive le parole che hai letto.
Mi intimidisco per pudore ma non ha senso.
Sono io e voglio darmi senza tenermi niente. Anche così.
Chissà se hai sorriso di soddisfazione, se ti sei meravigliato più di me.
Ma sono io.
Prenditi tutto.
Mi intimidisco per pudore ma non ha senso.
Sono io e voglio darmi senza tenermi niente. Anche così.
Chissà se hai sorriso di soddisfazione, se ti sei meravigliato più di me.
Ma sono io.
Prenditi tutto.
Un gozzo ligure, bianco e azzurro. Certo c'è da metterci le mani, decisamente
dargli una pulita come si deve, e personalizzarlo un po'. E' fantastico, non
troppo grande ma nemmeno minuscolo, è un po' poco vissuto adesso ma le
vicissitudini non gli mancheranno nel tempo a venire, quindi rafforzerà la
grinta.
Per la pesca è perfetto, ci sono un sacco di anfratti dove riporre definitivamente alcuni pezzi di attrezzatura fissa, quelle due panchine parlano di attese non troppo lunghe.
E poi uscire a trovare le calette per spiaggiare, a vivere il mare circondandosene, stare là fuori anche in silenzio.
Un piccolo stupido sogno quel gozzetto ligure.
Mi sembra incredibile ma da oggi è davvero mio.
Per la pesca è perfetto, ci sono un sacco di anfratti dove riporre definitivamente alcuni pezzi di attrezzatura fissa, quelle due panchine parlano di attese non troppo lunghe.
E poi uscire a trovare le calette per spiaggiare, a vivere il mare circondandosene, stare là fuori anche in silenzio.
Un piccolo stupido sogno quel gozzetto ligure.
Mi sembra incredibile ma da oggi è davvero mio.
Ma perchè mi preoccupo del tempo?
Perchè non dismetto la necessità di certezze a riguardo, che me ne
faccio mai?
Vai e vieni come le onde nella marea.
Ti accolgo sempre, come la sabbia.
Il tempo, nell'amore, non esiste.
Il tempo, all'amore, non serve.
E' vero che certe cose non cambiano mai. Per certi versi il mio modo di
vivere l'amore è una di quelle.
Ma quale amore poi, ma per piacere...
Mi ritrovo immersa in un fango melmoso di sensazioni già vissute, alle quali ho reagito praticamente alla stessa maniera, come se non fossi stata capace di imparare niente, nonostante io mi affanni tanto ad assicurare il contrario, soprattutto a me stessa.
Io sono sempre quella.
Pensandoci bene devo darmi atto però di riuscire forse a controllare di più certe compulsività che mi spingerebbero a comportamenti distruttivi. Auto-distruttivi, manco a dirlo.
Ma dentro l'ansia brucia come mille diavoli all'inferno e la scorsa notte non c'era un cazzo da controllare, brucia e basta e non appena ho tempo di ascoltare tutto quel bruciore, cado all'indietro, priva di forze come se morissi di stenti. Forse è davvero quello che mi sta succedendo. Già visto sto film.
Allora mi violento e mi allontano ancora. Ma che fatica, cazzo...
Che fatica...
Ma quale amore poi, ma per piacere...
Mi ritrovo immersa in un fango melmoso di sensazioni già vissute, alle quali ho reagito praticamente alla stessa maniera, come se non fossi stata capace di imparare niente, nonostante io mi affanni tanto ad assicurare il contrario, soprattutto a me stessa.
Io sono sempre quella.
Pensandoci bene devo darmi atto però di riuscire forse a controllare di più certe compulsività che mi spingerebbero a comportamenti distruttivi. Auto-distruttivi, manco a dirlo.
Ma dentro l'ansia brucia come mille diavoli all'inferno e la scorsa notte non c'era un cazzo da controllare, brucia e basta e non appena ho tempo di ascoltare tutto quel bruciore, cado all'indietro, priva di forze come se morissi di stenti. Forse è davvero quello che mi sta succedendo. Già visto sto film.
Allora mi violento e mi allontano ancora. Ma che fatica, cazzo...
Che fatica...
Ora io capisco bene che la briscola bugiarda non sia uno di quei passatempi
così in voga tra la gente normale, ma io stasera ho creato una mano da
antologia.. Un bluff perfetto.. Chiunque conosca un po' questo gioco può
immaginare di cosa parlo. Non ho vinto niente ma è stato bellissimo..
Chiudo gli occhi.
Ho sulla lingua un piccolo ciondolo, non riesco a credere di non averci più pensato a quel ciondolo, giuro...
Le mie labbra gli sfiorano la base del collo, le onde formate dai muscoli ormai sempre più sciolti, mentre quel minuscolo pezzetto di oro mi gira nella bocca.
Ho i capelli sulla faccia, riesco a intravedere tra le ciglia il movimento di uno sguardo, ho le mani su quella schiena da quasi un'ora e non c'è bisogno di dire niente ma io parlo, le labbra addosso e parlo sottovoce, il suo respiro regolare è una danza che cambia ritmo, apre gli occhi un po' di più, "cosa dici... non riesco a sentirti"
Anche la voce mi rende tutto comprensibile, anche quella.
Sorrido e vorrei fermare il tempo.
"Niente, non sto dicendo niente... Ti sto baciando, ascoltami..."
Ho sulla lingua un piccolo ciondolo, non riesco a credere di non averci più pensato a quel ciondolo, giuro...
Le mie labbra gli sfiorano la base del collo, le onde formate dai muscoli ormai sempre più sciolti, mentre quel minuscolo pezzetto di oro mi gira nella bocca.
Ho i capelli sulla faccia, riesco a intravedere tra le ciglia il movimento di uno sguardo, ho le mani su quella schiena da quasi un'ora e non c'è bisogno di dire niente ma io parlo, le labbra addosso e parlo sottovoce, il suo respiro regolare è una danza che cambia ritmo, apre gli occhi un po' di più, "cosa dici... non riesco a sentirti"
Anche la voce mi rende tutto comprensibile, anche quella.
Sorrido e vorrei fermare il tempo.
"Niente, non sto dicendo niente... Ti sto baciando, ascoltami..."
Ti ho mandato un messaggio oggi.
Era desiderio, una voglia feroce, volevo dirtelo, comunque trovare il sistema di abbracciarti in qualche modo, che tu sapessi che mi ero svegliata così, con quella smania di averti, libera dal pudore, con le parole che ti piace sentirmi dire, buttate fuori senza filtri, così come nascono, oscene di purezza.
Dovevo dirtelo.
Farti sorridere di compiacimento, anche solo per un attimo, mi piaceva l'idea che ti arrivasse il turbinìo muto che mi sorprende ogni volta che non devo correre, è roba tua quella ed era giusto che tu l'avessi, un regalo da darti subito, forse un po' azzardato, magari poco ragionato, per nulla prudente, ma vivo.
Ho aspettato tutto il giorno che tu mi rispondessi.
Inutilmente.
Tutto come al solito. Allora anche questo mio sentire di stasera è un regalo per te.
Certe cose non cambiano mai.
Era desiderio, una voglia feroce, volevo dirtelo, comunque trovare il sistema di abbracciarti in qualche modo, che tu sapessi che mi ero svegliata così, con quella smania di averti, libera dal pudore, con le parole che ti piace sentirmi dire, buttate fuori senza filtri, così come nascono, oscene di purezza.
Dovevo dirtelo.
Farti sorridere di compiacimento, anche solo per un attimo, mi piaceva l'idea che ti arrivasse il turbinìo muto che mi sorprende ogni volta che non devo correre, è roba tua quella ed era giusto che tu l'avessi, un regalo da darti subito, forse un po' azzardato, magari poco ragionato, per nulla prudente, ma vivo.
Ho aspettato tutto il giorno che tu mi rispondessi.
Inutilmente.
Tutto come al solito. Allora anche questo mio sentire di stasera è un regalo per te.
Certe cose non cambiano mai.
Succede che nella vita accadano attimi delicatissimi.
Che già a mettere in fila gli avvenimenti che portano a simili aggettivi, si perde il senso, il nocciolo di ciò che si intende. Attimi delicati, impensabili, leggéri come tele di ragno, tenaci uguali. Sono fili di comunicazione invisibili, si manifestano in forme diverse, spesso sconnesse tra loro, testimoni di una impensata versatilità d'animo, comunque consapevoli di saper farsi inequivocabilmente riconoscere.
Io li sento tutti dentro di me.
Che già a mettere in fila gli avvenimenti che portano a simili aggettivi, si perde il senso, il nocciolo di ciò che si intende. Attimi delicati, impensabili, leggéri come tele di ragno, tenaci uguali. Sono fili di comunicazione invisibili, si manifestano in forme diverse, spesso sconnesse tra loro, testimoni di una impensata versatilità d'animo, comunque consapevoli di saper farsi inequivocabilmente riconoscere.
Io li sento tutti dentro di me.
La notte scorsa ho fatto un sogno. Entravo in agenzia, andavo al lavoro, e
dentro ho trovato quattro lupi neri bellissimi, con gli occhi gialli, uno di
loro era cucciolo, gli altri tre esemplari giovani ma già quasi
adulti.
Mi guardavano con un'espressione intensa, concentrata ed assente al tempo stesso, come se fossero ipnotizzati dalla mia presenza. Ero meravigliata e affascinata, sentivo che avevo potere su di loro, avevo la sensazione di essere la custode della loro natura selvaggia. In quella stanza non c'era paura.
Chi sono quei lupi?
Mi guardavano con un'espressione intensa, concentrata ed assente al tempo stesso, come se fossero ipnotizzati dalla mia presenza. Ero meravigliata e affascinata, sentivo che avevo potere su di loro, avevo la sensazione di essere la custode della loro natura selvaggia. In quella stanza non c'era paura.
Chi sono quei lupi?
Ogni volta che vorrei centrare il punto questo si sposta e io cado nel vuoto.
Non è niente, già. Non è niente di esprimibile, nulla di codificabile, per adesso sono costretta a rinunciare.
Un niente decisamente atipico però, perchè anche se non so come dirlo, esiste e fa pure un sacco di casino.
Non è niente, già. Non è niente di esprimibile, nulla di codificabile, per adesso sono costretta a rinunciare.
Un niente decisamente atipico però, perchè anche se non so come dirlo, esiste e fa pure un sacco di casino.
Ingenuità da regalare non ne ho più...
Non affogo, continuo a respirare.
Non affogo, continuo a respirare.
Non me l'aspettavo, sono una stupida, lo so. Solo una stupida legge quelle
parole e si emoziona, una stupida smemorata che fa così tanto finta di crederci
da arrivare quasi a crederci davvero. Non me l'aspettavo. Ho pensato mezzo
pomeriggio al momento che avrei aperto quella lettera, ho imparato ad aspettarmi
le peggiori cose, ho messo in pratica ciò che ho dovuto giocoforza
assimilare.
E invece trovo quelle bugie così dolcemente costruite, così scritte di getto, umane, così imperfette da sembrare vere, così lontane da ciò che mi hai insegnato, e mi emoziono. E allora penso a treni da prendere, sensi di colpa da soffocare, giorni di riposo da organizzare, il fastidio per me stessa da tralasciare, razionalità a cui non dare ascolto, crollo dell'autostima da minimizzare, tempi da far coincidere, facilitazioni da stanare, voglia da morire, giorni da registrare, circuiti mnemonici da distruggere... e Io so perfettamente che sarà anche indiscutibilmente vero che non ci credo più a quello che dici, ma da te, però, ci vengo.
E invece trovo quelle bugie così dolcemente costruite, così scritte di getto, umane, così imperfette da sembrare vere, così lontane da ciò che mi hai insegnato, e mi emoziono. E allora penso a treni da prendere, sensi di colpa da soffocare, giorni di riposo da organizzare, il fastidio per me stessa da tralasciare, razionalità a cui non dare ascolto, crollo dell'autostima da minimizzare, tempi da far coincidere, facilitazioni da stanare, voglia da morire, giorni da registrare, circuiti mnemonici da distruggere... e Io so perfettamente che sarà anche indiscutibilmente vero che non ci credo più a quello che dici, ma da te, però, ci vengo.
Baci, di notte, sulla strada...
Sorrisi e ancora baci.
Tenerezza e impazienza mescolate alle luci gialle, aria calda che sale dal marciapiede.
Baci, di notte, sulla strada...
sorrido e ancora baci.
Sorrisi e ancora baci.
Tenerezza e impazienza mescolate alle luci gialle, aria calda che sale dal marciapiede.
Baci, di notte, sulla strada...
sorrido e ancora baci.
"It's a mystery
to me, the game
commences
for the usual
fee, plus
expenses...
confidential
information in a
diary
this is my investigation not a public inquiry...
this is my investigation not a public inquiry...
And what have you
got at
the end of the day?
What have you got to take away?
What have you got to take away?
A bottle of whisky and
a new set of lies
Blinds on the windows
and pain behind your eyes...
Scarred for life,
no compensation
A private
investigation..."
(dire straits - private
investigation)
Ho davvero voglia di te.
Di sentirti, di ritrovare ciò che non so dimenticare, possa essere maledetta qualsiasi cosa sia. Probabilmente la tua furia incurante.
Su di me.
In certi momenti ti voglio così tanto che se sto immobile, ad occhi chiusi, e respiro appena mi sembra di essere ancorà lì sotto di te, di non essere mai venuta via, come se davvero fosse il mio posto, come se lì sotto io ci fossi in qualche modo nata.
Tu certamente sai di cosa parlo.
Di sentirti, di ritrovare ciò che non so dimenticare, possa essere maledetta qualsiasi cosa sia. Probabilmente la tua furia incurante.
Su di me.
In certi momenti ti voglio così tanto che se sto immobile, ad occhi chiusi, e respiro appena mi sembra di essere ancorà lì sotto di te, di non essere mai venuta via, come se davvero fosse il mio posto, come se lì sotto io ci fossi in qualche modo nata.
Tu certamente sai di cosa parlo.
Vedo parole e mi sembra di inciampare in uno specchio.
Mi sbattono in faccia che esisto anche dove non penserei mai, come fossi sparsa in giro senza saperlo.
Guardarmi riflessa in quegli specchi conferisce senso allo scorrere delle cose, mi ritrovo un po' sorpresa ma piuttosto compiaciuta.
Non incredula.
Mi sbattono in faccia che esisto anche dove non penserei mai, come fossi sparsa in giro senza saperlo.
Guardarmi riflessa in quegli specchi conferisce senso allo scorrere delle cose, mi ritrovo un po' sorpresa ma piuttosto compiaciuta.
Non incredula.
Senza dover dire troppe cose
dovrei ricordarmi chi sono
partire e andare a vedere la mano.
Questo dovrei fare, e non ci riesco.
Nessun bluff dura mai troppo a lungo,
così.
Mi concederò di essere indulgente anche con le mie debolezze, di perdonarmi,
di non dare spazio alle fitte di vergogna che cercano di avvelenarmi il ricordo
di certe giornate, di non essere inflessibile nei miei meccanismi, di poter
scegliere percorsi alternativi senza accigliarmi.
Mi concederò di non tendere all'inattaccabilità, di lasciarmi correggere sorridendo, di ammettere di non sapere sempre cosa dire, come dirlo, di non sentirmi in colpa per ciò che non riesco a fare o ad essere.
Mi concederò di chiedere aiuto se ne ho bisogno, di delegare risoluzioni a cui non arrivo, di non avere sempre il timore di disturbare.
Mi concederò un po' di morbidezza, un po' di confusione, qualche approssimazione, la possibilità di ritardare, di rimandare.
Mi concederò tutto ciò che concedo così volentieri a chi mi circonda, con la stessa affettuosità, con la stessa genuina e amorevole comprensione;
Chissà che io non riesca ad essere più serena di quanto sono, forse migliore.
Mi concederò di non tendere all'inattaccabilità, di lasciarmi correggere sorridendo, di ammettere di non sapere sempre cosa dire, come dirlo, di non sentirmi in colpa per ciò che non riesco a fare o ad essere.
Mi concederò di chiedere aiuto se ne ho bisogno, di delegare risoluzioni a cui non arrivo, di non avere sempre il timore di disturbare.
Mi concederò un po' di morbidezza, un po' di confusione, qualche approssimazione, la possibilità di ritardare, di rimandare.
Mi concederò tutto ciò che concedo così volentieri a chi mi circonda, con la stessa affettuosità, con la stessa genuina e amorevole comprensione;
Chissà che io non riesca ad essere più serena di quanto sono, forse migliore.
Hai ragione. E' una notte disperata. Ma sta passando.
Non mi ha mai detto che giocava a pallone. Anzi. Ogni domenica sera alla tv
si incazza come una biscia che non trasmettono altro che partite... che a lui
delle partite, del campionato, del gioco del calcio non gliene frega niente. E
oggi mi portano una fotografia.
Un cliente affezionato sorride e mi dice: "Guarda un po' se riconosci qualcuno qui."
Sono undici ragazzi e uno di loro è lui. Accovacciato, coi calzettoni e le scarpe coi tacchetti. Ha l'orologio al polso ed è pure un bell'orologio, i suoi compagni hanno le catenine al collo, sicuramente era una partitella nel campetto, hanno però una divisa sociale, un qualcosa di semiserio insomma. Credo che tutti abbiano intorno ai vent'anni. Domattina quando mi sveglierà, davanti al caffè glielo chiederò. Perchè papà non mi hai mai detto che giocavi a pallone?
Non vedo l'ora. E mi immagino la sua faccia a guardare quella foto che di sicuro non si ricorda.
Non riesco a dire perchè ma stasera sono quasi felice.
Un cliente affezionato sorride e mi dice: "Guarda un po' se riconosci qualcuno qui."
Sono undici ragazzi e uno di loro è lui. Accovacciato, coi calzettoni e le scarpe coi tacchetti. Ha l'orologio al polso ed è pure un bell'orologio, i suoi compagni hanno le catenine al collo, sicuramente era una partitella nel campetto, hanno però una divisa sociale, un qualcosa di semiserio insomma. Credo che tutti abbiano intorno ai vent'anni. Domattina quando mi sveglierà, davanti al caffè glielo chiederò. Perchè papà non mi hai mai detto che giocavi a pallone?
Non vedo l'ora. E mi immagino la sua faccia a guardare quella foto che di sicuro non si ricorda.
Non riesco a dire perchè ma stasera sono quasi felice.
Certo l'attrezzatura è bella tosta. Nessuno dei pescatori che incrociamo
nelle nostre battute di pesca ha un'attrezzatura di simile qualità; c'è tutto
quello che serve e anche qualche cosa che non serve ma che fa piacere che ci
sia. Tutto inutile in realtà e rido di una giornata di dicembre passata sulla
spiaggia di sestri levante a fornire un cenone prenatalizio ai pescetti da
ciondolo pescati. Ringraziavano commossi ruttando "Don't touch my breil" prima
di essere ributtati in acqua. Evabbè... chi si arrende è perduto.
....e oggi in macchina pensavo che se si risolvesse anche solo in questo andrebbe già bene.
Pensavo che anche solo la sensazione di benessere che si innesca dentro di me ogni volta che metto un disco mio, un disco dei miei.. solo quell'emozione basterebbe a farmi dire che un motivo c'è. Anche se non ci fosse altro che quello sarebbe già sufficiente. Per me. E non mi sembrerebbe poco.
(someday I'm gonna be free,
lord...)
Sto facendo un corso esperienziale di degustazione di vini.
Affondare il naso nei calici e trovare i profumi è stato esaltante. Mi rendo conto che probabilmente il mio handicap olfattivo è una questione di scarsa memoria. Mi metto lì con gli occhi chiusi e mi concentro su quelle fragranze che si mescolano dentro la qualità del vino, e poi le isolo una ad una. Non le riconosco ma le sento. Devo metterci attenzione, cercare di mandare in memoria, non mi viene facile ma forse ce la posso fare.
Ho sentito i miei compagni di corso snocciolare descrizioni di sentori che mi hanno fatto sorridere di meraviglia: fumo, liquirizia, rosa, ceralacca, mare mosso, traversine di cemento (mi prendi per il culo!? NO! sniffa e dimmi se non ci senti la stazione!), camino, menta, cuoio, viola, nebbia, erba appena tagliata, sottobosco, pino marittimo, ambra, susina acerba, scorze candite e melograno.
Riesling, Aglianico, Tocai-Chardonnay, Sirah.
Chianti classico, Rosso di Montalcino, Morellino di Scansano, Sangiovese in purezza.
Sorrido. Mi concentro e mi lascio andare. Ci credo e forse ce la posso fare davvero.
A Natale, qui a casa, intanto berremo vino buono.
Affondare il naso nei calici e trovare i profumi è stato esaltante. Mi rendo conto che probabilmente il mio handicap olfattivo è una questione di scarsa memoria. Mi metto lì con gli occhi chiusi e mi concentro su quelle fragranze che si mescolano dentro la qualità del vino, e poi le isolo una ad una. Non le riconosco ma le sento. Devo metterci attenzione, cercare di mandare in memoria, non mi viene facile ma forse ce la posso fare.
Ho sentito i miei compagni di corso snocciolare descrizioni di sentori che mi hanno fatto sorridere di meraviglia: fumo, liquirizia, rosa, ceralacca, mare mosso, traversine di cemento (mi prendi per il culo!? NO! sniffa e dimmi se non ci senti la stazione!), camino, menta, cuoio, viola, nebbia, erba appena tagliata, sottobosco, pino marittimo, ambra, susina acerba, scorze candite e melograno.
Riesling, Aglianico, Tocai-Chardonnay, Sirah.
Chianti classico, Rosso di Montalcino, Morellino di Scansano, Sangiovese in purezza.
Sorrido. Mi concentro e mi lascio andare. Ci credo e forse ce la posso fare davvero.
A Natale, qui a casa, intanto berremo vino buono.
Gli addii, quelli veri, sgorgano lenti come lava.
Quasi mai sono accompagnati da lacrime, da occhiate nostalgiche giù dal finestrino. Ma non per altro, solo che mentre succedono non sono consapevoli essi stessi della loro messa in atto, figuriamoci noi, quindi diradano, indolenti, senza nessuno spirito di volontà, senza nessun senso di abbandono. Sarebbe perfino bello lasciarsi andare a tristezze disperate, a tormenti lamentosi, ad angosce da non-ritorno ma no.. No.
Somigliano un po' a certi pomeriggi noiosi, nei quali non si sa bene dove andrà a finire la giornata, e non c'è sorpresa che riesca a togliere il torpore, perchè quel torpore ci ha già affascinato a dovere ed è solo dentro di lui che vogliamo stare.
Gli addii, quelli veri, sanno di risacca di mare.
Piccoli ritorni sembrano allontanarne la venuta eppure non sono ritorni, sono parvenze di presenze, sono lotte, negazioni trinariciute, scaramanzie, esorcismi. Impietose dimostrazioni del loro ineluttabile avvento.
Gli addii, quelli veri, non salutano mai.
Screanzati.
Quasi mai sono accompagnati da lacrime, da occhiate nostalgiche giù dal finestrino. Ma non per altro, solo che mentre succedono non sono consapevoli essi stessi della loro messa in atto, figuriamoci noi, quindi diradano, indolenti, senza nessuno spirito di volontà, senza nessun senso di abbandono. Sarebbe perfino bello lasciarsi andare a tristezze disperate, a tormenti lamentosi, ad angosce da non-ritorno ma no.. No.
Somigliano un po' a certi pomeriggi noiosi, nei quali non si sa bene dove andrà a finire la giornata, e non c'è sorpresa che riesca a togliere il torpore, perchè quel torpore ci ha già affascinato a dovere ed è solo dentro di lui che vogliamo stare.
Gli addii, quelli veri, sanno di risacca di mare.
Piccoli ritorni sembrano allontanarne la venuta eppure non sono ritorni, sono parvenze di presenze, sono lotte, negazioni trinariciute, scaramanzie, esorcismi. Impietose dimostrazioni del loro ineluttabile avvento.
Gli addii, quelli veri, non salutano mai.
Screanzati.
Della pelle levigata, un respiro contratto, sincopato, di donna.
Questo è ciò che mi piacerebbe, inutile, emozionato, stasera, tra le mie mani.
Per dare vita a un concerto muto da tempo.
Per meravigliarmi della musica che potrei comporre. Per stare lì ad ascoltare ciò che si muove, fino a domani.
Senza spiegare nulla.
Questo è ciò che mi piacerebbe, inutile, emozionato, stasera, tra le mie mani.
Per dare vita a un concerto muto da tempo.
Per meravigliarmi della musica che potrei comporre. Per stare lì ad ascoltare ciò che si muove, fino a domani.
Senza spiegare nulla.
Vorrei sapere se tra coloro che passano di qui c'è un elettore o un'elettrice
di Forza Italia che stasera ha visto la puntata di Annozero. Vorrei sapere come
si è sentito. Non è una domanda retorica, giuro. Io non posso credere che tutti
gli elettori di quel partito abbiano quelle idee classiste, quel modo di fare da
parvenue dell'ultim'ora, quell'oceanica mancanza di senso della giustizia
sociale, quella scellerata eppur cieca fede nella legge del più furbo, quella
ridicola e svilente attitudine a mentire e pure male oltretutto, che si vede
lontano un miglio che mentono quando gli si chiede: "Ma lei le tasse le paga?",
quella lampante malafede che ho visto nelle facce, negli sguardi obliqui, nelle
parole balbettate in tono immotivamente difensivo degli elettori e degli
attivisti di partito intervistati questa sera dalla giornalista.
Io non posso credere che siano tutti così.
Ci sarà qualcuno che ha il coraggio di dire: "Non mi riconosco in quella roba immonda e mi vergogno di quei compagni di partito ma voto Forza Italia perchè...." Ecco, datemi soddisfazione. Vi prego.
Io non posso credere che siano tutti così.
Ci sarà qualcuno che ha il coraggio di dire: "Non mi riconosco in quella roba immonda e mi vergogno di quei compagni di partito ma voto Forza Italia perchè...." Ecco, datemi soddisfazione. Vi prego.
" .... è andando via che si rimane......"
(z.
fornaciari - troppa fedeltà)
"Sono piena di mosche. Ovunque. Larve sottopelle, stadi
diversi, di notte sento perfino il loro odioso rumore. Un ronzio sordo,
incessante, ributtante. Le vedo muoversi, sento i loro tentativi di volo nel mio
ventre. Si nutrono di me, della carne, del sangue, le mie molecole sono il loro
nido.
Un prurito osceno mi scuote, non riesco a alleviare lo schifo, il dolore, soprattutto lo schifo, il disgusto, la disperazione. Ho paura, cazzo, sono terrorizzata. Via, andate via cazzo, via!!!!
Credo che si prenderanno la mia vita. Devo aprirmi, dar loro una via di sfogo, non prima di aver spalancato le finestre e poi chiudermi, ricoprirmi di cera, sigillarmi."
Devo liberarmi dal mio incubo o ne morirò.
Un prurito osceno mi scuote, non riesco a alleviare lo schifo, il dolore, soprattutto lo schifo, il disgusto, la disperazione. Ho paura, cazzo, sono terrorizzata. Via, andate via cazzo, via!!!!
Credo che si prenderanno la mia vita. Devo aprirmi, dar loro una via di sfogo, non prima di aver spalancato le finestre e poi chiudermi, ricoprirmi di cera, sigillarmi."
Devo liberarmi dal mio incubo o ne morirò.
Minchia che giro largo ho fatto stasera!
Tornare a casa è da sempre un'occupazione per me. Torno a casa, dal lavoro, dai viaggi, dai pomeriggi senza meta, dalle serate come queste. E ci sono certi giorni, come oggi, in cui celebro. Celebro me, la mia vita, il mio essere, lo faccio da sola, senza vergogna, senza scopo, mi celebro e con me ciò che amo, cose, pensieri, canzoni, sì soprattutto musica.
Allora faccio un giro largo per tornare a casa, e mi metto su un disco come quello di stasera.
E canto.
:)
Tornare a casa è da sempre un'occupazione per me. Torno a casa, dal lavoro, dai viaggi, dai pomeriggi senza meta, dalle serate come queste. E ci sono certi giorni, come oggi, in cui celebro. Celebro me, la mia vita, il mio essere, lo faccio da sola, senza vergogna, senza scopo, mi celebro e con me ciò che amo, cose, pensieri, canzoni, sì soprattutto musica.
Allora faccio un giro largo per tornare a casa, e mi metto su un disco come quello di stasera.
E canto.
:)
Adesso come stai?
Beh non c'è niente che va male, se mi guardo intorno non posso dire che ci sia davvero qualcosa che va male, il lavoro gira, mi sento apprezzata, benvoluta e gratificata dai miei colleghi e dai nostri clienti, lo stato d'animo è tranquillo, di notte dormo, la mattina mi sveglio senza fatica, mangio con gusto, vedo gli amici con piacere anche se il piacere si è un po' rarefatto per la verità, ma quando vado li trovo, il mio senso dell'umorismo tiene, direi bene, vedo i miei interlocutori sorridere spesso a volte ridere di gusto, l'atmosfera in famiglia è per lo più serena, leggo incessantemente cose che mi piacciono, sono libera dal bisogno del denaro e posso comprarmi tutto quello che mi va, non perchè abbia una quantità di denaro esagerato, ma perchè non ho desiderio di ciò che non potrei permettermi, i progetti latitano, quello sì, e la cosa mi da un soffuso senso di insoddisfazione ma per la miseria non posso pretendere che tutto sia accettabile, mi sono un po' abbandonata alle giornate che trascorrono senza colpo ferire, con poche scosse. Fondamentalmente faccio ciò che ho voglia di fare e mi sembra una cosa obiettivamente positiva. Ecco, sto così. Bene, no?
Non ho l'amore. Non mi è mai stato semplice averne, probabilmente è così per molti, ma ultimamente certe mie reazioni a determinati tentativi di avvicinamento mi fanno capire che non sono tanto propensa a riceverne, forse mi sono impigrita, forse le mie aspettative si sono fatte troppo alte per poter essere soddisfatte, le mie difese troppo rigide per non sembrare impenetrabili, forse dovrei rischiare di più, provare a mostrare ancora il fianco. Ma chissà se tutto questo c'entra davvero qualcosa col fatto che l'amore non ce l'ho.
Di certo mi manca.
Beh non c'è niente che va male, se mi guardo intorno non posso dire che ci sia davvero qualcosa che va male, il lavoro gira, mi sento apprezzata, benvoluta e gratificata dai miei colleghi e dai nostri clienti, lo stato d'animo è tranquillo, di notte dormo, la mattina mi sveglio senza fatica, mangio con gusto, vedo gli amici con piacere anche se il piacere si è un po' rarefatto per la verità, ma quando vado li trovo, il mio senso dell'umorismo tiene, direi bene, vedo i miei interlocutori sorridere spesso a volte ridere di gusto, l'atmosfera in famiglia è per lo più serena, leggo incessantemente cose che mi piacciono, sono libera dal bisogno del denaro e posso comprarmi tutto quello che mi va, non perchè abbia una quantità di denaro esagerato, ma perchè non ho desiderio di ciò che non potrei permettermi, i progetti latitano, quello sì, e la cosa mi da un soffuso senso di insoddisfazione ma per la miseria non posso pretendere che tutto sia accettabile, mi sono un po' abbandonata alle giornate che trascorrono senza colpo ferire, con poche scosse. Fondamentalmente faccio ciò che ho voglia di fare e mi sembra una cosa obiettivamente positiva. Ecco, sto così. Bene, no?
Non ho l'amore. Non mi è mai stato semplice averne, probabilmente è così per molti, ma ultimamente certe mie reazioni a determinati tentativi di avvicinamento mi fanno capire che non sono tanto propensa a riceverne, forse mi sono impigrita, forse le mie aspettative si sono fatte troppo alte per poter essere soddisfatte, le mie difese troppo rigide per non sembrare impenetrabili, forse dovrei rischiare di più, provare a mostrare ancora il fianco. Ma chissà se tutto questo c'entra davvero qualcosa col fatto che l'amore non ce l'ho.
Di certo mi manca.
"Gli Stati Uniti hanno presentato al consiglio di
sicurezza un progetto di risoluzione in tredici punti che prevede una serie di
sanzioni per impedire che la Corea del Nord possa importare o esportare
materiali collegati alla tecnologia nucleare e alla produzione di armi di
sterminio. Per Bush si tratta infatti "di una minaccia inaccettabile" (da www.ansa.it)
Ma che monumentale faccia di tolla che hai, Bush!
La vera minaccia inaccettabile sei tu e la nazione che rappresenti!
E nessuno te lo dice!
Non c'erano montagne né colline per chilometri e
chilometri e guardavo dal finestrino quell'immobilità fissa pensando sempre,
chissà perché, a ragazze silenziose in bicicletta, a come dovevano sentirsi
avendo come paesaggio perenne un quadro di campagna silenziosa priva di
dislivelli.
Scendevo dal treno e l'aria fuori dalla bocca diventava
visibile.
Scendevo e mi sentivo la donna che porta un po' di mare
dove il mare non c'è.
….
Ora desideravo l'arrivo dell'autunno. E lo temevo.
Riconosco l'odore di queste giornate, la luce e i
non-colori, l'igrometro dentro il corpo registra umidità già vissute, assaporo
la calma e il senso di rallentamento che appartengono di diritto a questo
scorcio dell'anno. E' tutto uguale, mancano solo i treni e le sveglie all'alba,
per godere dei primi freschi del lunedì mattina. Per alleggerirmi di attese
dolci e sfiancanti ad un tempo.
In fondo il senso di questa mancanza continua a
sfuggirmi.
Per tanto che l’ho cercato non si
è mai fatto trovare.
La verità è che io sono una fottutissima marziana ed è su Marte che
dovrei vivere.
Ma probabilmente una volta che fossì li mi renderei conto di essere una stramaledetta plutoniana e dovrei quindi migrare su Plutone.
Ma su Plutone potrei capire di aver trovato in me l'essenza mercuriana. E fare di nuovo le valigie.
Forse alla fine riapproderei di nuovo qui, ma continuerei a non sentirmi mai a casa.
Ma probabilmente una volta che fossì li mi renderei conto di essere una stramaledetta plutoniana e dovrei quindi migrare su Plutone.
Ma su Plutone potrei capire di aver trovato in me l'essenza mercuriana. E fare di nuovo le valigie.
Forse alla fine riapproderei di nuovo qui, ma continuerei a non sentirmi mai a casa.
E' uscito il nuovo disco di Zucchero Sugar Fornaciari. Era previsto per oggi
e così è stato.
Ieri pomeriggio sono andata in giro per negozi con mia sorella, le ho regalato una maglietta che le stava troppo bene, troppo. Tornando a casa, in macchina, mi ha chiesto: "Hai sentito la canzone di Zucchero che gira in radio?", le ho detto "Non parlarmene, gli metterei le mani addosso a sto stronzo, ma come si fa, dico io, come si fa a mettere fuori una roba così terribile? Come si fa ad aspettare 5 anni qualcosa e poi ritrovarsi sta cagata? Esce il suo disco domani...".
Io amo Zucchero, da sempre direi. Da quando faceva concerti in piazza per 50 persone, da prima che concepisse "Blue's", da prima che fiorisse... Da prima.
"Ma allora il suo disco non lo prenderai?"
"Ma certo che lo prendo... però lo picchierei, cazzo."
Oggi esco per andare al lavoro, nel tragitto la incrocio, ci fermiamo a parlare attraverso il finestrino.
"Come ti sta bene quella maglia, piccoletta!"
"Vai al lavoro? Guarda cosa c'è qui..."
E mi allunga un sacchettino e subito subito mi si apre un sorriso, trabocco di tenerezza.
"Mi hai fatto felice. Giuro! Mi hai fatto felice!!"
Mi emoziono anche un po', perchè proprio ieri l'avevo accusata di essere una che degli altri se ne frega, una che permea di opportunismo la maggior parte delle azioni che compie, c'ero andata giù pesante, se lo meritava e lei lo sapeva.
E invece eccola qui, con questo sacchettino che passa dalla sua macchina alla mia, con quel sorriso compiaciuto nel vedere che mi ha sorpreso, che non me l'aspettavo... Quel sorriso che vuol dirmi che non è vero che se ne frega, che non è possibile e non lo devo pensare.
E ora sono 2 ore che ascolto questo disco e ho trovato emozioni lontane, fortissime.
C'è soprattutto un pezzo che mi porta via....
" Ho visto prati muoversi
come il mare
nel grano d'inverno
e uccelli liberi
tuffarsi
per non tornare, per non tornare...
L'amore sa......
Let it shine, shine shine... Shine on me..
E' tutto qui... Eppure è tutto qui.."
Un ritmo triste e tranquillo, malinconico di serenità. Ed è per me, io lo so.
Certi giorni non sono poi così male. Mi sembra quasi di capire il senso.
Ieri pomeriggio sono andata in giro per negozi con mia sorella, le ho regalato una maglietta che le stava troppo bene, troppo. Tornando a casa, in macchina, mi ha chiesto: "Hai sentito la canzone di Zucchero che gira in radio?", le ho detto "Non parlarmene, gli metterei le mani addosso a sto stronzo, ma come si fa, dico io, come si fa a mettere fuori una roba così terribile? Come si fa ad aspettare 5 anni qualcosa e poi ritrovarsi sta cagata? Esce il suo disco domani...".
Io amo Zucchero, da sempre direi. Da quando faceva concerti in piazza per 50 persone, da prima che concepisse "Blue's", da prima che fiorisse... Da prima.
"Ma allora il suo disco non lo prenderai?"
"Ma certo che lo prendo... però lo picchierei, cazzo."
Oggi esco per andare al lavoro, nel tragitto la incrocio, ci fermiamo a parlare attraverso il finestrino.
"Come ti sta bene quella maglia, piccoletta!"
"Vai al lavoro? Guarda cosa c'è qui..."
E mi allunga un sacchettino e subito subito mi si apre un sorriso, trabocco di tenerezza.
"Mi hai fatto felice. Giuro! Mi hai fatto felice!!"
Mi emoziono anche un po', perchè proprio ieri l'avevo accusata di essere una che degli altri se ne frega, una che permea di opportunismo la maggior parte delle azioni che compie, c'ero andata giù pesante, se lo meritava e lei lo sapeva.
E invece eccola qui, con questo sacchettino che passa dalla sua macchina alla mia, con quel sorriso compiaciuto nel vedere che mi ha sorpreso, che non me l'aspettavo... Quel sorriso che vuol dirmi che non è vero che se ne frega, che non è possibile e non lo devo pensare.
E ora sono 2 ore che ascolto questo disco e ho trovato emozioni lontane, fortissime.
C'è soprattutto un pezzo che mi porta via....
" Ho visto prati muoversi
come il mare
nel grano d'inverno
e uccelli liberi
tuffarsi
per non tornare, per non tornare...
L'amore sa......
Let it shine, shine shine... Shine on me..
E' tutto qui... Eppure è tutto qui.."
Un ritmo triste e tranquillo, malinconico di serenità. Ed è per me, io lo so.
Certi giorni non sono poi così male. Mi sembra quasi di capire il senso.
Denaro.
Alla prima occhiata si
capisce se uno ce l'ha,
alla seconda da
quanto.
(Anonimo)
(Anonimo)

Lo guardo.
I suoi occhi ridono, è attento, ascolta con partecipazione, risponde con acume, ha un sorriso timido e vagamente ironico, le sue movenze sono leggere, in certi momenti quasi femminili. Lui è sempre opportuno senza accondiscendenze di sorta, il tono pacato privo di qualsiasi enfasi accompagna lo snocciolare di argomenti scomodi instillando negli interlocutori riflessioni sacrosante, senza tradire la benchè minima volontà di stupire, senza autocompiacimento, con una semplicità che parla di chiarezza.
Incredibilmente accattivante.
La sua voce è ferma, il timbro musicale, davvero bello, lo sguardo diretto senza essere sfrontato.
Pane al pane e vino al vino. Così mi piacciono gli uomini.
Per Natale qualcuno mi regali Marco Travaglio, per favore. Anche spacchettato e senza fiocco.
I suoi occhi ridono, è attento, ascolta con partecipazione, risponde con acume, ha un sorriso timido e vagamente ironico, le sue movenze sono leggere, in certi momenti quasi femminili. Lui è sempre opportuno senza accondiscendenze di sorta, il tono pacato privo di qualsiasi enfasi accompagna lo snocciolare di argomenti scomodi instillando negli interlocutori riflessioni sacrosante, senza tradire la benchè minima volontà di stupire, senza autocompiacimento, con una semplicità che parla di chiarezza.
Incredibilmente accattivante.
La sua voce è ferma, il timbro musicale, davvero bello, lo sguardo diretto senza essere sfrontato.
Pane al pane e vino al vino. Così mi piacciono gli uomini.
Per Natale qualcuno mi regali Marco Travaglio, per favore. Anche spacchettato e senza fiocco.
Io non amavo la Fallaci, o meglio, mi sono vista costretta giocoforza a
smettere di amarla quando ha cominciato, a mio avviso, a delirare farneticazioni
per me incondivisibili.
Ma l'ho amata tanto quando, poco più che adolescente, ho letto "Un uomo", uno dei libri più belli che abbia mai avuto tra le mani, quella donna mi ha insegnato l'amore per le parole, per la meraviglia di poter vivere mille vite leggendo le storie degli altri.
L'ho amata tanto per la sua capacità di raccontarmi la passione, l'amore profondo,la stima per il suo Alekos, per avermi fatto capire quell'uomo così decisamente Uomo, nel senso più corretto e ampio che conosco.
E' quella scrittrice che saluto, ma che non rimpiango perchè ciò che di bello ha fatto per me mi rimarrà per sempre.
Ma l'ho amata tanto quando, poco più che adolescente, ho letto "Un uomo", uno dei libri più belli che abbia mai avuto tra le mani, quella donna mi ha insegnato l'amore per le parole, per la meraviglia di poter vivere mille vite leggendo le storie degli altri.
L'ho amata tanto per la sua capacità di raccontarmi la passione, l'amore profondo,la stima per il suo Alekos, per avermi fatto capire quell'uomo così decisamente Uomo, nel senso più corretto e ampio che conosco.
E' quella scrittrice che saluto, ma che non rimpiango perchè ciò che di bello ha fatto per me mi rimarrà per sempre.
Fumo l'ultima e poi giuro vado a dormire. Giravo per la rete stasera e mi
sono accorta davvero di non saperla usare. Non so usare i motori di ricerca,
cerco una foto e non la trovo, cerco un testo e non lo trovo, mi devo imbattere
nelle cose per caso, cribbio! Ma è possibile? Ma io sto coso qui che ce l'ho a
fare? Ma possibile che io non riesca a farci quello che voglio?
Un giorno o l'altro ci butto na molotov in rete... Giuro!
Un giorno o l'altro ci butto na molotov in rete... Giuro!
......
Povero cuore
povero e mio
come vorrei provare
anch'io
a volare
salire sempre più su
Volare dentro un angolo
cambiarmi in fretta
d'abito
ed imparare
a non avere
tristezza
a non saper dove
andare
salutare
non tornare più..
Solo per dire che stanotte
mi sento
al centro esatto della musica.
Ogni volta che ci parlo mi pervade una dolcezza concreta, dev'essere tutto
l'affetto che provo, tutto il vissuto, che a pensarci razionalmente potrebbe
forse sembrare eccessivo chiamarlo così ma non lo è. E' vissuto davvero ed è
fatto di una serie quasi interminabile di giorni uno in fila all'altro a
raccontarci di tutto, a ridacchiare grossolanamente di questo e di quello, a
dirci 3 cose serie in un mese e mezzo inframezzato da miriadi di cazzate, un
pullulare intimo di sciocchezze tremendamente importanti, quotidianità scandite
da ghignate indecorose, prese per il culo colossali e irrefrenabili.
La mia spalla naturale, sì.
D'altronde quella finestra dove ci parliamo da anni è un cabaret sfiziosamente privato. Abbiamo messo su, a nostro esclusivo beneficio, gags veramente degne di nota.
Sento un sacco di affetto vero provenire dalle sue righe, trova sempre il modo di farmelo sentire, un riferimento buttato lì, velatissimi e quasi riluttanti riconoscimenti a quei due (2) pregi che mi son toccati compresi nel pacchetto, a volte mi sembra quasi nostalgia. Forse quel che mi sembra è ciò che vorrei che fosse.
Ora i giorni non sono più così in fila, ma se e quando lo incrocio ritrovo tutto. In men che non si dica.
Mi sembra quasi di poter dire che potrebbe anche essere così per sempre.
La mia spalla naturale, sì.
D'altronde quella finestra dove ci parliamo da anni è un cabaret sfiziosamente privato. Abbiamo messo su, a nostro esclusivo beneficio, gags veramente degne di nota.
Sento un sacco di affetto vero provenire dalle sue righe, trova sempre il modo di farmelo sentire, un riferimento buttato lì, velatissimi e quasi riluttanti riconoscimenti a quei due (2) pregi che mi son toccati compresi nel pacchetto, a volte mi sembra quasi nostalgia. Forse quel che mi sembra è ciò che vorrei che fosse.
Ora i giorni non sono più così in fila, ma se e quando lo incrocio ritrovo tutto. In men che non si dica.
Mi sembra quasi di poter dire che potrebbe anche essere così per sempre.
Mi sento sola. Mi preoccupa un po' che non mi dispiaccia affatto.
E' una sensazione rara e intanto mi rilasso.
Sugli sviluppi di queste questioni ho, da sempre, pochissime possibilità di intervento.
Amen.
Il silenzio tonifica, ripara le ferite, decanta, lascia spazio al perdono. Anche a quello di se stessi, pare incredibile. Ci da una dimensione umana e lucida che a volte certe nostre parole rinnegano.
Il silenzio riposa la mente dal disperato tentativo di rimuovere ciò che di riprovevole ha concepito.
Il silenzio è un rifugio spoglio ma confortevole nella sua essenzialità, lì si può trovare un giaciglio si può chiudere gli occhi e abbandonarsi alla propria mancanza di argomenti come fosse un lento spensierato.
Resistergli forzatamente non serve ad alleggerirci, non è ingannandoci con parole leggere che elimineremo la pesantezza di quelle che le hanno precedute.
Il silenzio a volte si riesce ad ascoltarlo con attenzione e racconta di noi aspetti che in altri modi non sappiamo raccontare con esattezza.
Servirsene ha pochissime controindicazioni.
September morn
We danced until the night became a brand new
day
Two lovers playing scenes
from some romantic play...
September morning
still can make me feel that
way...
Mi danno fastidio le piazzate. La gente che insiste nel mettere sulla
pubblica piazza le proprie piccinerie, le acredini private fatte di psuedoamori
finiti, litigate urlate, offese sibilate, ripicchette da due soldi, nessuna
emozione, nessuna riflessione, questa mancanza di pudore totale, il bassissimo
senso di moderazione di se stessi.
Mi da fastidio chi, in evidente stato di acidità tremens, approfitta di ogni dimostrazione di spensieratezza altrui per vendicarsi del fatto di non averne di proprie da vivere e mostrare. Non è colpa di nessuno, è inutile.
Mi da fastidio chi non riesce ad avere rapporti distesi con nessuno, chi parla solo per litigare o per far cadere dall'alto (?!) della propria presunta a autoreferenziata superiorità gemme di una cialtroneria emozionale tale da far impallidire il peggiore dei cialtroni.
Mi danno fastidio le missioni a testa bassa di donne che pur di non dover ammettere di avere accanto un cagacazzo di merda ma di essere comunque felici così, basta non essere sole, sputano veleno su persone che avevano stimato e proclamato "amici veri, belle teste" fino alla comparsa del cagacazzo stesso, manco a dirlo, solo perchè egli ha un avversione innata verso l'umanità tutta. L'avvento dei cagacazzo, si sa, provoca rivoluzioni giudiziali non da poco..
Potrei continuare. Ma per stasera tanto mi basta. :)
Mi da fastidio chi, in evidente stato di acidità tremens, approfitta di ogni dimostrazione di spensieratezza altrui per vendicarsi del fatto di non averne di proprie da vivere e mostrare. Non è colpa di nessuno, è inutile.
Mi da fastidio chi non riesce ad avere rapporti distesi con nessuno, chi parla solo per litigare o per far cadere dall'alto (?!) della propria presunta a autoreferenziata superiorità gemme di una cialtroneria emozionale tale da far impallidire il peggiore dei cialtroni.
Mi danno fastidio le missioni a testa bassa di donne che pur di non dover ammettere di avere accanto un cagacazzo di merda ma di essere comunque felici così, basta non essere sole, sputano veleno su persone che avevano stimato e proclamato "amici veri, belle teste" fino alla comparsa del cagacazzo stesso, manco a dirlo, solo perchè egli ha un avversione innata verso l'umanità tutta. L'avvento dei cagacazzo, si sa, provoca rivoluzioni giudiziali non da poco..
Potrei continuare. Ma per stasera tanto mi basta. :)
MAGARI, PROBABILMENTE, FORSE.
Sta finendo quest'estate anche per te. Magari sarai andato in Madagascar quest'anno, o forse le cose sono cambiate e avrai scelto un luogo più adatto, un po' di fresco su una qualche montagna delle nostre Alpi, magari in Val d'Aosta.
Adesso tornerai al lavoro, probabilmente avrai poi accettato quell'offerta nella ditta giovane, sarai poi riuscito a toglierti dall'insofferenza e dall'angoscia che ti prendeva ogni volta che pensavi a come stavi passando la tua vita lavorativa..
I tempi ci son tutti e potrebbe essere che magari tra poco tu conosca la gioia di essere padre. Forse sei felice davvero e tutto quello che è successo una manciata di mesi fa non è nemmeno più un lontano ricordo per te. Forse se qualche sprazzo a volte ti riaffiora scuoti la testa e pensi: "Devo aver sognato, chissà che cazzo m'era preso.." Probabilmente sarai soddisfatto di essere stato così risoluto, di aver capito alla fine che madornale errore avresti commesso, di quanto credito e importanza davi a qualcosa che per te non era poi che miseramente marginale. Sì, soddisfatto, di aver capito in tempo, di non aver buttato tutto per niente.
Stasera mi manchi Cristiano e non ho altro che dei "forse", un paio di "probabilmente e qualche "magari" per immaginare il tuo presente. Devono bastarmi e faccio in modo che sia così, ma tu mi manchi.
Un bacio.
Sta finendo quest'estate anche per te. Magari sarai andato in Madagascar quest'anno, o forse le cose sono cambiate e avrai scelto un luogo più adatto, un po' di fresco su una qualche montagna delle nostre Alpi, magari in Val d'Aosta.
Adesso tornerai al lavoro, probabilmente avrai poi accettato quell'offerta nella ditta giovane, sarai poi riuscito a toglierti dall'insofferenza e dall'angoscia che ti prendeva ogni volta che pensavi a come stavi passando la tua vita lavorativa..
I tempi ci son tutti e potrebbe essere che magari tra poco tu conosca la gioia di essere padre. Forse sei felice davvero e tutto quello che è successo una manciata di mesi fa non è nemmeno più un lontano ricordo per te. Forse se qualche sprazzo a volte ti riaffiora scuoti la testa e pensi: "Devo aver sognato, chissà che cazzo m'era preso.." Probabilmente sarai soddisfatto di essere stato così risoluto, di aver capito alla fine che madornale errore avresti commesso, di quanto credito e importanza davi a qualcosa che per te non era poi che miseramente marginale. Sì, soddisfatto, di aver capito in tempo, di non aver buttato tutto per niente.
Stasera mi manchi Cristiano e non ho altro che dei "forse", un paio di "probabilmente e qualche "magari" per immaginare il tuo presente. Devono bastarmi e faccio in modo che sia così, ma tu mi manchi.
Un bacio.
SERPENTI
(Cerri - Pani)
Mina
Felice di allevarmi quei serpenti in seno,
ci penso e ci ripenso a quei serpenti dei pensieri miei.
Mi tolgono il respiro e sputano veleno,
mentre tu mi gridi dietro: "Allora, quando te ne vai?"
Non me ne andrò, non me ne andrò
di tempo io ne ho,
tutto quello che verrà
e passerà, mi schiaccerà
e si frantumerà negli specchi di fango su cui
c'è l'immagine spenta di noi, poveri noi ...
Ti penso e dentro al cuore sboccia un fiore nero,
l'immagine più allegra dell'amore che mi hai dato tu.
E cadono le foglie giù dal mio pensiero,
coprendo le macerie di un amore che non sta più su ...
Non me ne andrò, non me ne andrò,
di tempo io ne ho,
tutto quello che vorrò
non me ne andrò, non me ne andrò
così lo sconterò il peccato che ha fatto di te
quel nemico strisciante che ormai
ci penso e ci ripenso a quei serpenti dei pensieri miei.
Mi tolgono il respiro e sputano veleno,
mentre tu mi gridi dietro: "Allora, quando te ne vai?"
Non me ne andrò, non me ne andrò
di tempo io ne ho,
tutto quello che verrà
e passerà, mi schiaccerà
e si frantumerà negli specchi di fango su cui
c'è l'immagine spenta di noi, poveri noi ...
Ti penso e dentro al cuore sboccia un fiore nero,
l'immagine più allegra dell'amore che mi hai dato tu.
E cadono le foglie giù dal mio pensiero,
coprendo le macerie di un amore che non sta più su ...
Non me ne andrò, non me ne andrò,
di tempo io ne ho,
tutto quello che vorrò
non me ne andrò, non me ne andrò
così lo sconterò il peccato che ha fatto di te
quel nemico strisciante che ormai
...ride di me...
Ho voglia di mettermi una maglietta bianca, scarpe da tennis,
legarmi i capelli, prendere la mia canna da pesca e andare a pescare. Stare in
silenzio e pescare, sentire il rumore del mare, fare quei piccoli gesti rituali
e respirare tranquilla.
Credo che approfitterò di quei giorni di settembre per tornare
all'isola di capraia, ricaricarmi da quest'estate così calda, dai miei problemi
fisici che si ripresentano comunque puntuali quasi ogni mese.. Ho bisogno di
questo.
Questo è il mio blog vero? Sono a casa mia. e' così?
Qui non devo pensare a chi mi legge, devo fottermene se sarò giudicata.. Chi sono? Sono un nome finto in mezzo alla rete. Non sono nessuno, parole che circolano.. Nient'altro.
Mi odio per questa mia fobia di essere additata, di essere riconosciuta e offesa, individuata e derisa.
Comunque sia io ho incontrato Mik stasera.
"Davanti al cinema, al Secco, alle sette e un quarto."
E'salito sulla mia macchina, sono stati pochi minuti. Mi ha messo le sue mani addosso, mi ha accarezzato, mi guardava, la voce rotta.
"Ci vediamo a settembre, adesso vai a casa.."
"Volevi vedere se venivo, è così? E' questo che volevi vedere!"
Io me ne fotto se è agosto, se avete scelto i miei luoghi per venire a provare il funzionamento dei vostri clacson. Vi do fastidio..??? Me ne fotto. Andate a suonarvi le vostre cazzo di trombe a casa vostra!!!!!
"Volevo vederti. Volevo vedere te. Adesso vai a casa ho detto. Vai!"
E non riesco a spiegare a nessuno cosa sa significare per me. Quanto contiene. Non lo so spiegare.
E' questo, L.
Lui per me è l'idea eccessiva di tutto quello che non riesco a dire.
Qui non devo pensare a chi mi legge, devo fottermene se sarò giudicata.. Chi sono? Sono un nome finto in mezzo alla rete. Non sono nessuno, parole che circolano.. Nient'altro.
Mi odio per questa mia fobia di essere additata, di essere riconosciuta e offesa, individuata e derisa.
Comunque sia io ho incontrato Mik stasera.
"Davanti al cinema, al Secco, alle sette e un quarto."
E'salito sulla mia macchina, sono stati pochi minuti. Mi ha messo le sue mani addosso, mi ha accarezzato, mi guardava, la voce rotta.
"Ci vediamo a settembre, adesso vai a casa.."
"Volevi vedere se venivo, è così? E' questo che volevi vedere!"
Io me ne fotto se è agosto, se avete scelto i miei luoghi per venire a provare il funzionamento dei vostri clacson. Vi do fastidio..??? Me ne fotto. Andate a suonarvi le vostre cazzo di trombe a casa vostra!!!!!
"Volevo vederti. Volevo vedere te. Adesso vai a casa ho detto. Vai!"
E non riesco a spiegare a nessuno cosa sa significare per me. Quanto contiene. Non lo so spiegare.
E' questo, L.
Lui per me è l'idea eccessiva di tutto quello che non riesco a dire.
Ho sognato. Ho passato una notte infuocata tra le braccia di Totti.
Credo sia arrivato il momento di farsi vedere da uno bravo...



Credo sia arrivato il momento di farsi vedere da uno bravo...



Oggi ho addosso una stanchezza fisica
terribile, non sono riuscita ad andare al lavoro, ad alzarmi dal letto e
affrontare la giornata. Ho chiamato, sono rimasta a letto. Mi sono forzata
adesso a lavarmi, vestirmi, ho preso il caffè ma ho una debolezza in corpo che
non mi fa riuscire a stare dritta. E' una pesantezza muscolare diffusa, mi sento
la testa vuota. E mi sento in colpa. :(
E' venuto Mik ierisera in agenzia. E' sbucato fuori dal passato e mi si è
materializzato davanti all'improvviso.
Il tempo di dirmi "Vieni via.". Il tempo di dire "No..".
Pochi secondi, forse nemmeno un minuto.
In quel tempo brevissimo si è delineata, crudele, tutta la mia vulnerabilità, tutto il fragile vetro di cui sono fatta. L'ho desiderato immediatamente, ho guardato quella bocca pronunciare piano le parole, avrei voluto baciarlo, ancora. Si sono ripresentati dentro di me, come fossero onde lunghe, il pianto, le umiliazioni subite, il senso di rifiuto, le mie voglie per lui di lui, mai soddisfatte, negate, e quelle attese infinite, spesso inutili, le speranze coltivate da giardiniere distratto, l'incuranza per i tempi, per il mio sentire, per la mia scelleratezza, il dolore preso a piene mani, dolore , dolore, mettila come vuoi, pensane un tipo a caso: anche quello.
Era lì. Gli occhi che ho guardato così a lungo, per trattenerli, per non dimenticare nemmeno un attimo, erano lì.
Mik. La cosa più deleteria, malata, distruttiva che mi possa essere successa in tutta la mia vita. Ciò che ho più desiderato, in assoluto.
Mik. Se n'è andato ancora.
Ho detto solo "no" e sono affondata ancora. In un minuto.
Non valgo niente.
Il tempo di dirmi "Vieni via.". Il tempo di dire "No..".
Pochi secondi, forse nemmeno un minuto.
In quel tempo brevissimo si è delineata, crudele, tutta la mia vulnerabilità, tutto il fragile vetro di cui sono fatta. L'ho desiderato immediatamente, ho guardato quella bocca pronunciare piano le parole, avrei voluto baciarlo, ancora. Si sono ripresentati dentro di me, come fossero onde lunghe, il pianto, le umiliazioni subite, il senso di rifiuto, le mie voglie per lui di lui, mai soddisfatte, negate, e quelle attese infinite, spesso inutili, le speranze coltivate da giardiniere distratto, l'incuranza per i tempi, per il mio sentire, per la mia scelleratezza, il dolore preso a piene mani, dolore , dolore, mettila come vuoi, pensane un tipo a caso: anche quello.
Era lì. Gli occhi che ho guardato così a lungo, per trattenerli, per non dimenticare nemmeno un attimo, erano lì.
Mik. La cosa più deleteria, malata, distruttiva che mi possa essere successa in tutta la mia vita. Ciò che ho più desiderato, in assoluto.
Mik. Se n'è andato ancora.
Ho detto solo "no" e sono affondata ancora. In un minuto.
Non valgo niente.
Non ho più niente per nessuno. Nè singolare nè plurale.
Niente.
Sono annientata. Non esisto. Non sono e se sono mi odio e voglio sparire.
Non esisto più.
Merda.
Niente.
Sono annientata. Non esisto. Non sono e se sono mi odio e voglio sparire.
Non esisto più.
Merda.
Sono di passaggio, durerà poco..
Voglio dirmelo spesso, non dimenticarlo.
Estratto, distillato di sesso, condensato di sesso, concentrato.
Solo, puro, libero da pensieri, senza teoremi nè supposizioni, senza profondità nè convincimenti.
Sesso leggero, sorridente, mani che lo cercano, bocche che lo offrono, arti che si tendono, movimenti liberi, assenza di strategie, incuranza per le perfezioni, affrancandosi dalla smania, liberandosi dal ragionamento, lasciandosi andare alle oscenità, evitando reticenze sensoriali.
Grida, fruscii, lamenti, suoni gutturali, mormorii, inviti lascivi, voci nette, schiocchi bagnati, echi di umidità, ancora grida.
Piacere primordiale, godimento istintivo, dono antico.....
Null'altro...
Agita pure la tua piccola mente.
Prova ad offendere, spera di riuscirci.
Che altro non ti rimane..
Un po' di signorilità non ti guasterebbe, grande uomo.
Ma al supermercato non la vendono, purtroppo.

Prova ad offendere, spera di riuscirci.
Che altro non ti rimane..
Un po' di signorilità non ti guasterebbe, grande uomo.
Ma al supermercato non la vendono, purtroppo.

Voglio lasciarmi scorrere.
Ancora.
Vedere se è possibile.
Farmi beffe del tempo e smettere di
imitarlo.
Non fuggire più.
Ieri.
Ho un'oretta di tempo prima di andare al lavoro, mi faccio un giro nel centro commerciale che ho vicino casa così vedo se è arrivato quel libro che volevo. Entro e mi incammino verso il supermercato, guardo qualche vetrina. Mi avvicino al nuovo negozio di biancheria intima di Darjeliing, hanno delle cose in vetrina veramente sfiziose, ho una vera passione per l'inconsistenza di certi indumenti. Si avvicina al mio fianco una coppia. Lui è un bel ragazzo, giovane, alto, i lineamenti delicati e decisi ad un tempo. Lei meno bella, capelli lunghi mori, un po' sovrappeso, il viso maturo ma per natura, non per il passare del tempo. Lei indica un completo intimo molto carino e gli accenna qualcosa, lui ride e la rimbecca ironico che forse sarebbe meglio un paio di pantaloncini di tela per lei, prendendola un po' in giro. Lei lo guarda, offesa, si gira di scatto e si incammina via. Lui allunga una mano e la prende per i capelli, dietro sulla nuca, non sulla lunghezza ma all'attaccatura e le gira la testa verso di lui: "Dove vai? Dove vai...."
Lei strizza un po' il naso per il dolore. E' sabato pomeriggio, nel corridoio del supermercato centinaia di persone prese dalla loro vita creano un brusio quasi urlante. Ma per loro non c'è nessuno lì. Lui la stringe ancora e avvicina la sua faccia a quella di lei e la guarda. La testa di lei è piegata all'indietro, i suoi occhi dicono tutto quanto c'è da dire in quel momento.
Sorrido.. Mi allontano...
Ho un'oretta di tempo prima di andare al lavoro, mi faccio un giro nel centro commerciale che ho vicino casa così vedo se è arrivato quel libro che volevo. Entro e mi incammino verso il supermercato, guardo qualche vetrina. Mi avvicino al nuovo negozio di biancheria intima di Darjeliing, hanno delle cose in vetrina veramente sfiziose, ho una vera passione per l'inconsistenza di certi indumenti. Si avvicina al mio fianco una coppia. Lui è un bel ragazzo, giovane, alto, i lineamenti delicati e decisi ad un tempo. Lei meno bella, capelli lunghi mori, un po' sovrappeso, il viso maturo ma per natura, non per il passare del tempo. Lei indica un completo intimo molto carino e gli accenna qualcosa, lui ride e la rimbecca ironico che forse sarebbe meglio un paio di pantaloncini di tela per lei, prendendola un po' in giro. Lei lo guarda, offesa, si gira di scatto e si incammina via. Lui allunga una mano e la prende per i capelli, dietro sulla nuca, non sulla lunghezza ma all'attaccatura e le gira la testa verso di lui: "Dove vai? Dove vai...."
Lei strizza un po' il naso per il dolore. E' sabato pomeriggio, nel corridoio del supermercato centinaia di persone prese dalla loro vita creano un brusio quasi urlante. Ma per loro non c'è nessuno lì. Lui la stringe ancora e avvicina la sua faccia a quella di lei e la guarda. La testa di lei è piegata all'indietro, i suoi occhi dicono tutto quanto c'è da dire in quel momento.
Sorrido.. Mi allontano...
Qual e' il Paese piu' felice del mondo?
Sarebbe l'arcipelago di Vanuatu, un piccolo stato, 200mila abitanti, che si trova nel sud dell'Oceano Pacifico, 1.750 chilometri a est dell'Australia, 500 chilometri a nord-est della Nuova Caledonia.
L'Happy Planet Index e' stato creato dalla Nef, New economics foundation, dopo aver analizzato 178 paesi del mondo.
Oltre al benessere delle persone, calcola anche l'impatto ambientale degli stili di vita e ha rivelato, ad esempio, che alti livelli di consumismo non producono necessariamente altrettanto alti livelli di felicita', mentre funziona il contrario, cioe' una vita piu' semplice e frugale puo' portare felicita'.
L'idea alla base di questo nuovo modo di calcolare la felicita' delle persone, intesa come soddisfazione in relazione alla propria esistenza, e' molto particolare e mira a mettere in discussione altri indici del progresso globale, come il Prodotto Interno Lordo, che non darebbero un'immagine corretta del mondo.
L'indice di felicita' mostra infatti un ordinamento mondiale ben diverso da quello sostenuto dai leader politici. Gli Stati Uniti occupano la 150.ma posizione della classifica, l'Italia e' invece al 66.mo posto.
Questa graduatoria spera di essere un nuovo segnale, una nuova strada da percorrere per raggiungere la soddisfazione senza defraudare il pianeta in cui viviamo.
Come spiega Nic Marks, membro della Nef, "Se hai la mappa sbagliata, difficilmente raggiungerai la tua destinazione".
Sarebbe l'arcipelago di Vanuatu, un piccolo stato, 200mila abitanti, che si trova nel sud dell'Oceano Pacifico, 1.750 chilometri a est dell'Australia, 500 chilometri a nord-est della Nuova Caledonia.
L'Happy Planet Index e' stato creato dalla Nef, New economics foundation, dopo aver analizzato 178 paesi del mondo.
Oltre al benessere delle persone, calcola anche l'impatto ambientale degli stili di vita e ha rivelato, ad esempio, che alti livelli di consumismo non producono necessariamente altrettanto alti livelli di felicita', mentre funziona il contrario, cioe' una vita piu' semplice e frugale puo' portare felicita'.
L'idea alla base di questo nuovo modo di calcolare la felicita' delle persone, intesa come soddisfazione in relazione alla propria esistenza, e' molto particolare e mira a mettere in discussione altri indici del progresso globale, come il Prodotto Interno Lordo, che non darebbero un'immagine corretta del mondo.
L'indice di felicita' mostra infatti un ordinamento mondiale ben diverso da quello sostenuto dai leader politici. Gli Stati Uniti occupano la 150.ma posizione della classifica, l'Italia e' invece al 66.mo posto.
Questa graduatoria spera di essere un nuovo segnale, una nuova strada da percorrere per raggiungere la soddisfazione senza defraudare il pianeta in cui viviamo.
Come spiega Nic Marks, membro della Nef, "Se hai la mappa sbagliata, difficilmente raggiungerai la tua destinazione".
(da Cacao - Il quotidiano delle buone
Notizie.)
La verità è che se è riuscito
a lasciar andar le cose così come sono andate,
se c'è riuscito,
sia come sia,
significa che di me non gliene fregava un cazzo.
Questa è la questione.
E stasera la vomito.
Incubi orribili, zanzare, senso di morte,
caldo, mancanza di sonno, insofferenza, che altro ti serve?, giornata inutile,
apatia afosa, lasciatemi stare, non mi parlate, perdo tempo, non so decidere.
Sono nervosa. Forse.
Lippi:
Totti in campo dal primo minuto. E poche
seghe.
Non facciamo cazzate eh..
Che poi mi preoccupo. Di essere troppo essenziale. Ma come devo parlarti se
c'ho stima di te, e ti voglio troppo bene e, nonostante le asperità mi ritrovo a
pensarti come un punto fermo vero della mia vita?
Ti parlo come se mi parlassi davanti allo specchio. Scusami la brutalità, e la forma.
Ma cazzate non te ne dico.
Ti parlo come se mi parlassi davanti allo specchio. Scusami la brutalità, e la forma.
Ma cazzate non te ne dico.
C'è una parte di me che si sta affievolendo. Qualcosa che ho
dentro, che ho sempre avuto, che probabilmente tornerà fuori prima o poi. Ma ora
non c'è. Non ho per lei più parole, impeti, concimi, pensieri, sorrisi, tremori,
insonnie, gratitudini. Non ho desideri per lei né intenzioni. Non ho nemmeno
tristezza. E' come se fosse passato un vento e avesse portato via i semi. Come
se fosse finita una stagione e ciò che è rimasto non fosse adatto alla nuova.
C'è quella cosa di me che si sta affievolendo.
Trades her soul as skin and
bone
Sells the only thing she owns
Sells the only thing she owns
Woman in Chains...
Woman in Chains.....
(tears for fears-
woman in chains)
"Me lo dicono così, come se fosse una cosa come un'altra".
I miei genitori hanno deciso di andare ad abitare lontano. Vendere casa, lasciare il posto dove hanno vissuto per tutta la vita ed andare via. Io non riesco a farmene una ragione. Proprio ora cazzo, ora che abbiamo un rapporto normale, ora che si sta tranquilli, io ho un lavoro che mi da serenità, il mio carattere è diventato nel tempo oggettivamente più che accettabile. Mia sorella ha un bambino difficile ma di un'intensità fuori dai luoghi comuni, una situazione in cui le è indispensabile la vicinanza dei suoi punti fermi, anche se non dichiaratamente amichevoli e proprio per questo identificativi di una realtà vera, in cui rimanere. Non voglio più abbandoni porca troia! Perchè andare via? Siamo una famiglia, che senso ha andare via? Siamo qui da sempre, questo posto è nostro e noi siamo suoi. Domani parlerò seriamente con mio padre. Troverò un appartamentino solo per me, qui nei dintorni. Loro vendano questa casa troppo grande e ne prendano un'altra, piccola ad un solo piano, nel raggio di 30 km. Il sabato così mangiamo insieme.
I miei genitori hanno deciso di andare ad abitare lontano. Vendere casa, lasciare il posto dove hanno vissuto per tutta la vita ed andare via. Io non riesco a farmene una ragione. Proprio ora cazzo, ora che abbiamo un rapporto normale, ora che si sta tranquilli, io ho un lavoro che mi da serenità, il mio carattere è diventato nel tempo oggettivamente più che accettabile. Mia sorella ha un bambino difficile ma di un'intensità fuori dai luoghi comuni, una situazione in cui le è indispensabile la vicinanza dei suoi punti fermi, anche se non dichiaratamente amichevoli e proprio per questo identificativi di una realtà vera, in cui rimanere. Non voglio più abbandoni porca troia! Perchè andare via? Siamo una famiglia, che senso ha andare via? Siamo qui da sempre, questo posto è nostro e noi siamo suoi. Domani parlerò seriamente con mio padre. Troverò un appartamentino solo per me, qui nei dintorni. Loro vendano questa casa troppo grande e ne prendano un'altra, piccola ad un solo piano, nel raggio di 30 km. Il sabato così mangiamo insieme.
C'è sempre neve al
nord,
con raffiche di vento,
i mari non lo so...
iruben me, baby
dagli occhi miei rovesci
con raffiche di vento,
i mari non lo so...
iruben me, baby
dagli occhi miei rovesci
da sette giorni
che se non torni qui
prevedo inondazioni...
Iruben me
Iruben me
Iruben me
Da notte fonda in poi (i mari non lo so)
violenti trombe d'aria (le mie emozioni)
la nebbia salirà
Iruben me, baby
variabili dal cuore
da sette giorni
che se non torni qui
prevedo inondazioni...
Iruben me
Iruben me
Iruben me
Piove a dirotto sul mio viso
scrosciando a rivoli, andò
dal sangue ghiaccio come un sorriso
in fondo al sole
il nostro sole, no...
che se non torni qui
prevedo inondazioni...
Iruben me
Iruben me
Iruben me
Da notte fonda in poi (i mari non lo so)
violenti trombe d'aria (le mie emozioni)
la nebbia salirà
Iruben me, baby
variabili dal cuore
da sette giorni
che se non torni qui
prevedo inondazioni...
Iruben me
Iruben me
Iruben me
Piove a dirotto sul mio viso
scrosciando a rivoli, andò
dal sangue ghiaccio come un sorriso
in fondo al sole
il nostro sole, no...
Ma se non torni qui
prevedo inondazioni
Iruben me
Iruben me
Iruben me...
(zucchero fornaciari -
iruben me)
I promontori di Capraia sono leoni addormentati
col muso appoggiato sulle zampe.
Pigri.
Ascoltano con attenzione, e senza
avvertire, l'avvicinarsi dei venti.
Lasciano entrare nel piccolo porto brezze marine
leggere, ti lasciano immaginare grecali furiosi.
Il silenzio che dilaga sull'isola è cibo delicato,
la calma che infonde avvicina alla felicità.
Ho scoperto Capraia, mi è entrata nel sangue con
l'intensità di un innamoramento.
Io là ci tornerò ancora.
Devo.
Perchè da poco che son tornata già ne sento la
mancanza.
Come quando ti separi momentaneamente da un amore e
cominci da subito ad aspettare di riaverlo tra le braccia, di essere tra le
sue.
"Uomo libero sempre amerai il
mare."
Abbiamo deciso! Andiamo alla Capraia quattro
giorni. Portiamo via la canna rossa, la verde e la blu e si va. In mezzo alla
settimana, così. Dopo il primo maggio e torno prima del weekend, così' il capo
non scassa le palle che il finesettimana dobbiamo esserci tutti a lavorare. Non
sono mai andata alla Capraia ma è uno scoglio di otto chilometri per quattro. Un
mare incontaminato e pescosissimo. Non ci sarà nessuno e ne gioisco intimamente.
Andrò con la Simo, una delle tre persone al mondo con la quale mi piace
condividere il silenzio. Sono emozionata per questo viaggetto, lo sto aspettando
come quando da piccola aspettavo il giorno della gita. Porterò via qualche
maglietta, calzoncini corti, il costume e scarpe leggere, da barca. Porterò via
me stessa su quell'isoletta, per qualche giorno. Uaz.
Compleanno della Laura stasera. Tutta sta
gente che mi dice che l'approccio con la gente ce l'ho nel sangue, che mi viene
così naturale, che sono così leggera. Ma non è vero Cristo santo. Non mi viene
naturale. Ho un senso di colpa che non mi fa respirare. Non so come fare a
vivere. Sono stanca.
Io a te non ci penso quasi più.
A volte però mi esplodi nella mente e allora se in quei momenti mi rivolgo a te direttamente ancora ti chiamo amore...
Vorrei tanto sapere cosa fai, come stai, come vivi. Dio, vorrei tanto sapere qualcosa di te...
Ma che razza di stupida che sono...
A volte però mi esplodi nella mente e allora se in quei momenti mi rivolgo a te direttamente ancora ti chiamo amore...
Vorrei tanto sapere cosa fai, come stai, come vivi. Dio, vorrei tanto sapere qualcosa di te...
Ma che razza di stupida che sono...
Che bello, il momento del silenzio...
Pàssati una buona domenica, caro pinocchio.
Domani il paese dei balocchi chiude bottega.
Ormai da qualche giorno è primavera qui da me. Vado a pescare a Portovenere
con poca soddisfazione in termini di pesce al forno ma con grande intensità
emozionale. Portovenere è un posto accarezzato da Dio. Oltretutto ci sono le
orate, specialmente nelle sei ore di alta marea, dovrei solo trovare il modo di
prenderle senza lasciarmele sfuggire come una sprovveduta. Comunque sia,
lasciando Portovenere posso anche avere le mani vuote, ma qualcosa mi porto
sempre a casa. Lunedì starò in mare dalla mattina presto in avanti. Se qualcuno
dice "Buona pesca!" lo uccido. :)
E ad un certo momento dell'intervista la domanda arriva: "Ma la sua vita è
felice, adesso? I suoi accorgimenti, uniti alla pazienza, danno frutti?"
E la risposta immancabile:" No, nessun frutto, una sterilità totale e grigia. Ma non si dispera qui da noi sa? Io, so cosa significa essere felici, posso indirizzare il mio anelito. Girano un sacco di canzoni nell'etere, verrà da sorridere pure a lei sì?" Il sogno più grande, quello inconfessabile è che una mattina tu decida che io non sia quell'essere fantasmagorico che hai deciso, ma ancora la stessa, il camminatore imperiale, la dispensatrice di gioia, l'innescatrice dei sorrisi senza senso, la fata dei giochi, io. Nella mia realtà c'è tutta la vita vera, ma anche un piccolo mondo in cui, disillusa, aspetto che tu faccia ritorno.
E la risposta immancabile:" No, nessun frutto, una sterilità totale e grigia. Ma non si dispera qui da noi sa? Io, so cosa significa essere felici, posso indirizzare il mio anelito. Girano un sacco di canzoni nell'etere, verrà da sorridere pure a lei sì?" Il sogno più grande, quello inconfessabile è che una mattina tu decida che io non sia quell'essere fantasmagorico che hai deciso, ma ancora la stessa, il camminatore imperiale, la dispensatrice di gioia, l'innescatrice dei sorrisi senza senso, la fata dei giochi, io. Nella mia realtà c'è tutta la vita vera, ma anche un piccolo mondo in cui, disillusa, aspetto che tu faccia ritorno.
Quando e se ci si trova discorrendo, se mi
sentite dire: E' successo questo, vivo a fatica ma ci riesco, ed è andata così",
non ditemi che ho un carattere che tende ad attribuire la responsabilità
dell'andamento del mio menage, ad altri. Per favore, non ditemelo. Perchè è
ingiusto. E non ditemi che sono una che si isola, se potete. Non ho spesso
grandi sprazzi di socialità ma quando ce li ho sono mirati, e non sempre vanno a
buon fine. Non rimproveratemi sempre, ve ne sarò grata. Non ho rettitudini da
offrire in dono. Caro amico, la mia offerta di ascolto stasera, celava una
richiesta di attenzione. Non era il momento e capendo tutto, nel tutto rientra
anche questo. Ma mi manchi. Avvicinati tu a me. Una delle cose che so fare
meglio è aspettare.
E finalmente è finito il tempo del dolore. Con lui anche il tempo della
consolazione. Gli ultimi sprazzi di sofferenza li sta portando via il freddo,
tra poco verrà il sole a confermare, il caldo a legittimare, la bella luce della
mezza sera a far mostra di sè sulla mia terrazza. Tornare a ridere spesso,
l'arguzia nei pensieri, la voglia di ritrovare gli amici, il desiderio di
dimagrire un pochetto, comprare qualche vestito nuovo, riprendere a leggere con
quella voglia di immergersi in tutte le storie del mondo, aria aperta, serate
leggere.
Adesso è arrivato il momento di provare ad essere felice ancora.
Perchè sarò pure na testina di cazzo da nulla ma alla fine essere felice è proprio ciò che mi merito.
Adesso è arrivato il momento di provare ad essere felice ancora.
Perchè sarò pure na testina di cazzo da nulla ma alla fine essere felice è proprio ciò che mi merito.

Mi sono resa conto stasera che quello che vorrei veramente, alla fine, è
uscire da me. Sbroccare, cambiare i pensieri, diventare un'altra, non essere io.
Vorrei prendere con più leggerezza ciò che mi suona così pesante, vorrei che
fosse importante per me la miriade di suoni e avvenimenti giornalieri che
avverto e che purtroppo non mi tocca, scivola via lasciando solo sussurri a cui
ripenso, confusa, disinteressata, presenza appena accennata, in momenti
successivi. E che mai e poi mai acquista dignità di attenzione. Mi sono
ritrovata questa sera a considerarmi fortunata per l' odiosa e comunque ben
presente vena di perbenismo che mi avviluppa. Se non fosse per lei sprofonderei,
senza chiedermi perchè, in un abisso di droga confortevole e piena d'oblio. Ciò
che vorrei è dimenticarmi di me. Ad oggi questa sono io. Obiettivamente la
situazione non può che migliorare. E vabbè va....
Vorrei entrare dentro i fili di una radio
E volare sopra i tetti delle città
Incontrare le espressioni dialettali
Mescolarmi con l’odore del caffè
Fermarmi sul naso dei vecchi mentre Leggono i giornali
E volare sopra i tetti delle città
Incontrare le espressioni dialettali
Mescolarmi con l’odore del caffè
Fermarmi sul naso dei vecchi mentre Leggono i giornali
E con la polvere dei sogni volare e volare.....
Al fresco delle stelle,, anche più in là
Sogni, tu sogni nel mare dei sogni.
Vorrei girare il cielo come le rondini
E ogni tanto fermarmi qua e là
Aver il nido sotto i tetti al fresco dei portici
E come loro quando è la sera chiudere gli occhi
con semplicità...
Vorrei seguire ogni battito del mio cuore
Per capire cosa succede dentro
e cos’è che lo muove
Da dove viene ogni tanto questo strano dolore
Vorrei seguire ogni battito del mio cuore
Per capire cosa succede dentro
e cos’è che lo muove
Da dove viene ogni tanto questo strano dolore
Vorrei capire insomma che cos’è l’amore
Dov’è che si prende, dov’è che si dà....
Sogni, tu sogni nel cielo dei sogni
(l.dalla - le
rondini)
Era da un po' che non ridevo di pancia
così.
E' bellissimo.

Tu hai presente la valigia, sì? Qella valigia, sai di cosa parlo.
Io domani la butterò via. Non la aprirò nemmeno, prima. Mi fermerò a un cassonetto benservito e la lascerò lì a fianco , e la butto via. So cosa contiene. Chiudi gli occhi, apri quella cerniera e pensaci. Pensa a tutte le volte che quei dentini si sono scoperti. Pensa alle volte che è stata lì, col coperchio appoggiato sopra. Pensaci.
Domani non ci sarà più. Seguirà la tua valigia nel cimitero delle valigie incomprese.
Darei la vita per sapere come stai.
Che cazzo hai fatto Cristiano?
Io domani la butterò via. Non la aprirò nemmeno, prima. Mi fermerò a un cassonetto benservito e la lascerò lì a fianco , e la butto via. So cosa contiene. Chiudi gli occhi, apri quella cerniera e pensaci. Pensa a tutte le volte che quei dentini si sono scoperti. Pensa alle volte che è stata lì, col coperchio appoggiato sopra. Pensaci.
Domani non ci sarà più. Seguirà la tua valigia nel cimitero delle valigie incomprese.
Darei la vita per sapere come stai.
Che cazzo hai fatto Cristiano?
In un pomeriggio indaffarato di qualche mese fa, Matteo e io ci siamo
ritrovati a raccontarci di un avvenimento accaduto molti anni addietro, quando
eravamo bambini. Un avvenimento speciale, vissuto ognuno per proprio conto,
nelle nostre rispettive terre d'origine, ovviamente ignari uno dell' esistenza
dell'altro, qualcosa che ha segnato in modo indelebile le nostre piccole anime.
Parlando di questo fatto, entusiasmandoci all'idea di non essere i soli ad avere
nella memoria un aneddoto così particolare, alla possibilità di poter
condividere qualcosa così lontano nel tempo ma così vivido come sarebbe sempre
rimasto, ci eravamo ripromessi di scriverci su un racconto, una cronaca. Lui con
il suo stile, il suo modo, i suoi pensieri, i suoi ricordi. Io con i miei.
E' passato del tempo e mentre Matteo ha tenuto fede alla parola già a pochi giorni da quella sorta di promessa, io ancora non ho scritto niente a riguardo, persa nelle mie miserie emozionali, nei disastri sentimentali, nel raccogliere i pezzi di me per trovare la forza di cominciare di nuovo a vivere...
E allora l'ha scritto lui per me! Ha scritto il racconto come se fosse me. Leggendolo mi sono commossa alle lacrime, tutto di questo scritto mi commuove, la fantasia sfrenata nell'inventarsi i miei paesaggi, le imprecisioni descrittive riguardo alla mia terra, il tentativo di immaginare la mia vita familiare, il nome di mio nonno che non si chiamava Pietro ma fa nulla, non ha nessuna importanza....
Sono commossa e non so come ringraziarti di tutto questo affetto che hai nei miei confronti, Matteo.
Nessuno mai ha fatto una cosa simile per me, è un regalo prezioso quello che mi fai.
Metto qua il tuo/mio racconto. La nostra cosa. :)
E' passato del tempo e mentre Matteo ha tenuto fede alla parola già a pochi giorni da quella sorta di promessa, io ancora non ho scritto niente a riguardo, persa nelle mie miserie emozionali, nei disastri sentimentali, nel raccogliere i pezzi di me per trovare la forza di cominciare di nuovo a vivere...
E allora l'ha scritto lui per me! Ha scritto il racconto come se fosse me. Leggendolo mi sono commossa alle lacrime, tutto di questo scritto mi commuove, la fantasia sfrenata nell'inventarsi i miei paesaggi, le imprecisioni descrittive riguardo alla mia terra, il tentativo di immaginare la mia vita familiare, il nome di mio nonno che non si chiamava Pietro ma fa nulla, non ha nessuna importanza....
Sono commossa e non so come ringraziarti di tutto questo affetto che hai nei miei confronti, Matteo.
Nessuno mai ha fatto una cosa simile per me, è un regalo prezioso quello che mi fai.
Metto qua il tuo/mio racconto. La nostra cosa. :)
La
cosa.
Non ho mai
più rincontrato quel bambino.
Mi passò
davanti così, come un’ape affamata in un mattino di tarda primavera,
sorridendomi.
Il capello
biondo si perdeva in un’onda sulla fronte, vagamente somigliante agli sbuffi
schiumosi del mare invernale. Secco come un chiodino da muro, imbacuccato dentro
un maglione variopinto di lana grossa, mi sfoderò un risolino amico. Con la mano
fece cenno di salutarmi. Era più piccino di me; a sei anni io ero una bambina
rigogliosa. Avrà avuto al massimo quattro anni ed era un forestiero, almeno per
il litorale del mio paese.
Svanì in un
baleno scomparendo tra le alte e sconnesse dune sabbiose, formatesi con
l’intemperie della cattiva stagione. Cercai la sua sagoma sulla battigia umida e
impastata d’immondizia. Inutilmente. Fu un’apparizione fugace, un ologramma, una
pennellata di contorno nel dipinto di un pomeriggio
memorabile.
“Loredana,
Loredana, in d’ove sei?”
La voce di
nonno Pietro si sparse per spiaggia, fino a raggiungermi tra le colline di rena.
Me ne stavo col Dick, un cocker spanish, a giocare. Gli tiravo la solita pallina
rosa e lui, con quelle orecchie lunghe e pelose, brune come il resto del suo
manto, si affannava tra i saliscendi e gli arbusti selvatici per
recuperarla.
Era il mio
passatempo preferito. Quando il Dick usciva dai rovi, ricoperto di nespole e di
altre spighe, facevo le corse per scappare e lui si gettava al mio inseguimento.
Ci buttavamo supini, ansanti, in quelle piccole infossature del terreno.
Osservavo i pochi, rumorosi ed ostinati gabbiani ancora presenti con gli occhi
lucidi d’emozione.
Il bel cane
non era nostro; bensì di Terenzio, l’amico con cui il nonno stava
chiacchierando. La maggior parte del tempo imprecavano, invece di parlare;
sempre ad altissima voce, forse per la durezza del loro comprendonio, se la
prendevano col governo, con i preti e con gli acciacchi della loro
età.
Sormontai
una piccola montagnola, affannandomi per staccare i piedi e le scarpe da quella
sabbia fredda ma non ancora compatta come d’inverno quando gelava. La giornata
era grigia, forse uno dei primi giorni veramente autunnali. La spiaggia, come
del resto anche le cime montane che la circondavano alla stregua di naturale
anfiteatro romano, era spazzata dal vento secco e pizzicante che spirava verso
il mare aperto. Doveva essere grecale.
Assieme
alla brezza giungevano fino a noi i rumori delle segherie dei marmisti.
Voltandomi verso mio nonno per farmi notare e spegnere le sue preoccupazioni,
vidi le grosse buche bianche scavate nella montagna dove si estraevano i blocchi
di granito. A scorgerli da così lontano ed ascoltando il frastuono dei lavori,
trasportato a chilometri di distanza dall’arietta elettrica che soffiava, mi
sembrava proprio di essere là a spaccar roccia assieme a mio padre. Con la sola
differenza che io sudavo nel giocare e nello svagarmi, mentre lui tornava a casa
distrutto alla sera, nemmeno soddisfatto del suo sfinimento.
“Ciao,
nonno. Son qua con Dick…” La mia vocina controvento giungeva si e no ai due
anziani. La mano sinistra mossa a ventaglio bastava a rassicurarli. Con un
mozzicone di sigaro toscanello in bocca, parlottavano scrutando cupi il grigio
del mare perdersi verso il largo, verso la linea dell’orizzonte marino, quasi a
voler con il solo sguardo controllare i movimenti dei bastimenti in arrivo nel
porto di La Spezia.
Quel
pomeriggio il confine tra il mare ed il grigiore compatto del cielo era quasi
indistinguibile. Solo alcuni riflessi azzurri accompagnavano lo sciabordio
violento dell’acqua e si staccavano dalla bigia tinta unita.
Loro ci
avevano vissuto davvero sul mare e col mare. Secondo me, quelle passeggiate
pomeridiane che nonno Pietro mi regalava con la scusa di un buon gelato o di una
focaccia calda, altro non erano che la sua maniera per tornare immancabilmente a
salutare i suoi vecchi amici:Terenzio ed il mare.
Le zaffate
dei loro sigari giungevano, spinte dal fresco venticello, fino a noi due(io e il
Dick) appostati dietro quelle naturali trincee sabbiose. L’odore dolciastro del
fumo si mescolava con il pungente miasma proveniente dalla riva. Olezzo marcio
di pesci morti e masserizie varie fusi assieme al salmastro
dell’acqua.
Quell’arenile, il più bello della nostra cittadina, si apriva come
un’enorme bocca spalancata sul Tigullio. Durante i quattro mesi caldi diventava
un autentico luna park, curatissimo e coloratissimo di genti, musiche e profumi.
Nei mesi freddi assomigliava, grazie all’incuria umana ed al clima, in un’enorme
sfascia carrozze.
Io e nonno
Pietro adoravamo quella discarica a cielo aperto, proprio in autunno. Stavamo
bene per motivi diversi: immergerci in quella sensazione malinconica di colori
tenui e pastosi, di fresca silenziosità, di desolazione e di solitudine era per
noi una sorta di riappacificazione con le nostre anime, di purificazione
quotidiana della mente.
“Loredana,
vieni, dai che si sta facendo freddo!!”. Pietro e Terenzio si erano voltati,
dando le spalle al bagnasciuga. Entrambi cercavano un pretesto per staccarsi
dalla vista morbosa di quel luogo zeppo di ricordi, che dopo un po’ t’ingabbiava
come una trappola.
Non feci in
tempo a muovermi verso di loro: giustappunto quando passò quel pischello
biondino, con il viso talmente smagrito da far apparire i suoi occhi tondi come
due fendinebbia montati su una bicicletta, qualcosa d’imponente spezzò
l’incantesimo del tempo fermando ogni cosa, uomini ed animali
compresi.
Tutto cessò
d’improvviso: il vento di spingere aria, il mare di mescolare acqua e sputarla
contro la riva, i rari uccelli di svolazzare sui cirri cenerei. Pure il mio
olfatto s’inceppò.
Una sfera
enorme, luccicante ed argentea comparve di fronte a noi.
Veniva da
sud, dal litorale romano, presumo.
Girando
vorticosamente si fermò a mezz’aria, a circa cento metri dalla spiaggia. Io, il
Dick, nonno Pietro e Terenzio rimanemmo di ghiaccio. Lei girava, vibrava e
girava ancora. Un ronzio sottile ma non meccanico accompagnava il suo movimento:
pensai fosse spinta da un meccanismo idraulico, non certo da motori a scoppio.
Dalla sua
posizione dominava il golfo: ipnotizzò anche i presenti, attirando morbosamente
l’attenzione dei pochi esseri viventi con fluttuazioni dall’alto al basso. Una
palla d’argento grande quanto un garage si muoveva senza il minimo scatto
meccanico, come fosse appesa ad un invisibile lenza da pesca, al nostro
cospetto. La cosa che mi aveva impressionato, nel vederla arrivare, era la sua
velocità.
Non avevo
mai visto nulla di così rapido, nemmeno nei cartoni animati: neppure nella serie
dedicata al futuro, con le case fatte di vetro ed appese a tralicci metallici;
con le macchine volanti.
Un fulmine
a ciel sereno. Cioè a cielo nuvoloso per la verità.
Fece alcuni
sobbalzi, molleggiando come su un tappeto elastico.
Rimasi
letteralmente estasiata. A bocca aperta, col cappellaccio gonfio dei miei
capelli color miele malamente trattenuti, che spuntavano in boccoli disordinati
fin sulle spalle, il mio cuoricino sembrava rullare una marcia militare. Il
cervello macinava immagini vecchie e stantie per far spazio ad un simile
incontro.
Com’era
venuto, dopo alcuni istanti di perlustrazione orizzontale e verticale, l’oggetto
misterioso sparì a razzo, mulinando su sé stesso, verso le Alpi. Fu la fine del
black out: luci suoni e movimenti ripartirono come se un’entità astratta avesse
acceso l’interruttore.
Ci fu uno
smarrimento generale. Non anima viva pronunciò una mezza sillaba. Il Dick fu il
primo a riprendersi, correndo dal proprio padrone senza nemmeno bisogno di un
richiamo.
Tornai da
nonno Pietro ancora confusa e non ci fu bisogno di parlarsi: ci guardammo negli
occhi. Bastava così. Era il nostro piccolo, enorme segreto.
Rincasammo
assolutamente zitti. Mangiai una farinata di ceci senza voglia. Avevo gustato
ben altri sapori, pochi minuti prima.
Da quel
giorno non sbagliammo più un colpo.
Arrivavo a
casa da scuola, disfacevo l’enorme fiocco rosa che la mamma, con cura, ogni
mattina mi allacciava al grembiulino azzurro (quello delle femmine)gettando ogni
cosa sul divano alla rinfusa, cartella compresa.
Pietro era
già li. Mi aspettava paziente. Mangiavo con una gamba sotto la tavola e l’altra
fuori, con urgenza.
“Tranquilla, Loredana, facciamo in tempo” ripeteva lui,
grattandosi la chioma candida e torcendo con la lingua il residuo di un sigaro
spento.
“Ehi tu,
signorina, dove credi di andare? Prima di uscire devi fare i compiti”. Mia madre
era perentoria, ma anche appassionata. Apriva i miei quaderni. Mi aiutava,
spronandomi, nei primi esercizi. Sia con i numeri che con le lettere
dell’alfabeto ci sapeva fare.
Nonno non
proferiva verbo. Sapeva cosa era meglio per me. Terenzio ed il Dick ci avrebbero
ritrovati al solito posto, come tradizione.
Io e mia
sorella avremmo voluto un animale come il Dick, tutto per noi. Ma mio padre e
specialmente la mamma non ne vollero sapere.
Ci fecero
adottare un gattino randagio con cui non andammo mai veramente in sintonia. Mia
madre, nella sua ingenuità, ha sempre creduto che la mia smania d’uscire col
nonno a passeggiare fosse dovuta a due cose: giocare con quel cane affettuoso e
mangiare gustosi coni gelato. Prima di uscire mi calcava con cura il copricapo
sulla testa, a somiglianza di un’enorme michetta rigonfia.
Non ha mai
saputo il segreto celato da me, dal nonno Pietro, da Terenzio, dal suo fedele
Dick. Tante volte mi sono chiesta nei giorni e mesi seguenti se i due vecchi nei
loro soliloqui brontolati a mezza voce avessero mai discusso del disco volante
avvistato.
Non ho mai
avuto il coraggio di chiederglielo.
Comunque
sia, niente del genere si rivelò più durante le passeggiate pomeridiane alla
spiaggia, e nulla ho mai rivelato ad anima viva prima di scrivere queste
semplici pagine.
Da come parli sembra quasi che tu mi conosca da
prima. Comunque sì, è cambiato qualcosa, mi sento gelida, insicura, inutile. Mi
sento che non ho più forza di dare, che nessuno vuole quello che sarei capace di
offrire. Mi sento spiacevole, inopportuna, noiosa e sciocca. Come mai prima ho
necessità di gesti affettuosi, di presenze anche aliene ma vivificanti. Ho
bisogno di occuparmi di qualcuno che non sia me. Ho bisogno di essere
abbracciata e rassicurata. Mi sento morire e vorrei vivere. Vorrei vivere ancora
un po'.
Che cosa voglio, cosa pretendo, cosa cerco? Perchè dico le cose che dico e
faccio tutto quello che faccio? Cosa mi aspetto, che ne ricavo, chi me lo fa
fare, che cosa c'entra? Chi sono io, cosa rappresento, che ci sto a fare, che
senso ha? Non lo so. Non ne so nulla di nulla. Mah..
Il senso
Strillo e strepito, ma alla fine faccio sempre quello che vuoi... Mi faccio
bastare cose piccolissime, che se non Ti conoscessi un minimo non avrebbero poi
tutto quel senso.. Ma mi illudo di conoscerti un po' e so che quando parli le
cose che dici un senso ce l'hanno.. e anche importante per Te visto che sei Tu a
darglielo.. 
Dal mio canto ho difetti che ormai credo mi siano congeniti, cerco di migliorarmi, per un po' ci riesco anche ma poi torno fuori logicamente nella mia interezza. Puoi ingannare tutti per un po' di tempo, se ti metti d'impegno puoi ingannare qualcuno per sempre, ma non puoi ingannare tutti per sempre. Ho letto sta cosa da qualche parte e mi era piaciuta, perchè è vera. Ingannare se stessi è impossibile anche solo per un attimo.
L'ansia. Maledetta bastarda figlia di puttana. Con quanta leggerezza mi prendi in giro ma se Tu solo potessi immaginare che razza di titano ho per le mani, in quali lotte furibonde mi trascina sta stronza.. e ne esco malconcia.. e mi appezzo, mi si attorciglia lo stomaco fino a gemere dal dolore, mi si chiude la gola e non riesco a respirare.. E non lo dico. Non lo dico mai perchè ho paura che sia un problema serio. Uno di quelli per cui forse bisognerebbe decidersi a consultare qualcuno che ne sappia qualcosa.. Ma poi mi convinco di stare esagerando, che ce la posso fare da sola, come ho fatto sempre. In fondo sono qui no?
Sì, sono qui.
E Ti credo.
"Allora dimmi ho ancora un senso io per Te? Perchè a me sembra di non averlo.."
"Interessante discorso.. Penso che l'estate ci stia costringendo ad una lontananza imbarazzante"
Non pretendo che qualcuno possa capire, alle volte anche io non capisco. Ma le emozioni che sento quando vivo i momenti in cui tutto ciò che riguarda Te mi sembra sacro mi fanno capire l'inutilità di qualsiasi comprensione. L'assoluta mancanza di senso di qualsiasi spiegazione logica.
Fragole infinite di cent'anni
fa,
auto gialle corrono nel blu
l'orologio fermo sopra la citta'
nella torre segna un'ora in piu'.
Tu sei il profumo di rosa e il fiume mi parlera'
di te conosce ogni cosa e sa.
L'oro che regali lo disegnero'
sopra un cielo fatto di bonta'
l'ora delle fragole ti ha detto si
dalla torre della liberta'.
Tu sei profumo di rosa e il mare mi parlera'
di te conosce ogni cosa e un giorno ti chiedera'
dove volerai.
Sul tuo manto bianco mi riposero',
salutando il sole salirai
dentro il miele caldo ti ricordero',
come neve che non torna mai.
Tu sei il profumo di rosa e
il fiume mi parlera'
di te conosce ogni cosa e sa.
auto gialle corrono nel blu
l'orologio fermo sopra la citta'
nella torre segna un'ora in piu'.
Tu sei il profumo di rosa e il fiume mi parlera'
di te conosce ogni cosa e sa.
L'oro che regali lo disegnero'
sopra un cielo fatto di bonta'
l'ora delle fragole ti ha detto si
dalla torre della liberta'.
Tu sei profumo di rosa e il mare mi parlera'
di te conosce ogni cosa e un giorno ti chiedera'
dove volerai.
Sul tuo manto bianco mi riposero',
salutando il sole salirai
dentro il miele caldo ti ricordero',
come neve che non torna mai.
Tu sei il profumo di rosa e
il fiume mi parlera'
di te conosce ogni cosa e sa.
(alberto fortis - fragole infinite)
Sì. Che se ne vada da ogni posto che vuole. Cancelli tutti i nick, il suo
nome se crede, cambi data di nascita, la sua vita, ciò che ha desiderato e
voluto, quello che era, ciò che è, i sensi di colpa, lo sdoppiamento. Rinneghi
tutto quello che ha vissuto, qualunque cosa che questo gli abbia provocato nel
bene e nel male. Faccia tutto quello che pensa gli sia utile. Da dentro me non
se ne va, però.
Grazie R. apprezzo tantissimo che mi hai scritto. Fammi sapere qualunque notizia di lui. Se non altro so che vive e ha testa da mettere nella sua missione. Io non riesco e nè voglio cancellare nulla di ciò che mi è successo perche è anche di quello che sono fatta. E senza questa certezza sarebbe ancora più difficile di quanto è, l'accettare le cose come stanno. Ti bacio, sto aspettando che passi, e passerà. Ma io non cancello nulla.
Grazie R. apprezzo tantissimo che mi hai scritto. Fammi sapere qualunque notizia di lui. Se non altro so che vive e ha testa da mettere nella sua missione. Io non riesco e nè voglio cancellare nulla di ciò che mi è successo perche è anche di quello che sono fatta. E senza questa certezza sarebbe ancora più difficile di quanto è, l'accettare le cose come stanno. Ti bacio, sto aspettando che passi, e passerà. Ma io non cancello nulla.
Introflessa e di ghiaccio. Ho freddo. Freddissimo. Sono congelata. Inverno fatto carne. Animale morente.
Io e te ne abbiam vista qualcuna - vissuta qualcuna
ed abbiamo capito per bene - il termine insieme
mentre il sole alle spalle pian piano va giù
e quel sole vorresti non essere tu
e così hai ripreso a fumare - a darti da fare
è andata come doveva - come poteva
quante briciole restano dietro di noi
o brindiamo alla nostra o brindiamo a chi vuoi
l'amore conta
l'amore conta
conosci un altro modo
per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l'amore conta
io e te ci siam tolti le voglie
ognuno i suoi sbagli
è un peccato per quelle promesse
oneste ma grosse
ci si sceglie per farselo un pò in compagnia
questo viaggio in cui non si ripassa dal via
l'amore conta - l'amore conta
e conta gli anni a chi non è mai stato pronto
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
grazie per il tempo pieno
grazie per la te più vera
grazie per i denti stretti
i difetti
per le botte d'allegria
per la nostra fantasia
l'amore conta
l'amore conta
conosci un altro modo per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o se poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l'amore conta
l'amore conta
per quanto tiri sai
che la coperta è corta
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
l'amore conta
(luciano ligabue - l'amore conta)
ed abbiamo capito per bene - il termine insieme
mentre il sole alle spalle pian piano va giù
e quel sole vorresti non essere tu
e così hai ripreso a fumare - a darti da fare
è andata come doveva - come poteva
quante briciole restano dietro di noi
o brindiamo alla nostra o brindiamo a chi vuoi
l'amore conta
l'amore conta
conosci un altro modo
per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l'amore conta
io e te ci siam tolti le voglie
ognuno i suoi sbagli
è un peccato per quelle promesse
oneste ma grosse
ci si sceglie per farselo un pò in compagnia
questo viaggio in cui non si ripassa dal via
l'amore conta - l'amore conta
e conta gli anni a chi non è mai stato pronto
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
grazie per il tempo pieno
grazie per la te più vera
grazie per i denti stretti
i difetti
per le botte d'allegria
per la nostra fantasia
l'amore conta
l'amore conta
conosci un altro modo per fregar la morte?
nessuno dice mai se prima o se poi
e forse qualche dio non ha finito con noi
l'amore conta
l'amore conta
per quanto tiri sai
che la coperta è corta
nessuno dice mai che sia facile
e forse qualche dio non ha finito con te
l'amore conta
(luciano ligabue - l'amore conta)
Sono finalmente riuscita a parlare un po'
con la Simona stasera. A sciogliere qualche nodo. Ho scandagliato bene anche in
me, parlandone a lei, ciò che realmente è successo il giorno di Santo Stefano.
Credo che mi sia servito parecchio a far in modo che certi meccanismi non si
ripetano. Quando ho dentro qualcosa che urla, che mi da malessere, tristezza,
angoscia, dolore, paura, io lo devo ascoltare e agire di conseguenza. Dargli il
tempo necessario per fuoriuscire, per fare il corso che deve ed esaurirsi
naturalmente. Premere in sotto serve solo a far sì che poi scoppi, come è
successo, con conseguenze che nel migliore dei casi sono sgradevoli. Un'altra
cosa in cui mi devo applicare è imparare a far fluire le lacrime. Che ci sono,
inutile cacciarle giù. Devo liberarmi completamente, se voglio tornare serena.
E' un proposito. E' qualcosa. Sto cercando di mantenere la mia promessa: avere
cura di me, volermi bene. Non dimentico.
"Il mio corpo reale cerca ossigeno in se
stesso. Cerca un modo per uscire da un incubo di solitudine immane. Il mio corpo
reale sta faticando a riprendere ritmi che aveva abbandonato. Il mio corpo reale
è in riposo,le funzioni vitali primarie non richiedono volontà alcuna. Il mio
corpo reale è in letargo, animale dormiente, sotto la neve. Non è di lui che mi
preoccupo."
Ma allora ditemelo, ditemelo voi! Qualcuno me lo dica come si fa a farsi una
ragione. Di un amore così bello e pieno e libero, di due anime mescolate, acqua
col vino, chimicamente amalgamate, teneramente unite, intellettualmente simili.
Come si fa a cancellare tutto, credere che non sia vero? Ma cosa rimane da
credere poi? A cosa bisogna credere se qualcosa di tanto vero e tangibile ti
viene cancellato in un attimo, negato, sbugiardato, ucciso? A cosa crederò
ancora io se tutto quello che mi sembrava più degno di essere creduto mi ha
rinnegato l'esistenza di se stesso? E non ditemi che ho sognato, che ho solo
immaginato, che non era vero da principio se le cose stanno così adesso. Non
ditemi questo perchè io c'ero e lo vedevo! Me lo sentivo addosso, intorno, in
ogni dove, in ogni momento.
Qualcuno mi dica come si fa a mantenere fiducia in qualcosa per favore perchè io, per quanto ci provi, per quanto preghi, per quanto mi sforzi di farlo, non ci riesco.
Io non ci riesco.
Qualcuno mi dica come si fa a mantenere fiducia in qualcosa per favore perchè io, per quanto ci provi, per quanto preghi, per quanto mi sforzi di farlo, non ci riesco.
Io non ci riesco.
Qui di seguito imprimo il testo di una canzone
bellissima. Mi è capitata in macchina un paio di giorni fa mentre andavo al
lavoro, dopo anni che non la sentivo più. E' così piena di tenerezza che mi ha
fatto stringere il cuore.
Questo cuore che comunque sia non smette
ancora di traboccare.
Ma non c'è fretta..
Se una mattina io
mi accorgessi che con l'alba sei partito
con le tue valigie verso un'altra vita
riempirei di meraviglia la città
Ma forse dopo un po'
prenderei ad organizzarmi l'esistenza
mi convincerei che posso fare senza
chiamerei gli amici con curiosità
e me ne andrei da qua
Cambierei tutte le opinioni
e brucerei le foto
con nuove convinzioni
mi condizionerei
forse ringiovanirei
e comunque ne uscirei
non so quando (quando)
non so come...
Ma se domani io
mi accorgessi che ci stiamo sopportando
e capissi che non stiamo più parlando
ti guardassi e non ti conoscessi più
io dipingerei di colori i muri
e stelle sul soffitto
ti direi le cose che non ho mai detto
che pericolo la quotidianità
e la tranquillità...
Dove sei, come vivi dentro?
C'e' sempre sentimento
nel tuo parlare piano
e nella tua mano
c'e' la voglia di tenere
quella mano nella mia?
Tu dormi e non pensare
ai dubbi dell'amore
ogni stupido timore e' la prova che ti do
e rimango
mi accorgessi che con l'alba sei partito
con le tue valigie verso un'altra vita
riempirei di meraviglia la città
Ma forse dopo un po'
prenderei ad organizzarmi l'esistenza
mi convincerei che posso fare senza
chiamerei gli amici con curiosità
e me ne andrei da qua
Cambierei tutte le opinioni
e brucerei le foto
con nuove convinzioni
mi condizionerei
forse ringiovanirei
e comunque ne uscirei
non so quando (quando)
non so come...
Ma se domani io
mi accorgessi che ci stiamo sopportando
e capissi che non stiamo più parlando
ti guardassi e non ti conoscessi più
io dipingerei di colori i muri
e stelle sul soffitto
ti direi le cose che non ho mai detto
che pericolo la quotidianità
e la tranquillità...
Dove sei, come vivi dentro?
C'e' sempre sentimento
nel tuo parlare piano
e nella tua mano
c'e' la voglia di tenere
quella mano nella mia?
Tu dormi e non pensare
ai dubbi dell'amore
ogni stupido timore e' la prova che ti do
e rimango
e ti cerco..
non ti lascio più
non ti lascio più
non ti lascio...
(fiorella mannoia - i dubbi
dell'amore)
I giorni scorrono veloci, ieri ha nevicato anche qui, al mare. Domanisera
questo anno sarà finito.
Io non ho molta voglia di fare bilanci e non ne farò. Io voglio solo evitarmi di diventare troppo cinica, perchè troppo disincanto uccide i sapori delle cose. Io vorrei che non mi passasse il desiderio di ascoltare, di credere, di meravigliarmi, di entusiasmarmi, di impegnarmi, di abbandonarmi. Di sentire il gusto degli avvenimenti. Io farò tutto quello che sono capace di fare perchè non accada.
In questo anno che sta per finire ho sperimentato la vita e la morte.
Io credo che d'ora in avanti nè l'una nè l'altra mi faranno mai più paura come prima.
Buon anno.
Io non ho molta voglia di fare bilanci e non ne farò. Io voglio solo evitarmi di diventare troppo cinica, perchè troppo disincanto uccide i sapori delle cose. Io vorrei che non mi passasse il desiderio di ascoltare, di credere, di meravigliarmi, di entusiasmarmi, di impegnarmi, di abbandonarmi. Di sentire il gusto degli avvenimenti. Io farò tutto quello che sono capace di fare perchè non accada.
In questo anno che sta per finire ho sperimentato la vita e la morte.
Io credo che d'ora in avanti nè l'una nè l'altra mi faranno mai più paura come prima.
Buon anno.
Dammi il supremo coraggio
dell'Amore,
questa è la mia preghiera,
coraggio di parlare,
di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose,
o di essere lasciata sola.
Temprami con incarichi rischiosi,
onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.
Dammi la suprema certezza nell'amore,
e dell'amore,
questa è la mia preghiera,
la certezza che appartiene alla vita nella morte,
alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore,
che accetta l'offesa,
ma disdegna di ripagarla con l'offesa.
Dammi la forza di amare
sempre.
Questa è la mia preghiera.
Adesso mi incammino ancora. Guardami. Sono già più in là.
questa è la mia preghiera,
coraggio di parlare,
di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose,
o di essere lasciata sola.
Temprami con incarichi rischiosi,
onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.
Dammi la suprema certezza nell'amore,
e dell'amore,
questa è la mia preghiera,
la certezza che appartiene alla vita nella morte,
alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore,
che accetta l'offesa,
ma disdegna di ripagarla con l'offesa.
Dammi la forza di amare
sempre.
Questa è la mia preghiera.
Adesso mi incammino ancora. Guardami. Sono già più in là.
Ho bisogno di pregare Dio. Per favore, se ci sei, ascoltami.
Ti supplico.
Ti supplico.
E' in questi momenti che....
Ho un desiderio sordo stasera, un senso di inadeguatezza, di
incapacità, come qualcosa che sono prossima ad afferrare ma mi sfugge ad ogni
passo per un soffio.. Vorrei chiamare per sentirmi dire quello che già so. La
tranquillità di sempre sta svolgendo una danza a nascondersi, non sono perfetta,
chissà quante volte mi troverò ancora a dirlo.. Ho voglia di quel corpo ancora
tra le mie mani. Quel corpo che amo in ogni centimentro della sua estensione e
che mi fa capace di pensieri sconosciuti, mai pensati prima. Vorrei sculettare e
riuscire a entrare in quei sogni per non perdermi nemmeno un minuto di quella
vita. Ho promesso a me stessa di offrire un sentimento maturo e a volte ci
riesco ed è un balsamo emolliente. Altre volte mi sento persa come una bambina
al buio e allora grido amore per farmi compagnia.
Entrante come i bambini, senza ritegno come i bambini. Senza
pudore, senza pazienza. Come i bambini.
Sono davvero molto innamorata.
Sorridi.
Oh bene sì sì... Tutti con la Verità in tasca. Quella ad ogni costo, che
"nonimportacosasuccedebastaesseresinceri", quella che poi se fai del male
pazienza fa parte della vita ma almeno sto con la coscienza a posto...
Le lacerazioni dell'anima non sono contemplate, il grigio non è previsto, il fatto che ti possa succedere qualcosa che ti scinde perfettamente in due non è nemmeno pensabile, che tu non possa e non voglia dover fare a meno di qualcosa, perchè se chiamato a scegliere non sapresti che direzione prendere: ovunque tu ti diriga una parte di te muore.... E se anche questa fosse una debolezza per carità!! Ci vogliono le palle, avere debolezze è un peccato immondo, troppo comodo.....
Ma comodo di che? Quale stracazzo di comodità è lottare ogni minuto per non farsi sopraffare dai sensi di colpa? Per non permettere loro di inquinare ogni momento bello che ti viene concesso?
Togliamoci di dosso per favore sto desiderio perverso di voler fare la morale a chi vive qualcosa che è lontano dalle nostre menti, da quello che secondo noi "dovrebbe essere". Non indugiamo nel puntare il ditino contro per sentirci bellini e perfetti su.. Che poi prima o poi ci troviamo sempre di fronte a qualcosa che non avevamo previsto, che se avessimo potuto avremmo fuggito come la peste ma invece ci siamo in mezzo cazzo!.. e allora il punto di vista cambia...
Mettersi nei panni altrui, indulgenza, tolleranza, sospendere il giudizio, se si ha voglia di farlo conoscere le situazioni approfonditamente...
Sospendere il giudizio.
Le lacerazioni dell'anima non sono contemplate, il grigio non è previsto, il fatto che ti possa succedere qualcosa che ti scinde perfettamente in due non è nemmeno pensabile, che tu non possa e non voglia dover fare a meno di qualcosa, perchè se chiamato a scegliere non sapresti che direzione prendere: ovunque tu ti diriga una parte di te muore.... E se anche questa fosse una debolezza per carità!! Ci vogliono le palle, avere debolezze è un peccato immondo, troppo comodo.....
Ma comodo di che? Quale stracazzo di comodità è lottare ogni minuto per non farsi sopraffare dai sensi di colpa? Per non permettere loro di inquinare ogni momento bello che ti viene concesso?
Togliamoci di dosso per favore sto desiderio perverso di voler fare la morale a chi vive qualcosa che è lontano dalle nostre menti, da quello che secondo noi "dovrebbe essere". Non indugiamo nel puntare il ditino contro per sentirci bellini e perfetti su.. Che poi prima o poi ci troviamo sempre di fronte a qualcosa che non avevamo previsto, che se avessimo potuto avremmo fuggito come la peste ma invece ci siamo in mezzo cazzo!.. e allora il punto di vista cambia...
Mettersi nei panni altrui, indulgenza, tolleranza, sospendere il giudizio, se si ha voglia di farlo conoscere le situazioni approfonditamente...
Sospendere il giudizio.
Sto smettendo di fumare...
Devo mettere nero su bianco le cose che seguono anche se mi fanno molto male. Anzi proprio per quello.
Ho cominciato a smettere mercoledì mattina al risveglio. Prima di dormire l'ho detto: "Smetto di fumare. Da adesso". Ero avvilita. Ho la pelle che odora di fumo, quando sudo, quando sto più di 3 ore senza lavarmi e il profumo artificiale del sapone svanisce. Ho i capelli che odorano di nicotina. La mia lingua non è più rosa, è biancastra. Il mio alito è un portacenere non svuotato. Il mio uomo, quando lo bacio, a volte gira la testa infastidito, e gli dispiace. Più di una volta mi ha detto: "In questo modo mi togli il piacere di baciarti...." Eppure anche lui fuma.
I miei denti non sono più bianchi e cominciano a non essere nemmeno più gialli. Stanno diventando neri. La pelle del mio viso è grigia, si vede anche se mi trucco. Non ho più fiato a sufficienza per fare due rampe di scale o una corsa per prendere un treno al volo senza sfinirmi. Ho una tosse che ormai è cronica, i polmoni intasati in modo sistematico da sozzure indicibili che a volte, in mezzo alla gente, mi fanno vergognare per i rumoracci che provocano.
Allora adesso basta.
Da mercoledì mattina ho fumato 3 sigarette. Sto soffrendo ma questa sofferenza mi da la misura del problema e resisto. Ogni volta che vorrei accenderne una penso a Cri. Penso a quando mi dirà: "Come sei profumata, vieni qui..". Penso a come sarà bello quando suderò e l'odore del mio sudore saprà di me, solo di me. Penso a quando la schifezza che ho in corpo mi lascerà e la mia bocca sarà di nuovo una bocca che sa di buono. I cibi avranno più sapore e dopo un periodo iniziale in cui la tosse naturalmente aumenterà poi tornerò a respirare. E Cri non girerà più la testa quando mi avvicinerò per baciarlo.
Oggi ho comprato un dentifricio speciale, sbiancante. Un trattamento da seguire per un mese. Ho comprato anche una peeling per il viso. Oggi mi sono lavata tutta con furia. Vorrei poter fare in fretta. Non voglio più sapere di fumo, non voglio più l'imbarazzo di non sentirmi piacevole.
So che non è facile stare con me e a volte mi dico che forse, tutto tutto TUTTO sommato , sarebbe più facile non starci e che se nonostante tutto non vengo lasciata sola i motivi devono proprio essere belli tosti.
Ho capito che devo fare qualcosa e la sto facendo. Ce la sto mettendo tutta e ce la farò.
Devo mettere nero su bianco le cose che seguono anche se mi fanno molto male. Anzi proprio per quello.
Ho cominciato a smettere mercoledì mattina al risveglio. Prima di dormire l'ho detto: "Smetto di fumare. Da adesso". Ero avvilita. Ho la pelle che odora di fumo, quando sudo, quando sto più di 3 ore senza lavarmi e il profumo artificiale del sapone svanisce. Ho i capelli che odorano di nicotina. La mia lingua non è più rosa, è biancastra. Il mio alito è un portacenere non svuotato. Il mio uomo, quando lo bacio, a volte gira la testa infastidito, e gli dispiace. Più di una volta mi ha detto: "In questo modo mi togli il piacere di baciarti...." Eppure anche lui fuma.
I miei denti non sono più bianchi e cominciano a non essere nemmeno più gialli. Stanno diventando neri. La pelle del mio viso è grigia, si vede anche se mi trucco. Non ho più fiato a sufficienza per fare due rampe di scale o una corsa per prendere un treno al volo senza sfinirmi. Ho una tosse che ormai è cronica, i polmoni intasati in modo sistematico da sozzure indicibili che a volte, in mezzo alla gente, mi fanno vergognare per i rumoracci che provocano.
Allora adesso basta.
Da mercoledì mattina ho fumato 3 sigarette. Sto soffrendo ma questa sofferenza mi da la misura del problema e resisto. Ogni volta che vorrei accenderne una penso a Cri. Penso a quando mi dirà: "Come sei profumata, vieni qui..". Penso a come sarà bello quando suderò e l'odore del mio sudore saprà di me, solo di me. Penso a quando la schifezza che ho in corpo mi lascerà e la mia bocca sarà di nuovo una bocca che sa di buono. I cibi avranno più sapore e dopo un periodo iniziale in cui la tosse naturalmente aumenterà poi tornerò a respirare. E Cri non girerà più la testa quando mi avvicinerò per baciarlo.
Oggi ho comprato un dentifricio speciale, sbiancante. Un trattamento da seguire per un mese. Ho comprato anche una peeling per il viso. Oggi mi sono lavata tutta con furia. Vorrei poter fare in fretta. Non voglio più sapere di fumo, non voglio più l'imbarazzo di non sentirmi piacevole.
So che non è facile stare con me e a volte mi dico che forse, tutto tutto TUTTO sommato , sarebbe più facile non starci e che se nonostante tutto non vengo lasciata sola i motivi devono proprio essere belli tosti.
Ho capito che devo fare qualcosa e la sto facendo. Ce la sto mettendo tutta e ce la farò.
E' freddissimo cristo santo! E ho un mal di schiena che mi trancia il respiro
e mi preoccupa. Un dolore lancinante venuto dal niente, da un momento all'altro.
Ero ferma così, aspettavo il mio treno, immersa nel mio cappotto, il fiato
dentro il caldo della sciarpa. Non so cosa sia successo. L'attimo prima stavo da
dio, quello successivo gli occhi sgranati e un coltello piantato nella
schiena.
E' invalidante.
Il pensiero di chinarmi per lavarmi i capelli mi atterrisce, salire e scendere dalla macchina mi fa sentire una povera vecchina di 112 anni. Mi sento rabbiosa. Vorrei soltanto essere in un letto grande, sdraiata su un fianco, con le tue mani calde appoggiate lì.
E' invalidante.
Il pensiero di chinarmi per lavarmi i capelli mi atterrisce, salire e scendere dalla macchina mi fa sentire una povera vecchina di 112 anni. Mi sento rabbiosa. Vorrei soltanto essere in un letto grande, sdraiata su un fianco, con le tue mani calde appoggiate lì.
Mi è difficile aspettare, stasera.
Ho voglia di vederti e vorrei che fosse già domani.
Almeno muovermi, mettermi in viaggio, cominciare ad
avvicinarmi.
E poi invece penso che in qualunque posto io sia
sono vicina sempre.
"Non sono in nessun altro luogo che non sia
te"

Lasciarsi la comodità di digerire i pensieri con calma, tutto il tempo che
serve perchè il fulcro delle questioni venga a galla da solo con quella
naturalezza, quelle poche parole. Chiare, sincere, precise, tranquille.
Ecco un tipo di quei famosi fatti, un po' delle nostre opere.
Se al resto come base aggiungi questo : che ci potrà mai succedere? :)
Ecco un tipo di quei famosi fatti, un po' delle nostre opere.
Se al resto come base aggiungi questo : che ci potrà mai succedere? :)
E' sicuramente tra i difetti che mi riconosco, e più che infantile mi
definirei immatura. Sentimentalmente immatura. Se percorro a ritroso la mia vita
relazionale, vita che peraltro è densa di molte cose, mi rendo conto che io non
ho mai avuto una storia seria, coinvolgente, consapevole, insomma degna di
essere chiamata davvero "storia" con un uomo. Le mie vicissitudini in questo
senso le definirei in altri modi: scorazzate, tentativi, abnegazioni, speranze,
ma mai storie. Questo posso dirlo adesso che invece so come una storia vera è.
Credo che questo percorso mi abbia lasciato in dono, non molto gradito, una sostanziale immaturità. E' il know how che mi manca. Io non so usare le accortezze che a volte servono, non mi so servire di piccole strategie sottili, in questo sono alla fine davvero poco femmena. Pecco di eccessiva confidenza, ma nemmeno, perchè non è di questo che si tratta, è che mi mostro esagerata, presenzialista, rompicoglioni in buona sostanza...
E allora commetto errori sciocchi, calco la mano su aspetti che mi appartengono anche poco, spingo su giochetti stupidi senza pensare a quanto poco mi si confanno. Un uomo, per quanto anima sorella possa essere, per quanto bene mi possa volere, certe cazzate non le concepisce. Non le vuole. E finisce pure per dar loro un'importanza che invece in cuor mio, mentre le faccio, non hanno. Devo imparare un sacco di cose. Voglio avere il tempo di farlo. Imparerò quello che non ho avuto modo di apprendere.
Come adesso. Adesso la cosa giusta da fare è stare in silenzio, defilata. E aspettare, senza ansie.
Ho un libro che mi piace davvero sul mio comodino. Leggerne un po' sarà un buon modo di continuare questa strana serata. Che passerà.
Credo che questo percorso mi abbia lasciato in dono, non molto gradito, una sostanziale immaturità. E' il know how che mi manca. Io non so usare le accortezze che a volte servono, non mi so servire di piccole strategie sottili, in questo sono alla fine davvero poco femmena. Pecco di eccessiva confidenza, ma nemmeno, perchè non è di questo che si tratta, è che mi mostro esagerata, presenzialista, rompicoglioni in buona sostanza...
E allora commetto errori sciocchi, calco la mano su aspetti che mi appartengono anche poco, spingo su giochetti stupidi senza pensare a quanto poco mi si confanno. Un uomo, per quanto anima sorella possa essere, per quanto bene mi possa volere, certe cazzate non le concepisce. Non le vuole. E finisce pure per dar loro un'importanza che invece in cuor mio, mentre le faccio, non hanno. Devo imparare un sacco di cose. Voglio avere il tempo di farlo. Imparerò quello che non ho avuto modo di apprendere.
Come adesso. Adesso la cosa giusta da fare è stare in silenzio, defilata. E aspettare, senza ansie.
Ho un libro che mi piace davvero sul mio comodino. Leggerne un po' sarà un buon modo di continuare questa strana serata. Che passerà.
Non sto bene. Ho una tosse lacerante.
Smetterò di fumare, giuro.

Smetterò di fumare, giuro.

Eurostar
Ossia come avere una prova documentata di impossibilità di intervento nel caso si necessiti della sudetta. Ritardo assicurato, pegno: il rimborso del biglietto.
Discorsi inutili
Mio Dio, quanti.
Constatazioni
Sono stata l'amante di un uomo che dopo aver goduto del mio volontario e sciagurato annientamento personale pur di togliermi dai coglioni ha, tra le altre cose, negato di conoscermi in una conversazione privata tra me e lui. Lo so, non è mai abbastanza per chi non ha il dono del discernimento preventivo ma insomma, qualche lacuna, qualche mancanza di savoir faire io fossi in voi me la lascerei passare... Io fossi in me me la lascerei passare..
Amicizia
Ti cercavo stasera ma non ci sei. Ovunque tu sia spero che tu stia ridendo.
Comprensione
Sono i fatti che contano. Le opere. Le parole possono mentire. Le opere no.
Ho fiducia in ciò che vedo e vedo che anche le parole non dicono bugie mai.
Ma la verità dei fatti mi lascia così, a volte. Felice. Senza fiato.
Domani.
Non c'è per me. C'è l'oggi.
Speranza
Questione privata. Onnipresente e doverosa. Irrinunciabile. Invisibile e presente.
Ruote libere
Meravigliose.
In sostanza
Non me li dimentico i sentierini vari da cui provengo io con i miei sorrisi. Nemmeno gli errori commessi. Ancora meno gli impeti e le cose buone.
So dire con certezza quando una strada non l'ho mai percorsa.
In sintesi
Mai prima.
Ossia come avere una prova documentata di impossibilità di intervento nel caso si necessiti della sudetta. Ritardo assicurato, pegno: il rimborso del biglietto.
Discorsi inutili
Mio Dio, quanti.
Constatazioni
Sono stata l'amante di un uomo che dopo aver goduto del mio volontario e sciagurato annientamento personale pur di togliermi dai coglioni ha, tra le altre cose, negato di conoscermi in una conversazione privata tra me e lui. Lo so, non è mai abbastanza per chi non ha il dono del discernimento preventivo ma insomma, qualche lacuna, qualche mancanza di savoir faire io fossi in voi me la lascerei passare... Io fossi in me me la lascerei passare..
Amicizia
Ti cercavo stasera ma non ci sei. Ovunque tu sia spero che tu stia ridendo.
Comprensione
Sono i fatti che contano. Le opere. Le parole possono mentire. Le opere no.
Ho fiducia in ciò che vedo e vedo che anche le parole non dicono bugie mai.
Ma la verità dei fatti mi lascia così, a volte. Felice. Senza fiato.
Domani.
Non c'è per me. C'è l'oggi.
Speranza
Questione privata. Onnipresente e doverosa. Irrinunciabile. Invisibile e presente.
Ruote libere
Meravigliose.
In sostanza
Non me li dimentico i sentierini vari da cui provengo io con i miei sorrisi. Nemmeno gli errori commessi. Ancora meno gli impeti e le cose buone.
So dire con certezza quando una strada non l'ho mai percorsa.
In sintesi
Mai prima.
Ok, mo mi spappardello ben bene che questa è casa mia e qui
comando io :)
Se potessi tornare indietro a qualche ora fa vorrei cambiare il
tono di quella telefonata.
Insomma dai non mi piace essere così dragomorfa, sembro davvero
quel drago abbarbicato al suo tesoro. Vorrei tornare indietro per non fare tutte
quelle domande assurde, sul dove sei, da quanto tempo, con chi parli, quanti
respiri, cosa hai detto, e lui, e lei, e zoccola intergalattica e via dicendo.
Che lo so che non c'è motivo per tutto questo cazzo! Lo so perfettamente e ciò
nonostante godo a scalpellinare i maroni, credendo di apparire attenta, come se
fosse una prova della mia presenza. Ma una prova de che? Non c'è bisogno che io
dia questo tipo di riscontri, che appaiono luminosi in ben altre e più intense
forme.
Bene, sono pentita. Vorrei tornare indietro e cambiare il tono
di quella conversazione, anche se la voce che hai mentre mi rispondi così
minuziosamente, quel tono comprensivo a metà tra il divertito e il rassegnato è
una cosa che io non so spiegare quanto mi piace. Sono pentita sì e prometto
così su due piedi di mordermi il mignolo sinistro 3 volte prima di ricascarci
ancora.
Sento la tua presenza sempre, mi fido, so come sei. Se anche
tu, per ipotesi, ti lasciassi andare ad ambiguità vanitose questo non
toglierebbe nulla alla magnificenza del popò di robba che hai in serbo per me in
quella testina di minchiola e anche un po' più giù (il cuore... il cuore... lo
stomaco, insomma in qualunque posto si annidino le emozioni.). :)). Me lo
diresti per riderne insieme e per sentirmi dire quello che ti piace tanto
sentirti dire da me... Allora sì.. Ecco allora sì...
L'aver digerito quello che ho appena detto può sembrare una
sciocchezza, ma non lo è per me.
Quando mi dici le cose che mi dici io lo sento che è vero. Ho
capito cosa è inutile che io faccia.
E smetterò di farlo.
"....e allora che ci fai lì..?"
Ma io sono dentro quel letto.
Ti guardo dormire, ora.
"Non ci sarà tempo e spazio in
grado di mettersi in mezzo...."
"Godiamoci la vita, mia Lesbia, l'amore
e il mormorio dei vecchi inaciditi
consideriamolo un soldo bucato.
I giorni che muoiono possono tornare,
ma se questa nostra breve luce muore
noi dormiremo un'unica notte senza fine.
Dammi mille baci e ancora cento,
dammene altri mille e ancora cento,
sempre, sempre mille e ancora cento.
E quando alla fine saranno migliaia
per scordare tutto ne imbroglieremo il conto,
perchè nessuno possa stringere in malìe
un numero di baci così grande"
Catullo
e il mormorio dei vecchi inaciditi
consideriamolo un soldo bucato.
I giorni che muoiono possono tornare,
ma se questa nostra breve luce muore
noi dormiremo un'unica notte senza fine.
Dammi mille baci e ancora cento,
dammene altri mille e ancora cento,
sempre, sempre mille e ancora cento.
E quando alla fine saranno migliaia
per scordare tutto ne imbroglieremo il conto,
perchè nessuno possa stringere in malìe
un numero di baci così grande"
Catullo
E sono momenti, non si può chiedere loro di essere altro.
Sono momenti e prolungarli non è possibile, ruberemmo la loro natura e comunque non se lo lasciano fare...
Si chiamano momenti, ci sarà un motivo...
Notte Lory :*
Sono momenti e prolungarli non è possibile, ruberemmo la loro natura e comunque non se lo lasciano fare...
Si chiamano momenti, ci sarà un motivo...
Notte Lory :*
Nascono anche giornate come queste.
E io ci passo
attraverso.
Sono attenta, attiva, irrefrenabile,
decisa, sicura.
Domani, inoltre, sarò più forte.
Spleen
Sono in bilico su questo cornicione, ci sta pure che cadrò di
sotto.
Ma voglio dirti che io risalirei fin quassù mille volte, anche
se avessi la certezza matematica di cadere. Che c'è aria buona qui.
Quello che stiamo avendo insieme vale tutti i precipizi
pensabili. Vale tutti i rischi, anche quelli incalcolabili.
Perchè siamo mescolati, acqua col vino. Liberi.
Comunque vadano le cose noi ci desidereremo, ci sogneremo e
ogni tanto avremo sulla faccia quell'espressione da spleen.
Esattamente quella.
Se ci lasceremo non sarà mai come lasciarsi davvero. Questo è
certo. Gioia mia..
Non dormo. Rifletto.
Sono specchio di una gioia che vivo.
Io sto benissimo con te.
Sì, atteniamoci ai fatti.
Li vedo splendere.
Ma tu a me ci pensi? un po'... Ci pensi? ti chiedi cosa
faccio, di cosa parlo, cosa vedo, in quali discussioni sono immersa? Tu immagini
i miei momenti? Mentre consumi la tua cena ti chiedi cosa sto mangiando io? E mi
intuisci mentre mi accordo, preparando un'idea di serata? E mentre lei, la
serata, si snoda, tu mi vedi? Io ti vedo sai? Mi dici che sei a una festa
celebrativa e io immagino tutto, come sei vestito, come ti muovi..... Che hai
voglia di tornare. Questo sento di te. Che hai voglia di tornare da me.
Non dirmi che sono illusa. Non ci crederei. Amore..
Hai un participio presente ora? Regalamelo. Dimmi che
come me nessuno mai.
Troverò prima o poi le parole per dirtelo Cri.
Mio amore...
Piano piano, velocemente.
Una giornata così fitta da sembrare una settimana.
Colpi di fortuna, sistemazioni brillanti, precise organizzazioni
luminose. L'avevo detto che avrei trovato il modo, vedi?
Ci credevo.
Non senza qualche sacrificio in termini di tempo ma
comunque
ogni volta, un passo dopo l'altro io tornerò da
te.
Sono stanca tesoro, e felice. Adesso fammi dormire qui
vicino. Così.
Buonanotte :*
MI manchi. Vediamoci presto.
Non riesco a non pensare a sto stronzo di lunedì inutile.
Basta dai.
Basta pensieri,
basta preoccupazioni che non
c'è motivo,
basta domenica.
Basta.
Ma allora siamo seri suvvia, ragioniamo. Io cosa me
ne farò di questo lunedì che arriva? Aspetterò di sapere quali impegni avrò e da
lì allora mi potrò fare un quadro preciso. Su come potermi muovere, quali mezzi
usare, quanto tempo impiegare, quali possibilità sfruttare. Una cosa è certa fin
da ora. Io il modo lo trovo. Sono questi i pensieri della giornata. Le
preoccupazioni di oggi. E' il non sapere, il fatto che non dipende da me. Sono
preoccupata sì ed anche un po' insofferente. Un po' come se stessi subendo un
furtarello, con me consenziente oltretutto, mio malgrado. Possono rubarmi un po'
di tempo e lo devo concedere. Non certo il resto però. Il resto non è rubabile.
Toh eccoti qui :)))))
Sera d'ottobre
Essersi presi cura di sè, capelli morbidi e
lucidi, sorriso vero da pomeriggio soddisfacente, voglia di vedere gente, che si
è sereni e niente ti crea disagio. Arrivare nel luogo dell'incontro e non
trovarlo, eppure è lì cazzo, e allora telefonare e farsi venire a prendere,
cominciare a ridere già da prima di saltare su, che vieni canzonata: ma che
c'hai in mente eh??? Che ho in mente, che ho.. Ho un sacco di cose, dei toni di
voce, delle parole che racchiudo in me e qualcosa da fare quando tornerò a casa,
una gioia privata e condivisa che mi attende.. Ma
soprattutto tu, Virnù, come cazzo le dai ste indicazioni??? 

E che figata poi sentirsi dire ( 300 km di
distanza, la città diversa annullata, senza senso ormai, non c'è spazio fisico o
temporale che mi separi, solo unione e pure il caso che in questo modo lo
riconosce): "Ho qualcosa da dare a Cri, lo lascio a te e ci pensi
tu?"
Ma sì che ci penso io, le porto io a Cri queste
cose.. Ma quanti anni c'ho? Non ditemelo, zitti..
Poi ricevere attenzioni, rendersi conto che è per
quella luce non solo mia. Che ci sei anche in questi gesti e che tu
e l'estraneità da me non vivete lo stesso pianeta. E allora dirlo, sorridendo:
"Ti do il mio numero se davvero vuoi ma io non sono una donna
libera..."
Già, io non sono una donna libera. O forse lo
sono. Talmente libera da non desiderare nient'altro che te.
E poi guidare fino a casa. E' molto tardi ma non
importa ("Non importa che ora sarà"). E trovarti lì.... nelle nostre cose.
Parlarti, stai dormendo ma mi ascolti. Svegliarmi la mattina dopo nella stessa
identica posizione, con la bocca a 2 centimetri da te. Splendido. Splendido.
Il bacio sulla bocca
(I.Fossati)
Bella,
che ci importa del mondo
verremo perdonati te lo dico io
da un bacio sulla bocca un giorno o l'altro.
che ci importa del mondo
verremo perdonati te lo dico io
da un bacio sulla bocca un giorno o l'altro.
Ti sembra tutto visto tutto già fatto
tutto quell'avvenire già avvenuto
scritto, corretto e interpretato
da altri meglio che da te.
tutto quell'avvenire già avvenuto
scritto, corretto e interpretato
da altri meglio che da te.
Bella,
non ho mica vent'anni
ne ho molti di meno
e questo vuol dire (capirai)
responsabilità
perciò…
non ho mica vent'anni
ne ho molti di meno
e questo vuol dire (capirai)
responsabilità
perciò…
Volami addosso se questo è un valzer
volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare.
volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare.
Stancami
e parlami
abbracciami
guarda dietro le mie spalle
poi racconta
e spiegami
tutto questo tempo nuovo
che arriva con te.
e parlami
abbracciami
guarda dietro le mie spalle
poi racconta
e spiegami
tutto questo tempo nuovo
che arriva con te.
Mi vedi pulito pettinato
ho proprio l'aria di un campo rifiorito
e tu sei il genio scaltro della bellezza
che il tempo non sfiora
ah, eccolo il quadro dei due vecchi pazzi
sul ciglio del prato di cicale
con l'orchestra che suona fili d'erba
e fisarmoniche
(ti dico).
ho proprio l'aria di un campo rifiorito
e tu sei il genio scaltro della bellezza
che il tempo non sfiora
ah, eccolo il quadro dei due vecchi pazzi
sul ciglio del prato di cicale
con l'orchestra che suona fili d'erba
e fisarmoniche
(ti dico).
Bella,
che ci importa del mondo.
che ci importa del mondo.
Stancami
e parlami
abbracciami
fruga dentro le mie tasche
poi perdonami
sorridi
guarda questo tempo
che arriva con te
guarda quanto tempo
arriva con te.
e parlami
abbracciami
fruga dentro le mie tasche
poi perdonami
sorridi
guarda questo tempo
che arriva con te
guarda quanto tempo
arriva con te.
Notte: vedi di darti una mossa
e levati di culo in fretta.
Grazie.
Di notte, tornano le parole.
Cristalli di rocca. Profumate. Girano come
giostre.
Si accavallano, ma tanto sono tutte belle.
Possono tornare con l'ordine che preferiscono.
Non mi impegno a fornire loro scalette
temporali.
Suonano come campanelle, squilli di vita,
laboriosi surrogati di abbracci, compagne delle nostre attese.
Mi sfiorano le labbra, mentre le ripeto in
un soffio riconoscente e leggero, privo di voce.
Le lascio fare, in assenza di te, che
assente non sei.
Che poi mi ci torna la mente, con calma.
Pensare di grattare la mia lingua con un cucchiaino, per pulirla, togliere i residui di fumo e nicotina.
Pensarlo e dirlo, con quella tenerezza.
Raccomandarmi di usare ottimi prodotti per la pelle.
La tua attenzione per gli applicatori di spugna e la loro conservazione. Che è su di me che vengono usati.
Intimità innata e oceanica.
Ma ti rendi conto di quello che fai?
So che ti dispiace vedere il mio stupore di fronte a certe cose. Che vorresti che le considerassi "normali".
Ma io non ho mai avuto niente che nemmeno assomigliasse a questo. Nemmeno da lontano.
Stai avendo cura di me, io non sapevo manco sognarla questa intensità prima di te.
Non servono parole specifiche, possono rimanere mute e non dette.
Ma se questo non è Amore io non so come chiamarlo.
Raccontarti tutto, tutto
quello che mi passa per la testa, tutte le fantasie ed i pensieri. Lo farò
sempre, senza smettere, ogni volta che potrò. Sì, perchè il fatto è che dovrò
pensarci, a quelle fantasie, per riuscire a focalizzarle, perchè ciò che vivo va
oltre. Sorpassa continuamente tutto ciò che potrei desiderare. E ci sono
momenti, compreso questo, che la felicità che sento mi confonde e non riesco a
fare altro che dire che non c'è nulla di più o di diverso da questo che io possa
volere. E ci sono altri momenti in cui mi sembra che non ci sia bisogno di dire
nulla, sei un'anima sorella. Sento che mi avverti. Io lo faccio. E tutto
fluisce, naturalezza padrona. Io l'ho vista, con te. Cantava, hai sentito?
Aspetterò di essere in grado, e ti racconterò ogni cosa. Ma
quello che voglio è ciò che mi dai.
Binario 3
(e che Bersani sia..)
...Bisognerebbe dare al fegato un motivo per contorcersi e non perdere la
sua elasticità
non stare lì
ad accontentarsi degli spiccioli
gli spiccioli
dell’anima del cuore e delle idee,
ma accumulare capitali a passi piccoli fatti di ricordi che non dicono bugie,
ad accontentarsi degli spiccioli
gli spiccioli
dell’anima del cuore e delle idee,
ma accumulare capitali a passi piccoli fatti di ricordi che non dicono bugie,
condizionati dagli anticipi e i ritardi
che ci cullano a miliardi
verso la felicità
Bisognerebbe grattuggiare tutti gli angoli e finalmente sferici, opplà, buttarsi giù
rotolare in una corsa inarrestabile, una cosa da vertigine, a sfidar la gravità
Frenare solo un metro prima di cadere giù dal mondo alzarsi in piedi
e di colpo lì per lì
illuminarsi di un amore che era scritto non so dove, non so come sia arrivato fino qui
Qualcosa come innamorarsi a Napoli
sotto le nuvole volate via
lasciarsi in faccia ad un tramonto storico
spuntato a Rimini
spuntato a Rimini
al binario tre ...
:)
Immersa. Elevata. Avvolta. Circondata.
Attorcigliata. Disarmata.
Placida. Lieve. Incredula.
Migliore. Lucida e confusa.
Pronta, coraggiosa. Presente.
Viva.
In fiore.
Ecco sì. In fiore.
Attorcigliata. Disarmata.
Placida. Lieve. Incredula.
Migliore. Lucida e confusa.
Pronta, coraggiosa. Presente.
Viva.
In fiore.
Ecco sì. In fiore.
Eccolollì. Il sabato..
E allora stasera si cenerà dalla Vale e dalla Isa. Tutti lavorano, sono io la fancazzista quindi tocca a me fare la spesa e all'ora del vespro si procederà con:
Prendiamoci il tempo, mangiamo con calma, buone chiacchere con gli amici.
Vini consigliati: Rossi, corposi. Che so un Nero d'Avola, un Primitivo di Manduria. Ma pure un Amarone non è male eh! o un Barbaresco.. :)
La notte che segue è bene dormire da soli. O con qualcuno che ti ama davvero.
E allora stasera si cenerà dalla Vale e dalla Isa. Tutti lavorano, sono io la fancazzista quindi tocca a me fare la spesa e all'ora del vespro si procederà con:
FAGIOLI ALLA MESSICANA
In una padella si fa soffriggere una cipolla tritata molto finemente un po'
di peperoncino, olio buono. Si aggiungono carne macinata di qualità, qualche
salsiccia sbriciolata e qualche salsiccia intera e si lascia dorare il tutto. Si
annaffia, al momento opportuno, con un bicchiere di vino rosso e si fa sfumare.
Si sala, ma poco. E' l'ora dei pomodori pelati. Ce li mettiamo e giriamo, li
spiaccichiamo, li appiattiamo, fino all'omogeneità. Ora sì, mettiamo un po' di
sale e anche una puntina di zucchero ma proprio più per il gusto di farlo che
per altro. Si rovesciano fagioli borlotti nella padella e si fa andare. Intanto
si ascolta della musica e si beve un bicchiere di vino. Poi si apparecchia la
tavola. Prestiamoci cura in questo che è bello cenare con una tavola accogliente
e ben agghindata. Dopo un po', un tre quarti d'ora, possiamo goderci questo
piatto. Se vediamo che durante la cottura il composto si asciuga troppo,
aggiustiamo l'inconveniente con piccole dosi di acqua tiepida. Prendiamoci il tempo, mangiamo con calma, buone chiacchere con gli amici.
Vini consigliati: Rossi, corposi. Che so un Nero d'Avola, un Primitivo di Manduria. Ma pure un Amarone non è male eh! o un Barbaresco.. :)
La notte che segue è bene dormire da soli. O con qualcuno che ti ama davvero.
Se anche fosse solo per queste mie sensazioni di stasera, sarebbe già
abbastanza.
Avrebbe già ragione di essere.
Ma non è solo per questo.
Cose che ti dirò.
Buonanotte :*
Avrebbe già ragione di essere.
Ma non è solo per questo.
Cose che ti dirò.
Buonanotte :*
Io non posso crederci.
Mi sta succedendo l'inimmaginabile.
Poserò la testa
sulla tua spalla
e farò un sogno di mare
e domani un fuoco di legna
perchè l'aria azzurra diventi casa.
Chi sarà a raccontare?
Chi sarà..
Sarà chi rimane...
Io seguirò questo migrare
seguirò questa corrente di ali...
e farò un sogno di mare
e domani un fuoco di legna
perchè l'aria azzurra diventi casa.
Chi sarà a raccontare?
Chi sarà..
Sarà chi rimane...
Io seguirò questo migrare
seguirò questa corrente di ali...
Io frequentavo allora uomini
leggeri,
superficiali, tristemente
uguali
gente che pensa di avere in mano il
mondo...
e non sa neanche se è
rotondo...
E facevo l'amore perchè lo si
fa
senza amore, senza
umanità..
ma la sera che io, io ti ho avuto
vicino
tu cantavi come canta un
bambino.
Eri giusto, diverso, eri
tu,
eri vivo e mi davi qualcosa di
più
e fu la prima volta che mi son
sentita...
Donna...
Donna...
Una donna...
con te
Donna...
Donna...
Una donna..
con te
Somigliavi un po' a certe terre
lontane
dove galoppano tanti cavalli
bianchi,
il tuo viso era dolce, il sorriso
chiaro,
camminavo dritta verso di
te.
Ogni cosa facciamo ora, facciamo
l'amore
e vicino a te sono corte le
ore
perchè sei un uomo che sa essere
Uomo
e sai rendere bella la
vita.
Tu sei giusto, diverso, sei tu, tu
sei vivo
e sai dare qualcosa di più
e sempre come il primo giorno in cui
mi son sentita....
Donna...
donna...
una donna...
con te..
Donna...
donna...
una donna
con te.....
(mi somigli mimì, ti
somiglio..)
Lory, ho appena terminato una storia.
Se ti piace e
se vuoi, potresti inserirla sul tuo
blog.
Ho deciso che non la pubblicherò
da nessuna parte,
vorrei che fosse un regalo solo per te.
Se per caso,
invece, non ti piacesse o risultasse
troppo prolissa non ti dare noia, è tua
comunque.
Non voglio darla in pasto a gente che valuta la
bellezza di uno
scritto solamente dal numero di righe
che deve leggere.
Ciao,
Matteo
Certe volte questo ragazzo mi commuove :)
specialmente quando scrive cose come queste che seguono...
Grazie Matteo, apprezzo moltissimo il tuo regalo.
La
Tara
Ebbene si, ce l’hanno fatta.
Inconsapevolmente, e questa è una grossa
attenuante, hanno distrutto l’ennesimo pezzo del puzzle.
Quale puzzle? La mia infanzia, la mia memoria
e non solo, un pezzo di storia del paese, la reminescenza collettiva di un tempo
lontano.
Giuro non ne sapevo nulla.
Mi avvicinavo all’incrocio, l’infame crocevia
scomodo e pericoloso, sede e causa di molti incidenti quando, dinnanzi a me, si
è aperta la ferita.
Un grosso autocarro, rialzato sui pistoni
idraulici, era impegnato con il braccio della gru a sollevare l’arrugginita
vecchia pesa pubblica, afferrandola con il ragno (le tenaglie).
Fin qui nulla di strano, si
direbbe.
Se non ché con quella lunga stadera se ne
vanno anni e anni di commerci paesani, e pure infinite storie di
chiacchiericcio, di amicizie, di tenere infatuazioni giovanili, di liti
furibonde e di lente e laboriose riappacificazioni.
Ma come, direte ancora, impossibile che un
attrezzo metallico per pesare camion e rimorchi agricoli possa suscitare enormi
sentimenti?
Al massimo, in effetti, le uniche cose che mi
rievoca quella piattaforma zigrinata erano le vibrazioni, che partivano dalle
mani per salire come mille formiche impazzite lungo l’avambraccio fin a giungere
alle spalle a guisa di scossa elettrica, quando da ragazzi ci si passava sopra
sfrecciando sulle biciclette e poi, già stupidi ragazzini adolescenti,
smanettavamo coi ciclomotori solamente per udire lo sfrigolio dei pneumatici e
il tonfo del piatto contro i bordi lucidi della stessa.
Il problema è un altro: per chiudere quel
grosso buco, dove erano posizionati gli ingranaggi e le leve per le misurazioni,
hanno demolito e smantellato il camerino di pesatura.
Con un altro mezzo d’opera l’hanno squartato,
alla maniera di un maiale morto appeso al gancio, pronto per diventare fresco
salume; ridotto a piccoli pezzi di calce, intonaco e mattoni rossi, l’hanno
orrendamente e ridicolmente sepolto nella sua stessa tomba.
L’ultimo baluardo dei filos (ritrovi serali)
agresti ridotto a materiale da stoppa buchi.
La vecchia pianta, dalle fronde ricoperte di
spigolosi e verdi aghi era già stata tolta qualche tempo fa, per cui l’intera
zona ora appare come una finestra nella evolvente dentatura di una bimba, troppo
grossa per non essere notata quando la piccina,innocentemente, apre le fauci e
sorride.
In quello spazio tra gli incisivi mancanti io
mi ci butto, cercando di riassaporare sensazioni ormai lontane e cancellate a
forza da chi, senza pensarci, vuol ridurre il nostro borgo a ricovero per
cittadini stanchi della confusione metropolitana, ossia a luogo di
contemplazione per asceti, nuovi eremiti della tranquilla campagna invero a
dormitorio per stranieri dalla pelle e usanze assai diverse tra
loro.
Di traverso, trattenendo il fiato per essere
maggiormente filiforme, mi introduco nella stretto stipite della mia mente,
facendo breccia nei meandri della memoria fotografica e sensoriale, a scoprire
cosa realmente rappresentava la stanzetta bassa dalla enorme finestra a
tapparelle che, una volta srotolata, la faceva somigliare ad un ciclopico occhio
aperto sulle vicissitudini e sulle giornate del villaggio.
Entriamoci dentro un’ultima volta, per lo
meno con la fantasia.
Prendo la chiave, nell’incavo del tronco
della pianta, in quel buco lasciato dal ramo spezzato durante il
temporale.
La chiave ha una catenella sottile che
l’accompagna perennemente e solo la signora della pesa più alcuni altri sanno
dove si trova.
Il profumo che si spande dall’albero verde è
fresco ma non resinoso, assomiglia più a fragranze campestri e pungenti di
erba.
La porta di legno è piccola ma compatta,
fatta di pannelli di noce, ormai scoloriti e divenuti quasi beige; la serratura
ha un gioco particolare e basta muovere dentro e fuori la chiave per
aprire.
Sono inondato dal calore, stagnante tra
quelle strette mura ed il basso soffitto, e sopraffatto dal tanfo di chiuso
mescolato all’olio usato per ungere la pesa e tenerla in efficienza, ed un
afrore particolare.
Sì, un odore pungente, sintetico, come di
materiale chimico fuori uscito da qualche latta con il teschio e la ics
disegnate sopra, ma che ho già inalato altre volte.
Entro e mi guardo attorno: il tavolaccio
poggiato sulla parete di fronte ha il piano sbrecciato e tarlato, e su di esso
poggiano dei block notes usati per fare il conteggio dei carichi, poi noto le
vernici ed i cesti di vimini, alcuni già pitturati, altri ancor color paglierino
naturale.
Ecco cosa sentivano le mie narici: la tintura
usata per i lavori intrecciati in vimini, vera passione del marito ormai anziano
e pensionato della pesatrice, aveva quel particolare tanfo, lo stesso che era
usato per decorare i cappelli di paglia che tenevamo a casa nostra.
Le pareti, tinteggiate di un candido color
avorio, sono per lo più spoglie, eccetto il calendario appeso sopra la scrivania
e fermato allo stesso chiodo che sostiene pure il crocefisso.
Di fianco al mobile vi è una pila di piccole
seggiole di legno impagliate, più alcune pieghevoli.
All’altro lato ci sono una bicicletta da
uomo, una Graziella e, poggiato sul suo cavalletto, un vecchio Garelli 50 rosso
fiammante, dotato di un bel portaoggetti bianco sulla parte
posteriore.
La luce artificiale del lungo neon regala al
tugurio maleodorante un’aria misteriosa e stantia al tempo stesso: affascinante
è per me la botola nei pressi della pesa vera e propria, chiusa da lunghe liste
di legno grezzo e su cui poggiano tutti i pesi campione, nella loro sagoma
esagonale.
Nell’angolo dietro l’uscio sono impilate una
serie di canne di bambù, ognuna provvista di lenza e galleggiante, piombi e amo:
fanno parte pure queste del guardaroba di Cleudino, il vecchio, secco e
malaticcio (almeno io lo ricordo così) con la passione per i
giunchi.
Ripercorrere tutte le innocenti estati
adolescenziali passate su quello spiazzo, ora divenuto un buco transennato e
recintato sarebbe assurdo; altrettanto utopistico, però, è tentare di sfuggire
alle proprie reminiscenze schiacciandosi le mani contro le tempie e spremendo le
meningi per rinchiuderle nel cervello.
Cancellare serate torride trascorse accanto
alle nostre madri, sedute sulle piccole sedie piegabili dallo schienale
plasticato o appollaiate sulla panchina di cemento, attorniate da zampironi
fumanti, a chiacchierare del più e del meno, a spettegolare amabilmente,
facendosi aria con improvvisati ventagli, nei corti e scollati prendi sole
fiorati.
C’era un tempo in cui la gente usciva, ed il
ritrovo era la pesa pubblica.
Alle nove di sera, mentre il campanile
batteva i rintocchi, noi marmocchi raggiungevamo a piedi oppure in bicicletta il
solito appuntamento, seguendo le nostre madri silenziose, distrutte dai lavori
domestici e dall’afa incombente.
Poi cominciava una festa, e tutte le ore
crepuscolari erano sempre simili ma mai uguali: gare di corsa a piedi, volate in
bicicletta imitando Moser e Saronni, le prime scaramucce amorose con le
coetanee, civettando stretti stretti al buio, nascosti dalla luce azzurrognola
dei lampioni pubblici e soprattutto dagli sguardi severi dei
genitori.
Ma sulla pesa non si parlava e basta: si
mangiava, spesso e volentieri bastava un ghiacciolo, oppure una fetta d’anguria
in compagnia.
Mi ricordo una volta in cui mi presi una
sgridata da mia mamma e pure una paura tremenda: vedevo sempre, poggiata sul
tavolino della pesa, una bella bottiglia di acqua Fiuggi. Sapevo che era di
Cleudino (il consorte della proprietaria) e che lo stesso era cagionevole, ma
non resistetti e ne bevvi un sorso: era calda e faceva schifo, ma volevo
dissetarmi ad ogni costo.
Mia madre aveva assistito alla scena ed una
volta a casa, a tarda ora, mentre chiudevamo le mantovane tenute aperte per
rinfrescare le camere, mi rimproverò con sguardo aspro ma al tempo stesso
preoccupato che non mi fossi preso qualche affezione infettiva.
Per fortuna non fu così, ma quel dannato
rodimento perseguitò i miei sonni per diverso tempo.
Come scosse molto la mia fantasia
l’avvistamento, una bella sera stellata di metà luglio, di una palla luminosa
dal colore bianco arancione che si aggirava nel cielo, a bassa quota, ruotando
tra la zona della pesa ed il campanile della chiesa, sfiorando, o almeno questa
era l’impressione che ne ricavavo, l’enorme crocefisso postovi sulla
guglia.
La speranza che fosse veramente un UFO mi
penetrò fino al midollo, aprendomi come una verità così intensa da farmi quasi
lievitare; non sfiorò la mia piccola mente che si potesse trattare, molto
banalmente, di un pallone sonda oppure di un piccolo satellite.
Per anni portai nel cuore quelle immagini
come icona di un mondo fantascientifico.
In quel tempo quando ancora gli inverni erano
rigidi e nebbiosi, e le estati torride e afose, era impossibile rimanere in casa
nelle ore vespertine; non c’erano condizionatori, ma soprattutto c’era una
coesione e un attaccamento tra i concittadini che è andato, purtroppo, via via
scemando.
L’ultima peculiarità, che rendeva unico il
gabbiotto con la bilancia non era una cosa di poco conto: le
affissioni.
Sulle pareti esterne venivano appiccicate, a
suon di colla, carte funerarie e manifesti di sagre paesane, in ordine
sparso.
Ci si fermava a piedi, in bici o in macchina,
solamente per leggere chi era morto, i suoi anni, i parenti, e, grottescamente,
si veniva rapiti dalle varie feste danzanti e culinarie della zona.
Un balletto tra vita e morte che non lasciava
indifferenti, anche se i nostrani lo avevano assorbito come una situazione
normale.
Era la contraddizione dell’esistenza, del
bene e del male, dei divertimenti e della quaresima umana.
Quanti nomi, tra i protagonisti delle
stagioni dei filos saranno finite su quel muro, circondate da bordi neri o
viola, non lo sapremo mai.
Ora la vi è rimasto solo uno spazio vuoto,
deserto come le nottate odierne e sconsolante come la sparizione di un tesoro,
frodato da predoni burocrati.
E' anche per il tuo senso della continuità, per il valore che dai alle cose
in cui io pure credo, per l'attaccamento e l'accoramento che dimostri nel
parlare di ciò di cui siamo costruiti..
E' anche per i tuoi pensieri così concreti, per le riflessioni che ti concedi, è per quanto ti sento assomigliare alle fondamenta e alle tradizioni della tua terra, per i tuoi concetti così semplici ed elevati.
E' perchè sai da dove veniamo e perchè abbracci quella provenienza e ne comprendi la forza.
E' anche per questo tuo essere profondamente Uomo che io mi perdo ineluttabilmente nel fascino di te...
E' anche per i tuoi pensieri così concreti, per le riflessioni che ti concedi, è per quanto ti sento assomigliare alle fondamenta e alle tradizioni della tua terra, per i tuoi concetti così semplici ed elevati.
E' perchè sai da dove veniamo e perchè abbracci quella provenienza e ne comprendi la forza.
E' anche per questo tuo essere profondamente Uomo che io mi perdo ineluttabilmente nel fascino di te...
Tu
sarai sempre gioia per me.Il pensiero di te mi sorride sempre.




"... e se i tuoi occhi fossero ciliegie
....io non ci troverei niente da dire...
"
Sono seduta davanti al mare. Sola
Gabbiani privati, onde intime. Vento intorno e nei pensieri. Se
adesso mi chiedessero cosa sarà di noi direi che non tornerai più. Consumato il
desiderio feroce, l'impellenza diventa sorriso. Non so dove sei, ho messo più di
una dose di buona volontà per non chiederti.
Domande che però non risparmio a me stessa: dove sei? Che farai
quando tornerai...?
Sei come me, forse più libero sì. Ma sangue e carne, respiro e
pensieri. Come me.
Forse anche tu ti chiederai dove sono, forse anche tu usi le
tue dosi.
Invidio quel pezzetto di mondo che in questo momento ti
contiene. Gli squarci di vita che adesso ti vedono primo attore. Ciò che stai
guardando.
Da tre minuti ti ho perdonato...
Bocca di Magra, 18 settembre 2005 ore 14.30
![]()
a tu cercami… Cercami… Cercami
nelle piccole cose, quelle a cui, di solito, non diamo importanza ma che mai noi
gettiamo. Cercami nei giorni di pioggia, vicino ai rumori di canali pluviali,
nelle acque che scorrono piano. Cercami negli occhi di altri, di bimbi, di
vecchi, di cani. Cercami in luoghi desueti, nella neve che cade, appagata, tra
fronde di rami.
Cercami lontano lontano, sulle navi
pirate nella tua mano affondate. Cercami nei giorni di sole, accanto alle ombre
che ti seguono piano. Cercami dove non speri, tra rovi, tra spini, tra ricordi
di ieri. Cercami vicino vicino, fra le parole interrotte e quelle mai dette.
Cercami nell’oblio di chi ti ha trovata, di chi ti ha perduta.
Cercami tra girasoli, nello zelo
incompleto di sì strana danza. Cercami tra i tuoi molti amanti, nei loro cuori
confusi dai battiti strani. Cercami su soglie di chiese, nello sguardo d’un
giusto con le mani protese.
Cercami sulla tua nave, tra pesanti
catene e vele leggiadre. Cercami nella tua stiva, tra i profumi d’incensi e
l’ambrosia di sale. Cercami nella tua rotta, tra le stelle splendenti, tra
veloci delfini, tra leoni di mare.
Cercami in brume di passi, nell’eco
interrotto, nei pensieri velati, nelle strade di sale. Cercami dove non pensi,
alle porte del cuore, tra le labbra dei baci. Cercami dove t’aspetti… lì, e solo
lì, potrai non trovarmi.
|
Testo tratto dalla
raccolta
|
AFFIDAMENTO
|
ATLANTIDE
f. de gregori
Lui adesso vive ad Atlantide
con un cappello pieno di ricordi
ha la faccia di uno che ha capito
e anche un principio di tristezza in fondo all'anima
nasconde sotto il letto un barattolo di birra disperata
e a volte ritiene di essere un eroe.
Lui adesso vive in California
da sette anni sotto una veranda ad aspettare le nuvole
è diventato un grosso suonatore di chitarre
e stravede per una donna chiamata Lisa
quando le dice tu sei quella con cui vivere
gli si forma una ruga sulla guancia sinistra.
Lui adesso vive nel terzo raggio dove ha imparato
a non fare più domande del tipo:
conoscete per caso una ragazza di Roma
la cui faccia ricorda il crollo di una diga?
Io la conobbi un giorno e imparai il suo nome
ma mi portò lontano il vizio dell'amore
e così pensava l'uomo di passaggio
mentre volava alto nel cielo di Napoli
rubatele pure i soldi, rubatele anche i ricordi
ma lasciatele per sempre la sua dolce curiosità
ditele che l'ho perduta quando l'ho capita
ditele che la perdono per averla tradita
ditele che la perdono per averla tradita
con un cappello pieno di ricordi
ha la faccia di uno che ha capito
e anche un principio di tristezza in fondo all'anima
nasconde sotto il letto un barattolo di birra disperata
e a volte ritiene di essere un eroe.
Lui adesso vive in California
da sette anni sotto una veranda ad aspettare le nuvole
è diventato un grosso suonatore di chitarre
e stravede per una donna chiamata Lisa
quando le dice tu sei quella con cui vivere
gli si forma una ruga sulla guancia sinistra.
Lui adesso vive nel terzo raggio dove ha imparato
a non fare più domande del tipo:
conoscete per caso una ragazza di Roma
la cui faccia ricorda il crollo di una diga?
Io la conobbi un giorno e imparai il suo nome
ma mi portò lontano il vizio dell'amore
e così pensava l'uomo di passaggio
mentre volava alto nel cielo di Napoli
rubatele pure i soldi, rubatele anche i ricordi
ma lasciatele per sempre la sua dolce curiosità
ditele che l'ho perduta quando l'ho capita
ditele che la perdono per averla tradita
ditele che la perdono per averla tradita
STORIA DI UNA FASCINAZIONE
"Sono qui seduta davanti alla mia scrivania. Ancora cerco le
tue parole."
Universo di byte pulsanti, in cui succedono cose che, per chi non le vive, risultano incomprensibili quanto il tempo per un bambino. Che non lo capisce e non se ne cura, il tempo è distante dal suo mondo fatto di mamma, gioco, cibo e sogni. Per un bambino non esiste “domani” o “dopo” o “ieri”.
Esiste solo “adesso”. Eppure il tempo c’è…
Io ci passeggio dentro a questa rete. E provo a capire cosa succede quando inaspettatamente mi ritrovo a sfiorare parole che fanno nascere in me sensazioni vibranti.
Càpita di trovarsi in un luogo virtuale in cui hai spazio per raccontare qualcosa delle tue giornate, soprattutto dei tuoi pensieri; e lo fai per te, è vero. Molto spesso affetti da un narcisismo goloso ci pensiamo addosso, scriviamo quello che viene e ci leggiamo orgogliosi.
Ma ci mostriamo, non neghiamolo. Buttiamo i nostri parti mentali nel mare di internet e stiamo lì come affluenti, a godere della certezza che quel mare è fatto anche di noi.
E succede anche che a volte, raramente per la verità, in mezzo alle parole scambiate, litri e litri ideali di inchiostro nero, ce ne sia qualcuna che ha per noi sfumature colorate. Diverse.
Allora si sorride incuriositi. E utilizzando le funzionalità che la rete concede si bussa ad una porta.
“Sulla tua pagina leggo di te. Una fotografia di una spiaggia e una musica intima. Che posto è quello?”
“E’ il mare di fronte a casa mia. Tornerò lì dopodomani. Adesso sono lontano. Non vedo l’ora.”
Ci sono molti modi di trattare le parole scritte nel web. Inevitabilmente e inconsapevolmente la maniera che si ha di porsi, nell’inviare o nel rispondere ai messaggi, tende a cercare in quella degli altri somiglianze con se stessa. Parlo di maniera non di contenuti.
La lunghezza delle frasi,
l’utilizzo della punteggiatura, la scelta dei vocaboli, i tempi di invio, tutto
concorre a creare uno stile. Se lo stile ci piace, se ci somiglia, i nostri
occhi si avvicinano impercettibilmente al monitor su cui stiamo leggendo. E
vogliamo ancora parole.
E le parole arrivano. Si
mescolano tra loro come ingredienti di una ricetta indiavolata. Scattano
meccanismi incomprensibili di curiosità e unicità, di ponti mentali e fantasie
surreali. Da condividere. Quando si trova chi ci somiglia il tempo corre veloce.
E le parole assumono un significato così intenso che a volte ci lascia senza
fiato. Un vortice di fascinazione che scalda l’aria intorno e crea
vento.
“Allora dai, non fermiamoci.” E sempre quello stile che ci inebria, per me frasi corte pungenti, a volte arroganti, presupponenti e illuse della mia capacità di comprensione e per questo lusinghiere. Sì, continua.
“Sei bella, attrazione per me”
“Non so cosa dire, sono imbarazzata e non so cosa dire..”.
“Non dire nulla, sarebbe così bello essere lì, guardarti, accarezzarti i capelli. In silenzio”
“Sì,lo sarebbe. Lo è già…”
Ecco, sono imbarazzata. Lo sono. Che succede? Parliamoci ancora, diamo vita a questa magia, la notte aiuta, l’atmosfera raccolta della stanza e i rumori sommessi diventano rifugio per emozioni nascoste, da provare da soli. Io e lui.
Io ferma qui davanti a questa scatola che contiene anche il desiderio adesso. C’è silenzio intorno e mi sembra di sentire la presenza di quest’uomo che mi parla con parole così semplici, che mi somigliano. Chiudo gli occhi, li socchiudo e sorrido. Oddio sì sarebbe bello, saprebbe cosa fare, sta sentendo anche lui questo silenzio, è lo stesso che respiro io. E’ tutto così poetico, ci desideriamo senza ragione, nessuno ce lo vieta. Ho voglia di parole lievi stanotte e di sensazioni leggere come carezze…
Ci lasciamo così, con promesse non dette di ritrovarci ancora. Ci cercheremo, lo sappiamo. Non è tanto per lui, non è per me ma per ciò che si è creato. E’ questo che cercheremo ancora.
Domani.
La
comunicazione virtuale.
Considerazioni di
un'internauta.
Comunicare, dire come ci sentiamo, cosa proviamo,
emozionarci e scambiarci le emozioni, non sentirci soli, riconoscere una risata,
digerire voci, intendersi, capirsi, pensare a se stessi come frazione di un
intero.
Ammirarci, svelarci, sentirci amati, desiderare,
confessarci, avvertire la fiducia che si acquieta su di noi, esserne orgogliosi.
Essere felici.
E allora ci diamo, forniti di innumerevoli mezzi.
Parole, sguardi, gesti, carezze, baci, risate,
espressioni del viso, quantità incredibili di muscoli facciali, lacrime,
passatempi, singhiozzi, giochi, tempo libero e occasioni sociali, giovialità,
allegria ma anche ritrosia e perfino la timidezza.
Nella comunicazione abbiamo una serie infinita di
risorse, ci affidiamo a loro e alla nostra capacità di utilizzarle per
raggiungere lo scopo: essere compresi, non sentirsi soli, rendere la vita degna
di essere vissuta.
L’avvento di internet nella società moderna ha arricchito
l’uomo di una serie illimitata di vantaggi in termini di comunicazione. Basta
pensare alle facilitazioni per quanto riguarda il lavoro, la semplificazione
nella trasmissione dei dati e via discorrendo.
E nella comunicazione relazionale ha innescato meccanismi
astrusi e non privi di un fascino tutto particolare.
Ed è proprio su questo che ho intenzione di
soffermarmi.
Immaginiamo di entrare in un bar una sera, così, per bere
qualcosa. Siamo con degli amici, ci sediamo al bancone oppure ad un tavolo,
accendiamo una sigaretta, ci diamo un’occhiata intorno per ambientarci,
abituarci alle luci soffuse del locale, intanto pensiamo a cosa ci piacerebbe
bere. I nostri occhi si soffermano su qualcuno che attira per un qualche motivo
la nostra attenzione, forse per un particolare nell’abbigliamento, forse per il
modo di muovere le mani, o per un’espressione che ci incuriosisce.
Immaginiamo che questa persona si avvicini, supponiamo sia un amico di un amico
e che quindi abbia gioco facile nel cominciare a chiacchierare; immaginiamo
anche che la prima frase che ci dice sia opportuna, pronunciata con una voce
piacevole, e che contenga qualcosa che ce la fa apparire accattivante.
Siamo reali.
Sorridiamo, continuiamo a guardarci in giro, la nostra
amica ci ammicca interrogativa e divertita, il barista è pronto a prendere la
nostra ordinazione. Siamo distratti, scambiamo parole con lo sconosciuto e sono
parole leggere, siamo poco concentrati per cogliere sfumature, ci abbiamo il
mondo intorno e la nostra attenzione è frammentaria, rivolta a tutte le cose che
ci circondano. Attenti a tutto e a niente. Il linguaggio del corpo non può
essere colto all’istante. La miriade di segnali che ci provengono dalla nostra
mente e dal comportamento dell’altro non hanno terreno fertile per essere
assaporati e vissuti con profondità. Lo dovremo incontrare ancora. E poi ancora
e poi ancora.
La comunicazione diretta ha bisogno di tempo per arrivare
ad esprimersi approfonditamente e ancora di più per essere metabolizzata, per
radicarsi dentro di noi come un fatto concreto. E le infinite varianti dei
caratteri che contraddistinguono gli uomini rendono la quantificazione di questo
tempo praticamente un’impresa disperata.
Adesso immaginiamo di navigare nella rete. E’ sera, siamo
a casa dopo una giornata impegnativa e scegliamo una musica, la nostra. Quella
che ci piace e che accompagnerà le nostre divagazioni.
Si apre una finestra nel monitor e vediamo parole scritte
in fila. Per noi.
Siamo virtuali.
Una frase non banale, che somiglia molto a qualcosa che
avremmo potuto dire noi stessi.
Soli nella stanza, la nostra attenzione è concentrata,
indirizzata totalmente ai rimandi di questo schermo. I nostri occhi non hanno
altro da fare che leggere quello che ci viene scritto, tutti i nostri sensi sono
lì. Attenti.
In internet la comunicazione paradossalmente si fa subito
intensa. Non avendo distrazioni di sorta ogni parola assume, sia per chi la
scrive che per chi la legge, un peso specifico tutto suo e molto
elevato.
Siamo solo mente, nella rete. Solo spirito. Siamo i
nostri pensieri, eterei, senza corpo e senza vestiti. E’ con un’altra mente che
parliamo, nuda anch’essa. Allora il tempo cambia dimensione, si dilata. Pochi
minuti diventano ore, la conversazione è fatta di stile, di seducente unicità.
Le parole non dette, ma scritte, hanno il tempo per essere pensate e si mostrano
splendenti. A volte ci accecano.
La possibilità di proiettarsi in una manciata di segni
convenzionali, l’attesa delle risposte dell’altro,
il sorprendersi per eventuali affinità che si presentano
ci trovano completamente concentrati. Reattivi. Premurosi.
L’eloquio naturalmente esiguo si veste di un
fascino che ci rapisce. Dominati dall’essenza farsi portare via diventa facile
come respirare. Sentiamo la profondità della comunicazione che ci
rimane addosso a lungo anche quando il computer viene spento. E’ come non
smettere mai. Come un ponte che si è creato e che si solidifica nella continua
ricerca di se stesso.
Ciò che finora avete letto non ha l’intenzione di
attribuire qualità o difetti ai vari modi che abbiamo per avvicinarci al
prossimo.
Le mie considerazioni altro scopo non hanno che quello di
cercare di definirne le differenze e provare a instillare nei
detrattori della comunicazione virtuale un dubbio.
Il dubbio che, in qualsiasi forma si tenti di attuarla,
nessuna esclusa, la comunicazione per l’anima della gente è
Vita.
" gli zucchini ci vogliono piccoli, fimmina libera, ti sento, la donna greca,
ci devo riflettere, luna! luna!!! vedi non ho televisione, che culo
meraviglioso, mi perdoni? se hai bisogno di qualsiasi cosa non devi fare altro
che dirmelo, magnativi a pasta, insonne sei fimmina, non è nulla di grave,
succede, cetto!, mi sento un turista, non voglio far dispiacere a mio padre,
buttanazza bellissima, atlantide.. Atlantide..."
Parole e desideri. Tra noi.
Ti desidero, non finirò mai di dirtelo.
Parole e desideri. Tra noi.
Ti desidero, non finirò mai di dirtelo.
"Il tempo è una marea grigia che trascorre tra parole e
nuvole..... "
Tu. Meraviglia
del genere umano
Lo immaginavo. Me lo sentivo. E ora lo so che è vero.
Adesso so.
Sei una Meraviglia di Uomo.
Non c'è necessità di aggiungere niente, i miei occhi ti hanno parlato per me, finalmente.
Adesso sai quanta passione, quanta dolcezza..
Adesso sai.
Sono stata un giorno in paradiso e devo ammettere che è davvero un posto bellissimo.
"..è l'Uomo... Un uomo intenso, un guerriero, un lottatore. Un
passionario. Un uomo che ha mille donne, per forza ... Se io fossi mille donne
lo desidererei mille volte e ancora mille. Un uomo maschio, che ama la sua
terra, la sua interezza e ne porta dentro il dolore e le contraddizioni. E il
fascino. E la nostalgia, vivendone lontano. Un uomo dolce, che sussurra parole
d'amore di tenerezza e di desiderio con una voce decisa, calda, che conferisce
vita a tutto ciò che incontra. Un uomo difficile, ma giovane e forte. Che me lo
dice. E che, ansioso, aspetta di avermi. Un uomo che gioca coi colori, che
immagina di essere tra le mie gambe appena sveglio, che mi dice che vuole
dormire con la mia bocca addosso. Un uomo che vive in simbiosi con la sua
libertà e me ne fa dono tenendola nelle sue mani. Quelle mani da cui io voglio
bere. Una meraviglia di uomo."
Gli amici veri sono quelli
che ti accarezzano le ali proprio quando pensavi di non averle
più.
Le accarezzano
e sorridono. E tu così sai di averle ancora.
Gli amici veri conoscono le
tue debolezze,
le
amano
ma sottolineano la tua
forza.
Gli amici veri sono quelli
che ti regalano una luce e un po' di fuoco
per ricordarti che si può
anche correre il rischio di scottarsi
senza per questo perdere la
strada di casa..
Gli amici veri sono questo e
altro ancora.
E io ce
l'ho.

Una giornata di serenità
vera.
Praticamente un
miracolo.

Dopo un po’ impari la sottile
differenza
tra tenere una mano e incatenare un’anima.
E impari che l’amore
non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.
Ed inizi a
imparare che i baci non sono
contratti e i doni non sono promesse.
E
cominci ad accettare le tue sconfitte
a testa alta con gli occhi
aperti
con la grazia di un adulto,
non con il dolore di un bimbo.
E
impari a costruire tutte le tue strade oggi,
perché il terreno di domani è
troppo
incerto per fare piani.
Dopo un po’ impari che il sole scotta
se
ne prendi troppo.
Perciò pianti il tuo giardino
e decori la tua anima,
invece di aspettare
che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi
davvero sopportare,
che sei davvero forte, e che vali
davvero
Dieci minuti ancora e sarà il mio compleanno.
Dio, che tristezza infinita.......
Dio, che tristezza infinita.......
Sei diventato atermico.
Nè caldo, nè freddo.
Nulla.
Peccato.
Nè caldo, nè freddo.
Nulla.
Peccato.
Il potere del tuo sorriso.
il potere del tuo sguardo...
e poi...
con il tuo potere disegna soltanto per me un pettirosso.
che stia sul ramo solo per me.
cosi' sognerò di sentirlo cantare....
e quando nei frutteti cesserà il canto...
che io deponga la mia illusione.
Perdermi in un sesso incontenibile..
Mostrami come sono, timida e disinibita, vogliosa e assonnata.
Blindarmi su quel letto.
Darmi.
Presto..
Mostrami come sono, timida e disinibita, vogliosa e assonnata.
Blindarmi su quel letto.
Darmi.
Presto..
Per adesso. Per adesso. Per adesso. Per adesso.Per adesso.Per adesso.Per
adesso.Per adesso.Per adesso.Per adesso.Per adesso.Per adesso.Per adesso.Per
adesso.Per adesso.Per adesso.Per adesso.
Per adesso.
Non posso guardarmi allo specchio
e continuare a vedere queste labbra pallide,
rosa chiaro
come se il sangue fosse finito chissà dove..
Allora apro la scatola piccola del blush..
Mi guardo e passo un filo sottile di lucidalabbra,
poi disegno ciò che dovrebbe essere,
una bocca,
con questo color mirtillo che mi piace così tanto
e che non lascio da mesi...
Magari non è di moda,
forse dovrei evitare
ma sono così triste,
devo trovare qualcosa... Una sciocchezza...
Ecco..
Ecco la mia bocca.
Continuo ad offrirtela. Vedi?
Sono bella..
Non sono mai stata bella così...
e continuare a vedere queste labbra pallide,
rosa chiaro
come se il sangue fosse finito chissà dove..
Allora apro la scatola piccola del blush..
Mi guardo e passo un filo sottile di lucidalabbra,
poi disegno ciò che dovrebbe essere,
una bocca,
con questo color mirtillo che mi piace così tanto
e che non lascio da mesi...
Magari non è di moda,
forse dovrei evitare
ma sono così triste,
devo trovare qualcosa... Una sciocchezza...
Ecco..
Ecco la mia bocca.
Continuo ad offrirtela. Vedi?
Sono bella..
Non sono mai stata bella così...
Ecco. Niente più attesa, niente più settembre, niente più
lamenti nè richieste inevase, niente più io e te e viviamoci, niente più
desiderio nè davvero, niente più fotografie e milano, niente più silenzi. Niente
di niente.
Il capitolo è definitivamente chiuso. Domani ricominciamo
Lory. Stasera no. Stasera si piange.
Io sto commettendo dei grossi errori. Credo siano degli errori di debolezza,
forse non ho abbastanza volontà di affermare la giustizia, forse ho solo paura
di rimanere da sola. Nel pensiero, perchè sola sono comunque. Fatto sta che la
mia insoddisfazione è tangibile come la tastiera su cui sto scrivendo. Se
analizzo la realtà che mi viene concessa, se la analizzo senza raccontarmi
frottole e la confronto con ciò che vorrei c'è di che ridere, a volte di che
piangere, a seconda degli stati d'animo. Ma anche senza confronti c'è di che
ridere e piangere lo stesso. Probabilmente devo solo avere la pazienza di
aspettare che tutto questo mi stufi profondamente, e nonostante le
ritrattazioni, lo spirito di sopportazione e la gioia che sento nel vedere che
non vuoi lasciarmi andare sono dell'idea che io non ci sia poi così
lontana...
Un fallimento ancora, devo cercare di non vederla da questo
punto di vista sennò mi piglia male.. Ma è un pensiero che mi sale su. Un
fallimento ancora. La tua villetta nella mia testa è diventata una casa
abbandonata. Non mi piacciono le case abbandonate, la rado al suolo e faccio
spazio. Stavolta sì. Cose che capitano ai vivi. E io evidentemente lo sono.
Augh.
Caldo infernale, girone di merda, macedonia di
frigo, senza tempo a disposizione, sonno pressochè sempre, fluoxetina e coca
cola, vestitino verde, capelli sul collo, risotto al pomodoro, no grazie non
mangio, moto d'acqua, sogno la capraia, toglimi sti lacci dai, guai a te!
ricominciare di nuovo, e ma che due palle, il breviario di platone, mi scappa
perfino da ridere, sudore senza sosta, finirà cazzo, rinunciare a serate al
castello, non posso ubbidire ed essere legata, versi adeguati, aneliti vani,
avevi ragione per ora, ma cosa sto facendo? troppe sigarette così, cicale
infaticabili, non come me.... Non come me...
E' quel che è..
E’ assurdo, dice la ragione.
E’ quel che é dice l’amore.
E’ infelicità dice il calcolo
Non altro che dolore, dice la paura.
E’ vano, dice il giudizio
E’ quel che é dice l’amore
E’ ridicolo dice l’orgoglio
E’ avventato dice la prudenza
E’ impossibile dice l’esperienza
E’ quel che é dice l’amore..
E’ quel che é dice l’amore.
E’ infelicità dice il calcolo
Non altro che dolore, dice la paura.
E’ vano, dice il giudizio
E’ quel che é dice l’amore
E’ ridicolo dice l’orgoglio
E’ avventato dice la prudenza
E’ impossibile dice l’esperienza
E’ quel che é dice l’amore..
"Ti tolgo le scarpe allora.. se
le hai indosso, e le calze, e mi inginocchio... e chino la testa sui Tuoi piedi
e Ti lavo con la bocca Ti massaggio con le labbra... a lungo.. fino a quando
vuoi.. prenderò una crema alla menta e peperoncino per Te, che rinfresca e da
senso di sollievo.. Ti soffierò tra le dita per darti aria e farti sentire la
leggerezza.."
Se mi tiravi na coltellata sanguinavo di meno.
Se non rimarrò dissanguata giuro che te la rendo. 

Tu non lo vuoi ammettere, continui a dire no.... Ma in cuor Tuo lo sai, come
lo so io. E' finita. Non ce n'è più.
Piango. Impotenza, rabbia, desiderio. Piango. Prenditi tutto.
hai tutte le ragioni del mondo
ma io devo poterti parlare cazzo!!!!
Scivola, vai via.
Vinicio Capossela
Senza eta'
il vento soffia la
sua immagine
nel vetro
dietro il bar
gocce di pioggia
bufere d'amore
ogni cosa passa e lascia.
Scivola,
scivola vai via
non te ne andare
scivola,
scivola vai via
via da me.
Canzoni e poesie
pugnali e parole
i tuoi ricordi
sono vecchi ormai
e i sogni di notte
che chiedono amore
cadono al mattino
senza te
cammina da solo
urlando ai lampioni
non resta che cantare ancora.
Scivola,
scivola vai via
non te ne andare
scivola,
scivola vai via
via da me.
il vento soffia la
sua immagine
nel vetro
dietro il bar
gocce di pioggia
bufere d'amore
ogni cosa passa e lascia.
Scivola,
scivola vai via
non te ne andare
scivola,
scivola vai via
via da me.
Canzoni e poesie
pugnali e parole
i tuoi ricordi
sono vecchi ormai
e i sogni di notte
che chiedono amore
cadono al mattino
senza te
cammina da solo
urlando ai lampioni
non resta che cantare ancora.
Scivola,
scivola vai via
non te ne andare
scivola,
scivola vai via
via da me.
Il Tuo
Sorriso
se vuoi,
toglimi l'aria,
ma non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso scoppia nella tua gioia,
la repentina onda d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta
e torno con gli occhi stanchi, a volte,
d'aver visto la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte le porte della vita ...
Ci sono due tue fotografie su quella
pagina..Ti guardo. Mi piaci così tanto che mi viene da abbassare gli occhi..
Penso a quando mi guardi mentre scopi.. Che non togli lo sguardo dal mio.. e hai
quell'espressione così perversa..
Tutte le mie paranoie, i deliri
fuorvianti, le strade senza uscita, le certezze fiabesche che costruisco con la
sabbia, la gioia soprattutto, il senso di appagamento totale, questo sentirmi
comunque Tua sempre, qualunque cosa pensi, e il mai prima, e il mio nome vero
scritto da Te su una pagina nera, e lo stupido cuore che canta, e l'attesa
struggente dolcissima a cui non rinuncerei, e la consapevolezza di me, e il
sentire il tuo desiderio urlare, e addormentarmi non come la sera prima, e
riderci, e ogni giorno sempre di più. Tutto questo, mia anima, è per Te.
"C'è un lunapark grande
sulla sinistra. Lo vedi?"
"No.. ma ora lo trovo"
Ho già detto che questo posto è solo mio e come
tale lo considero. Ancor di più adesso che sto per scrivere ciò che in questo
momento mi sta passando per la testa. Qualcosa diretto a te che però scriverò
solo per me. Poi deciderò il da farsi.
Non mi va di sentirmi una lagnosa, tantomeno di sentirmelo dire. Non mi va di sentirmi ansiosa, ancor meno di sentirmelo dire. Non mi va nemmeno di far la parte di qualcuno che non sono, nè di ingannarti con atteggiamenti che non sono i miei o di far finta che tutto sia splendido se sento che non è così.
Ebbene non è così. A che serve il mio istinto femminile? Serve a capire che in questi giorni tu non ci sei. Che possono esserci mille ragioni e tutte valide e comprensibili ma il risultato non cambia di una virgola. Ho pazienza, tutta la pazienza del mondo e in nome di quella, e di qualche altra cosa, io aspetterò. Ma non posso non vedere. Non posso accecarmi a tal punto da non vedere che non ci sei. Che non ti sento. Ho pensato che forse era meglio solo desiderarci, che i desideri conservano tutta la loro intensità solo quando rimangono tali. Un desiderio esaudito è qualcosa di compiuto, pronto da immagazzinare per far posto a qualcosa da compiersi. Io conto su questo, e avrei in mente infinite cose da compiere nel nostro gioco. Che gioco poi alla fine non è.. Non è un gioco per un cazzo di niente. Ma non ti sento. Non ti sento più. E' qualcosa di pancia, inspiegabile, qualcosa che la razionalità non riesce a spiegare nè a sopire. Non ho più i tuoi messaggi incalzanti, le tue presenze repentine. Non ci sono più. I richiami adesso sono i miei, richiami ai quali rispondi sempre più laconico... Come non vedere? Non mancherei di rispetto a te, a me e a ciò che dicevamo di volere se lo facessi? Non sarebbe come mettere in atto un teatro dell'assurdo? Per chi? Perchè? Mi piace la paura e vorrei viverle tutte con te, tranne quella di dirti ciò che sento. Non sono una donna nuova, ho un passato e sono costruita di quello. Il mio passato mi ha visto tacere per timore di "disturbare", cazzata madornale che non voglio ripetere, che mi ha portato a considerarmi meno importante del disturbo che avrei potuto arrecare. Cazzata gigante che non voglio più ripetere e che non ripeterò mai più. Quanto sono disposta ad accordare è una manciata di tempo. Dopodichè dovremo avere il coraggio di dirci se le parole di cui ci siamo riempiti sono state leggerezze proferite perchè annebbiate dal desiderio. Cose che si dicono perchè non si conosce bene quello che la realtà fa provare una volta vissuta. E se così sarà niente di male. Ma non voglio più aver paura di dire ciò che l'istinto mi racconta. Perchè io a quell'istinto ci credo. Cazzo. Anche se sbaglia, io ci credo. E devo verificare.
Non mi va di sentirmi una lagnosa, tantomeno di sentirmelo dire. Non mi va di sentirmi ansiosa, ancor meno di sentirmelo dire. Non mi va nemmeno di far la parte di qualcuno che non sono, nè di ingannarti con atteggiamenti che non sono i miei o di far finta che tutto sia splendido se sento che non è così.
Ebbene non è così. A che serve il mio istinto femminile? Serve a capire che in questi giorni tu non ci sei. Che possono esserci mille ragioni e tutte valide e comprensibili ma il risultato non cambia di una virgola. Ho pazienza, tutta la pazienza del mondo e in nome di quella, e di qualche altra cosa, io aspetterò. Ma non posso non vedere. Non posso accecarmi a tal punto da non vedere che non ci sei. Che non ti sento. Ho pensato che forse era meglio solo desiderarci, che i desideri conservano tutta la loro intensità solo quando rimangono tali. Un desiderio esaudito è qualcosa di compiuto, pronto da immagazzinare per far posto a qualcosa da compiersi. Io conto su questo, e avrei in mente infinite cose da compiere nel nostro gioco. Che gioco poi alla fine non è.. Non è un gioco per un cazzo di niente. Ma non ti sento. Non ti sento più. E' qualcosa di pancia, inspiegabile, qualcosa che la razionalità non riesce a spiegare nè a sopire. Non ho più i tuoi messaggi incalzanti, le tue presenze repentine. Non ci sono più. I richiami adesso sono i miei, richiami ai quali rispondi sempre più laconico... Come non vedere? Non mancherei di rispetto a te, a me e a ciò che dicevamo di volere se lo facessi? Non sarebbe come mettere in atto un teatro dell'assurdo? Per chi? Perchè? Mi piace la paura e vorrei viverle tutte con te, tranne quella di dirti ciò che sento. Non sono una donna nuova, ho un passato e sono costruita di quello. Il mio passato mi ha visto tacere per timore di "disturbare", cazzata madornale che non voglio ripetere, che mi ha portato a considerarmi meno importante del disturbo che avrei potuto arrecare. Cazzata gigante che non voglio più ripetere e che non ripeterò mai più. Quanto sono disposta ad accordare è una manciata di tempo. Dopodichè dovremo avere il coraggio di dirci se le parole di cui ci siamo riempiti sono state leggerezze proferite perchè annebbiate dal desiderio. Cose che si dicono perchè non si conosce bene quello che la realtà fa provare una volta vissuta. E se così sarà niente di male. Ma non voglio più aver paura di dire ciò che l'istinto mi racconta. Perchè io a quell'istinto ci credo. Cazzo. Anche se sbaglia, io ci credo. E devo verificare.
Mi sto indurendo. Fa sì che non accada, Ti
prego. Divento insopportabile.
Il
silenzio
Ci lavoro. Non sopporto il silenzio,
è un problema che viene dal passato e che mi ha ferito a morte. Ci lavoro. I
risultati verranno ma tu sii paziente con me, comprendimi. Non sono l'essere
perfetto che credi, te lo dico sempre. Ci lavoro. E più della luce mi hai
portato la pace. Grata, più che mai. Adoro te con tutta me
stessa.
*Adesso, dentro di
me, il buio.*
Vieni a portarmi la luce.
Cronaca
2°
Cambia l’orario dell’incontro, il
programma, il treno preso, l’albergo e qualche altra cosa….Ma siamo ancora a Genova.
Sono partita presto stamattina per essere qui in tempo: dobbiamo ritirare le chiavi della nostra stanza entro mezzogiorno evitando di innervosire ulteriormente la signora che gentilmente ce l’ha concessa; già al telefono si era"scaldata" sfogando con me la rabbia per tutti quegli stronzi di clienti che prenotano e poi non si presentano non facendo nemmeno lo sforzo di avvisare del mancato arrivo.
Ci mancherebbe signora! Non sia mai detto!! Ho fatto decine di telefonate per trovare un letto: c’è il salone nautico a Genova, il week end di chiusura e la citta è stipata; a questo punto so apprezzare la fortuna di avere un posto disponibile e di sicuro non me lo lascio scappare.
Lui mi avvisa che non trova parcheggio, mi dice di aspettarlo davanti alla stazione. Infatti arriva.
Abbiamo aspettato due settimane, tanto è passato dal precedente incontro. In questi giorni l’attesa ha saputo farsi davvero difficile, così è stato per me.
Volevo vederlo ancora, convinta che le cose sarebbero state ancora più "sciolte" tra di noi vista la piacevolezza della prima volta, viste le atmosfere di alcuni nostri privati di chat divenuti a tratti quasi insostenibili dalla voglia che premeva; insomma tante cose tutte insieme mi scolpivano nel pensiero tre semplici parole: finalmente è sabato!
Lo intuisco che arriva da dietro a passo veloce verso di me, ci baciamo sulle guance e mi prende la valigia. Faccio per replicare ma mi lancia un’occhiata e dice perentorio: dammi… Sorrido, lo lascio fare..
Arriviamo in macchina e appena salgo lo bacio. Lo bacio tante volte come se volessi vendicarmi di tutti quei momenti in cui avrei voluto farlo e non ho potuto.
Ripercorriamo la stessa strada della volta scorsa per raggiungre Arenzano, non la riconosco però e glielo dico: "L’altra volta siamo passati di qui?" "Sì, non ricordi?"
No, non ricordo ma so perché: parliamo e per lunghi tratti non guardo la strada ma lui e certi scorci me li perdo.
Arriviamo all’albergo. Io l’ho scelto. E’ orribile: la signora nervosa ci da le chiavi quasi meravigliandosi del nostro arrivo, ci indica sommariamente come arrivare alla camera. Condominio squallido, puzza di ciabatte nelle scale (così lui dice), la stanza è buia, abbastanza pulita, arredata con gli scarti di magazzino del rigattiere più sfigato della liguria, un inguardabile lampadario corredato di ventilatore a soffitto con paglia di vienna incorporata e campanule di vetro smerigliato a rivestire le lampadine.
Il tutto è alquanto "orribilino", ovviamente ci ridiamo su.. Non importa…
Chiedo se vuole ucire subito: abbiamo in programma di andarcene al salone nautico, mi dice che prima vuole riposarsi un po’ e gliene sono silenziosamente grata.
Il letto è comodo, grazie a Dio, mi sdraio e mi tolgo i vestiti. Viene vicino e ci abbracciamo.
Ritrovarmi ancora così con lui mi da un senso di intimo appagamento. Ci baciamo, sento che ci vogliamo e abbiamo aspettato anche troppo.
E’ come il secondo set di una partita a tennis il cui intervallo si è prolungato a causa della pioggia. Ora c’è di nuovo il sole, possiamo riprendere a giocare.
Mi dice di spogliarlo.
Gli tolgo lentamente la camicia, mi tremano le mani. Proseguo con le scarpe e le calze, i pantaloni e i boxer. Sono eccitata.
Mi cerca con la lingua e non mi sento pulita; gli chiedo di poter andare in bagno a lavarmi, mi dice di lasciare aperta la porta..
Sono seduta sul bidet, mi sono lavata e mi asciugo, giro la testa e vedo che mi guarda sdraiato sul letto, con un mezzo sorriso sulle labbra. Avvampo di imbarazzo e mi piace da morire: può sembrare incomprensibile o sciocco ma in quel suo sguardo mi sento sua fin nelle viscere.
Torno da lui e mi abbandono alla sua bocca. Di nuovo nelle sue mani. Le usa su di me, leggere e pesanti. Mi schiaffeggia il culo, impazzisco quando lo fa: sentire quel rumore schioccante nel silenzio della stanza che risuona fuori nel corridoio…
Sono sua, fa di me quello che vuole: l’essenza di me compresa fino in fondo.
Mi scopa adesso, è sopra di me e con quel suo modo che ora conosco mi dice senza voce, muovendo solo le labbra: "Cosa sei?". Tutto e niente, vorrei dire, la tua troia, il tuo gatto, la tua geisha, il tuo amico, la tua complice, tuo fratello, il tuo oggetto, la tua casa, quello che vuoi.
"La tua troia" dico.. "E poi?"- "La tua tutto..". Mi allunga uno schiaffo. "E poi?"
"La tua schiava…."
E sono piena di gioia e di lui che mi sorride e si muove dentro di me.
Passano le ore e mi arriva un messaggio dalla Chiara, una delle mie amiche più care; ci siamo accordate per vederci, ha il modo per farci entrare alla fiera con un pass.
Mi scrive che se vogliamo possiamo anche andare domani, lei starà al salone fino a chiusura. Sì, andiamo domani..
Sono girata di spalle sul letto, lo sento prendere i suoi pantaloni. Inconfondibile il rumore della cintura che si sfila dai passanti… Rabbrividisco, me la mette vicino, mi guarda.
Ho un vizio che devo perdere: parlando uso gli imperativi.
Baciami, guardami, dammi la bocca…
Non si fa. Mi arrivano cinque cinghiate forti e in rapida successione.
Impara..
Ma non c’è volontà di impormi e lui lo sa! E’ solo un fraseggio discorsivo che mi sfugge senza intenzione, quindi l’errore si ripete. E lui è attento. Colpisce…
Mi piace che mi batta, mi fa male, sento dolore ma è sopportabile e il numero dei colpi, esiguo, permette un’intensità piuttosto cattiva.
Impara…
Ci baciamo profondamente, mi dice di tenere la lingua a freno, di non farla uscire dalle labbra. Devo accogliere i suoi baci, lasciarmi penetrare dalla sua lingua, passiva.
Mi impegno in questo: ubbidire a ciò che mi ordina. Mi è difficile così presa dal desiderio: il pensiero si annebbia e cado nell’errore. Inflessibile mi gira e mi affibbia altre cinque cinghiate. Alcune sui fianchi, sui reni sono davvero dolorose…
Io non amo il dolore in se, lui lo sa.
Amo donargli la resistenza al dolore che lui mi provoca, quella di cui sono capace.
Amo il fatto che voglia segnare fisicamente il suo dominio su di me. Amo che voglia il diritto di potersi concedere di giudicare ciò che è giusto o sbagliato in quello che faccio. Amo che mi consideri qualcosa di suo e che si senta sicuro che accetto da lui ogni sua azione perché ho fiducia cieca e sono abbandonata al suo volere, convinta nel profondo che ha cura di me in ogni cosa che fa.
Ancora la mia lingua oltrepassa la soglia delle labbra. Serie di cinghiate e mi accarezza e mi chiede con la bocca vicino all’orecchio: "E’ giusto?" "Sì, è giusto…".
Adesso è ancora dentro il mio ventre, mi piace guardarlo mentre mi scopa, lo sa, si vede ed è chiaro come la luce del sole.
Mi dice: "Chiudi gli occhi" e ubbidisco pronta. Sto ad occhi chiusi e lo sento spingere a ritmo regolare. E’ bellissimo.
Ma io non resisto ad occhi chiusi e per un attimo, distratta a causa del godimento intenso, li apro: lo vedo. Dio che sensazione magnifica: sono ciò che vuole che sia.
Ma gli occhi non dovevo aprirli..
Esce dal mio corpo, afferra la cintura e colpisce forte, forte!
Cinque, sei, sette cinghiate.
Cristo che male, brucia. Mi sfiora con le labbra e con le mani. Mi dice: "Te lo sei meritato o no?" " Sì…"
Devo fare attenzione: non mi va che creda che non do importanza a quello che mi dice, chè non è così e io lo so ma lui non è me e i riscontri non sono sciocchezze.
Usciamo a cenare, una fame assurda. Torniamo nel locale dove siamo andati la volta scorsa. Il tempo è cambiato in due settimane, è autunno inoltrato e fa fresco. Due irriducibili cenano all’aperto: di sicuro sono làpponi.
Cibo buono, mangiamo pesce e cozze e pizza. Lui prende una coppa di gelato al cioccolato, come minimo un paio di chili di roba con un chiletto di panna montanta a guarnire e una litrata abbondante di topping al cacao. Na cosina leggera, nulla di che…
Torniamo al molo passeggiando e non manca di farmi notare, passando di fronte all’ALTRO albergo, le differenze sostanziali tra le due sistemazioni ponendo naturalmente l’accento sulla classe e signorilità della SUA scelta e l’ordinarietà proletaria della mia. Avevo già fatto mentalmente quelle considerazioni, ridendoci da sola. Ero sicura che sta cosa sarebbe venuta fuori…
Stiamo sul molo per un po’. I bagliori in lontananza. Guarda! Ti ho detto che devi guardare!!!
La sua indole è in viaggio di piacere nella mia mente.
Tornando indietro si ferma e mi bacia: "Che bella che sei senza trucco". Sento la gioia di essere femmina.
Di nuovo a letto, ad amarci. Vuole il mio culo e stavolta se lo prende, sento un male cane in principio e poi mi rilasso e mi abbandono.. Più che un’operazione compiuta è una promessa, un indagine conoscitiva per rendersi conto se la cosa è fattibile: "Ti sto inculando, ti piace?" O cazzo se mi piace…
Siamo stanchi e dormiamo. Durante la notte mi sveglia e mi scopa. Poi sta male, gli fa male la pancia, sento che avrebbe voglia di essere solo; lo comprendo e mi offro di uscire dalla stanza. Non è necessario dice.
Accende la tv, apre tutti i rubinetti del bagno, litiga col mezzo quintale di gelato che ha mangiato a cena. Poi piano piano si riconcilia con il mondo e dormiamo.
La mattina usciamo, ce ne andiamo al salone. La giornata è davvero caldissima, siamo vestiti in modo inadeguato. Chiara ci viene a prendere all’ingresso, scambiamo qualche parola, mi fa così piacere vederla; ci conosciamo da sempre, abbiamo anche condiviso la casa per un periodo molti anni fa quando lei aveva preso il coraggio a quattro mani e si era decisa tra mille difficoltà a lasciare Enzo. Era venuta da me, la mia casa era diventata anche la sua.
So che studia Andrea con gli occhi, conoscendo la sua curiosità e il suo proverbiale spirito di osservazione sono sicura che in pochi minuti ha incamerato informazioni sufficienti per una relazione particolareggiata.. Me ne parlerà con calma alla prima occasione, ci potrei giurare…
Il salone nautico di Genova. Prima volta che lo vedo. Dove vivo io, nella mia città d’origine, c’è un porticciolo non tanto grande ma rinomato con cantieri navali, imbarcazioni da diporto davvero lussuose. Ma qui è un concentrato di sfarzo!!
Camminiamo per chilometri, yacht magnifici, schiaffi alla miseria, motoscafi e barche a vela. Ci aggiriamo sulla bachina indecisi sugli acquisti da effettuare: senza uno straccio di tender sulla barca come si campa? Ma per carità, non si può…
Ok, decidiamo per il Riva. Seicentomila euro (o quel che è) sono un prezzo abbordabile in fondo, c’è sempre quel neo del tender mancante ma vabbè, soprassediamo.. La barca è davvero meravigliosa.
Giriamo tutto il giorno tra gli stand di prodotti mai nemmeno pensati tanto che sono distanti dalle nostre vite: bitte, oblò cromati e lucidi, attrezzi misteriosi dall’utilizzo incomprensibile, pontiletti d’attracco, passerelle, cordami vari e arredamenti per gli interni a tema, tessuti e quant’altro. Non fumo vedi? Non fumo da ieri.
Vorrei che mi dicesse che sono brava, che è contento di me. Ma non lo fa.
Sono stanchissima ed è un eufemismo. Passiamo a salutare la Chiara e ce ne torniamo alla macchina. Pochi metri e scendo per andare in stazione.
Mi annusa i capelli e mi bacia: "Sai di pesce…"
Rido come una triglia, lo bacio ancora e scendo.
Attraversando la strada lo vedo partire e poi fermarsi ad un semaforo rosso. Sorrido.
Evito col pensiero frasi troppo imperative..
"Ti vorrei vedere ancora…"
La sera
Ecco. E' sera. Presto per la verità ma comunque sera.
Stavo pensando prima che ho scritto molto nel corso della mia vita, diari,
riflessioni, cose slegate tra loro che mi venivano in mente alla rinfusa. Da
ragazzina quattordicenne in sù, roba cartacea che mi affannavo a nascondere per
celarla agli occhi curiosi... Idea forse solo mia.. :) Ho desiderio di
affezionarmi a questo spazio, di riconoscerlo come un ritorno di quel qualcosa
che avevo perso. Non mi curerò degli occhi che potenzialmente potrebbero
leggerlo, non darò il meglio che so di saper tirar fuori. Solo io. Io e basta.
Tutto quello che vorrò. Un angolo di solitudine privato. Sì, mi piace.
E Molla su...
Non posso farlo come vorrei, ma questo spazio è mio e lo uso
come credo. Allora prenditi questo stupidissima creatura ignobile, accecata dal
fallimento.. Non dispensare auguri di lezioni per tutti, prendi qualche lezione tu di stile che ti servirebbe più della bistecca che mangerai a cena. Non auspicare riflessioni concedendo le tue miserie.. Rifletti tu sull'opportunità di perdere la dignità nel modo così vergognoso che stai attuando.. Se sei piena di amarezza risparmiacela, usa, se ti è rimasto un briciolo di amor proprio, l'ultima spiaggia della sofferenza. Rifugiati lì e non rompere più i coglioni!
VIVIAMOCI
Vorrei solo che tutto quello che sta succedendo in questi giorni
non ci porti via il gusto della bellezza che lo fa vivere. Vorrei poter
intervenire e cancellare la malizia, la miseria, la scelleratezza delle
motivazioni che spingono ad azioni inutili.. meccanismi privi di significato,
che non porteranno nulla di positivo a chi li innesca. E allora perchè? Perchè
proprio adesso che stiamo dando vita a uno dei fiori più belli del nostro eterno
giardino, quello che sarà con noi sempre anche quando non sentiremo più i
profumi che contiene. Perchè? A chi lo chiedo? Abbiamo qualcosa di bello da fare
non vedete? Ci concentriamo su di noi, parliamo poco e ci lasciamo andare,
facciamo in modo che altri linguaggi parlino per noi e per le nostre bocche, non
abbiamo voglia di distoglierci da questo. Perchè lo fate?
Noi.. Se mi sentite adesso non permettetelo.. Vi prego.. Viviamo
noi. Viviamoci noi.









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